MASSIMO RANIERI / I suoi punti di forza e un sogno nel cassetto (Pavarotti, un’emozione senza fine)

- Francesca Pasquale

Il cantante ed attore Massimo Ranieri omaggia Luciano Pavarotti a dieci anni dalla scomparsa, intervenendo nel programma di Rai 1 Pavarotti, un’emozione senza fine.

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Massimo Ranieri a Sanremo Young

C’è anche Massimo Ranieri nell’appuntamento speciale dedicato al ricordo di Luciano Pavarotti in scena all’Arena di Verona. In un’intervista di qualche tempo fa a Repubblica, il cantante campano ha raccontato quali sono, a suo dire, i suoi punti di forza: “mi produco da solo e faccio i dischi che voglio, gli spettacoli che voglio. – ha raccontato Ranieri, raccontando poi nello specifico – Nel disco che ho fatto l’anno scorso, “Malìa”, volevo raccontare un momento storico della canzone napoletana e italiana: gli anni Cinquanta, Peppino Di Capri, Fred Bongusto, Bruno Martino. Canzoni di grande qualità: ne ho scelte solo dodici, ma sono tante. Tant’è vero che sto pensando a farne un secondo disco”. Questa sera emozionerà nell’omaggio alla grande voce della lirica italiana e internazionale, un’esibizione da godersi dall’inizio alla fine.

LA CULTURA POPOLARE AL CENTRO DELLA SUA CARRIERA

A poche ore dallo speciale che questa sera celebrerà Luciano Pavarotti, Massimo Ranieri si racconta alla luce del grande successo di “Sogno o son desto… In viaggio”, la tournée che racchiude i grandi classici della musica napoletana e la canzone d’autore. “In questo spettacolo ci sono echi della cultura popolare, che ha influenzato il mio percorso artistico enormemente – rivela l’artista a Lucia Marchiò per LaRepubblica.it – È grazie a questa cultura popolare che sono qui a 53 anni di carriera: è grazie alle mie origini e all’essere rimasto napoletano e italiano e dunque nell’aver saputo rifiutare qualsiasi stravolgimento di cultura anglosassone, come oggi succede troppo spesso nel mondo della musica”. Proprio alla luce della grande tradizione della musica italiana, questa sera Massimo Ranieri ripercorrerà le fasi più interessanti della carriera del noto tenore, che a dieci anni dalla sua scomparsa è ancora uno dei capisaldi della musica italiana. (Agg. di Fabiola Iuliano) 

LA NAPOLETANITÀ SI RISPECCHIA NEI SUOI SPETTACOLI

Massimo Ranieri è tra gli ospiti che prendono parte all’emozionante spettacolo in scena all’Arena di Verona, Pavarotti un’emozione senza fine. Uno spettacolo che sarà proposto questa sera su Rai 1 per la conduzione di Carlo Conti ed in occasione del decimo anniversario della scomparsa. Ranieri è a sua volta uno straordinario artista che facendo leve sulle sue radici napoletane riesce sempre e comunque a mettere in scena esibizioni dal grandissimo tasso emozionale. In una recente intervista rilasciata a La Repubblica, Ranieri ha parlato di come nei suoi spettacoli ci sia sempre un richiamo alla sua Napoli: “C’è tutta quella Napoli che l’Italia non conosce quasi per niente, e che la stessa Napoli sembra aver dimenticato. La città del primo Novecento, una città europea, internazionale, la città delle “macchiette”: Pisano e Cioffi, Nino Taranto. Quell’ironia leggera, surreale, quell’uso appena accennato del dialetto: la “macchietta” non è mai totalmente in napoletano, si usa spesso un italiano ironico, elegante. A testimonianza di un’epoca in cui la nostra cultura non era ghettizzata, ma parlava al mondo”.

LA SOMIGLIANZA CON EDUARDO DE FILIPPO

Ranieri oltre ad essere uno straordinario cantante, fin da giovane è stato molto apprezzato come attore di talento. Una qualità spesso insita nei napoletani vista l’eccezionale tradizione teatrale alimentata negli anni dai vari Peppino De Filippo, Eduardo Scarpetta, Totò, Nino Taranto e Eduardo De Filippo. A proposito del celebre Eduardo De Filippo, in un’intervista a Il Corriere della Sera, Ranieri ha parlato di una certa somiglianza fisica e di un suo grande maestro: “La somiglianza l’ho ereditata tutto da mio padre. Mia madre, quando scherzava con lui, gli diceva: ’Statte zitte, Eduà’… L’ho incontrato solo una volta, durante le prove con Strehler de ’L’anima buona di Sezuan’ di Brecht. Si avvicinò, e mi disse: ’Guagliò, ma pecché nun vuoi faticà co’ mme’, perchè non vuoi lavorare con me? Chissà chi, e perché, gli aveva detto una cosa simile. Figuriamoci. Poi ho interpretato i suoi testi per Raiuno. Un grande maestro? Romolo Valli. Un mostro. Un monumento assoluto. Era capace di recitare straordinariamente “Enrico IV” di Pirandello e, tra una battuta e l’altra, dettare una lettera ufficiale alla segretaria che prendeva appunti dietro le quinte. Ricordo il suo rapporto con Giorgio De Lullo. Una coppia irripetibile, nella vita e in scena. Mai visto un affiatamento, un affetto, una stima reciproca simili”.

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