Animali Fantastici: I crimini di Grindelwald/ Il film che esplora i dilemmi dell’animo umano

- Ilenia Provenzi

È arrivato al cinema il secondo capitolo della saga cinematografica che va alle origini dell’altrettanto fortunata serie di Harry Potter

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Una scena del film

Con l’avvicinarsi del Natale, torna la saga cinematografica firmata da J.K. Rowling, Animali Fantastici, che riconduce gli spettatori nel magico mondo di Harry Potter. O meglio, dei suoi antenati. Gli eventi narrati, infatti, risalgono agli anni Venti, quando il ben noto preside di Hogwarts, Albus Silente, è ancora giovane e in lotta con il potente mago oscuro Gellert Grindelwald, di cui un tempo era grande amico.

Due anni fa, il primo capitolo della saga aveva mostrato il goffo magizoologo dal cuore d’oro, Newt Scamander, impegnato a salvare le sue magiche e mostruose creature sul suolo americano. Con I crimini di Grindelwald ci spostiamo in Europa, a Parigi, dove si nascondono due maghi molto pericolosi: il celebre Grindelwald (Johnny Depp), fuggito dalla detenzione e deciso a creare un nuovo ordine nel mondo sottomettendo tutti i babbani ai maghi, e il giovane Credence (Ezra Miller), un orfano dai poteri distruttivi che vuole scoprire le sue origini.

Per impedire che Grindelwald trovi Credence e lo usi per i suoi scopi, Silente (Jude Law) chiede a Newt Scamander (Eddie Redmayne) di recarsi a Parigi e rintracciare per primo il ragazzo: un’impresa non facile per Newt, riluttante a lasciarsi coinvolgere nei problemi del mondo e desideroso soltanto di occuparsi, da scienziato, delle sue creature.

Ma è finito il tempo di stare in disparte, evitando di prendere posizione. Rispetto al film precedente, si accentuano le tinte cupe e gli animali fantastici lasciano il posto ai mostri veri, come Grindelwald, che progetta di instaurare un regime nazista e chiama a sé tutti coloro che sono scontenti della situazione attuale. La sceneggiatura di J.K. Rowling e la regia di David Yates convergono verso un tono dark che richiama gli ultimi volumi della saga di Harry Potter.

Molto più che un racconto di avventura, I crimini di Grindelwald è una storia che contiene numerosi richiami storici e politici e che esplora i dilemmi dell’animo umano. Ne è un esempio la vicenda di Leta Lestrange, ex studentessa problematica, ora fidanzata di Theseus Scamander, il fratello di Newt. Da bambina, senza volerlo, ha causato una tragedia e questo segreto la schiaccia, fino a spingerla verso una drammatica scelta. Anche Silente, a cui Jude Law regala un’aura di eleganza e mistero, si trova a lottare con dolorosi ricordi: la sua amicizia fraterna con Grindelwald, suggellata da un patto vincolante, si è trasformata in una maledizione. E Credence, un personaggio ancora poco esplorato, deve distinguere tra verità e menzogne, tra chi vuole aiutarlo e chi intende approfittarsi di lui e dei suoi enormi poteri.

Conoscendo la Rowling, ci si poteva aspettare una storia del genere. Il genere fantastico permette di creare uno sfondo magico a una vicenda che, in realtà, si nutre di riferimenti alla storia passata e presente, presentando personaggi che – come Silente o Credence – portano in sé un’ambiguità che li rende sfumati, complessi e, per questo, interessanti.

La fotografia, i costumi e il cast contribuiscono a dare fascino al film, le cui ambientazioni (Parigi, Hogwarts, Londra) sono di per sé mondi magici. Se i rapporti con l’universo di Harry Potter si moltiplicano (vediamo Dobby, la McGonagall, oltre a Silente), diminuisce invece la presenza degli animali che danno il titolo alla serie. Una scelta che può allontanare il pubblico più giovane, forse, abituato dal film precedente a vedere spuntare creature bizzarre dalla valigetta di Newt. Non resta che attendere i prossimi capitoli, consapevoli che la Rowling non ci racconterà certo una storia dalle tinte pastello.

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