Milena Gabanelli/ “Fake news? Sono più pericolose le scelte dei politici…”

- Raffaele Graziano Flore

In un’intevista concessa a Il Fatto Quotidiano, la giornalista e conduttrice Milena Gabanelli ha criticato la stretta del governo sulle fake news in vista della campagna elettorale

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Milena Gabanelli (foto da Wikipedia)

L’INTERVISTA DI MILENA GABANELLI AL “FATTO”

Dopo aver presentato, sul sito del Corriere della Sera, il suo nuovo progetto Dataroom (una “striscia” di inchiesta dedicata proprio al web e ai social e con delle tempistiche più brevi per adeguarla al mezzo), Milena Gabanelli è tornata a parlare nelle ultime ore di uno dei temi più caldi di questa campagna elettorale e, in un’intervista concessa a Carlo Tecce sulle colonne del Il Fatto Quotidiano ha espresso un’opinione controcorrente. La 63enne conduttrice televisiva e giornalista emiliana ha infatti detto la sua sull’annuncio fatto in questi giorni da Marco Minniti, Ministro dell’Interno, a proposito di una “stretta” sulle cosiddette fake news da parte della Polizia Postale affinché vengano smontate quelle più clamorose in vista del voto del prossimo 4 marzo. “Secondo me è un po’ esagerato metterla giù così pomposa” esordisce la Gabanelli che critica il fatto che si ricorra a dei grandi annunci a meno che, a suo dire, il Viminale non sia già al corrente di una imponente e “mirata” campagna di disinformazione e stia ricorrendo a delle contromisure d’urgenza.

IL FALSO PROBLEMA DELLE FAKE NEWS

Nel corso dell’intervista a Il Fatto Quotidiano, Milena Gabanelli ha spiegato che, tuttavia, quello che lei più teme in questa campagna elettorale dai toni sempre più accesi e che, come si sta notando negli ultimi giorni, è caratterizzata da annunci roboanti, non sono le fake news ma le scelte degli stessi politici. “Ci sono già degli strumenti elementari come quello di controllare se chi pubblica una notizia ha un nome e un cognome e tutto questo è possibile attraverso i motori di ricerca” spiega l’ex conduttrice di Report, aggiugendo che forse un compito più decisivo dovrebbe spettare alle scuole nel saper insegnare ai ragazzi come affrontare il mondo di internet, anche se lamenta che “come al solito ci arriveremo in ritardo”. Inoltre, la diretta interessata contribuisce a smontare il mito che le fake news vengano veicolate e circolino solo sulla Rete: “Sul web è più facile e virale e chiunque può raccontare quello che vuole in forma anonima” ammette la giornalista che però ricorda come l’odierno sistema dei media, alimentato dalle principali testate giornalistiche, oramai sia più impegnato a mettere in evidenza le fake news che a produrre delle notizie e, facendo eco al suo intervistatore, aggiunge che si tratta di un sistema “che fa comodo a tutti, tranne che a i lettori”.

SULLA “REPUTATION” DEI QUOTIDIANI E SULLA RAI

A proposito invece della percezione di un calo della fiducia degli stessi lettori nei confronti dell’autorevolezza degli stessi lettori verso i quotidiani, Milena Gabanelli afferma che si tratta non solo di un fenomeno italiano: “I lettori italiani, come quelli di tutto il mondo, hanno le loro abitudini e credono ai giornali che raccontano il mondo come lo vedono loro e la distorsione sta proprio qui” spiega la 53enne conduttrice, che, nella parte finale dell’intevista rilasciata a Il Fatto Quotidiano, parla anche della situazione attuale in Rai e sul modo in cui il servizio pubblico racconta ai telespettatori la campagna elettorale. “È una anomalia” dice senza mezzi termini a proposito del fatto che Bruno Vespa (legato all’azienda con un contratto non da giornalista ma da artista) sia una delle principali voci che racconteranno il dibattito politico da qui all’election day. “Se non sei inquadrato in una delle testate giornalistiche, allora sei contrattualizzato come autore o conduttore e in questo modo l’azienda non deve versare i contributi Inpgi, ma all’Enpals che sono più bassi” dice la Gabanelli che ricorda come, durante la lunghissima esperienza alla conduzione di Report, non è stata mai contrattualizzata come giornalista, peraltro senza che lo stesso Ordine professionale a cui appartiene abbia fatto nulla, a suo dire, “per modificare questa anomalia”.



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