SABRINA FERILLI/ “Non volevo figli, poi ho tentato di adottarne uno ma è andata male perchè…”

- Francesco Agostini

Sabrina Ferilli, l’attrice romana ha raccontato un episodio difficile della sua vita privata, tra troppi impegni di lavoro e qualche rimpianto intimo. 

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Sabrina Ferilli (web)

L’attrice romana Sabrina Ferilli ha avuto una crescita notevole nell’arco della sua lunga carriera. In più di 25 anni di presenza all’interno del mondo dello spettacolo la Ferilli, da sempre simbolo della romanità femminile, ha svolto praticamente qualsiasi ruolo in qualsiasi ambito: televisione, cinema, teatro, fiction. In ultimo la sua grande interpretazione all’interno della pellicola “La grande bellezza” di Paolo Sorrentino, premiata poi con l’Oscar come miglior film straniero. Ma non sempre le cose sono andate così bene per Sabrina Ferilli. Ad esempio nella sfera privata l’argomento figli è ancora oggi un tasto dolente. Ecco cosa ha raccontato l’attice romana al quotidiano La Stampa: “In passato non volevo avere figli, ero troppo presa dalla mia vita di attrice. Poi però cambiai idea e cercai di adottarne uno ma non sono stata molto fotunata, capita. Così non se n’è fatto mai nulla. In ogni caso non ho rimpianti, le cose dovevano andare in questo modo e non ne facio una malattia. Non amo confrontare la mia vita con quelle degli altri, preferisco pensare a me e al mio percorso individuale.”

IL LATO MALINCONICO

L’immagine che abbiamo di Sabrina Ferilli è quella ridanciana e popolare, tipica della donna romana senza tanti peli sulla lingua e con i piedi ben piantati a terra. Ma anche la bella attrice classe 1964 ha dei lati malinconici che i grandi registi non hanno tardato a notare. Uno su tutti il già citato Paolo Sorrentino che le affidò il ruolo della bella Ramona all’interno de ‘La grande bellezza’. Un ruolo all’apparenza poco congruo per Sabrina Ferilli e che invece le calzava a pennello.Ecco cosa ha raccontato l’attrice romana a La Stampa: “Quando Paolo Sorrentino decise di affidarmi il ruolo rimasi a dir poco spiazzata perché non avevo mai avuto una parte del genere. E invece ad oggi devo dire che aveva ragione lui, ci aveva visto giusto. Quella malinconia mi appartiene, è mia ed io la chiamo una sorta di ‘inconsolazione’. Anche Genovese mi ha usata in certi ruoli nella maturità, qundo sei giovane non le avverti certe cose, è normale, il tempo ti cambia. Chi è in grado di ridere è anche in grado di patire. In questo lavoro comunque non c’è assolutamente niente di certo. E in fondo, fa parte del suo fascino.”



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