Tiberio Timperi/ “Mio figlio Daniele il mio orgoglio. Vorrei che fosse ancora piccolo” (Vieni da me)

- Stella Dibenedetto

Tiberio Timperi apre i cassetti della sua vita tra carriera e privato ricordando il rapporto con i genitori e spiegando il legame con il figlio Daniele.

Tiberio Timperi apre i cassetti della sua vita tra carriera e privato ricordando il rapporto con i genitori e spiegando il legame con il figlio Daniele.

Tiberio Timperi si racconta tra carriera e vita privata aprendo i cassetti della sua vita. Sincero e schietto come sempre, il conduttore de La vita in diretta, racconta a Caterina Balivo, nell’ultima puntata della settimana di Vieni da me, i momenti più importanti della sua vita tra i quali c’è quello della nascita di suo figlio. Tiberio Timperi è papà di Daniele, un ragazzo di 14 anni a cui è legato tantissimo e che rappresenta il suo orgoglio. La sua nascita ha cambiato per sempre la vita di Tiberio Timperi che parla di lui tenendo tra le braccia il giubbino che Daniele indossava quando era bambino. “In certi momenti ho cercato di fare il genitore spazzaneve per evitargli delle brutte esperienze. Quando tu risolvi un problema a tuo figlio, lo risolvi in quel momento, ma forse non gli dai una mano perché poi, nella vita, non ci sarai sempre tu vicino e quindi è giusto che sbaglino”, spiega Tiberio Timperi che non nasconde il desiderio di poter prendere ancora in braccio il figlio. Pur avendo altri interessi e non guardando molto le trasmissioni del padre, Tiberio Timperi racconta un episodio che gli è rimasto nel cuore: “Una volta siamo passati davanti a Viale Mazzini, vide il cavallo e disse ‘papà lavora qui’. Sarà che in questa azienda mio padre il lavoro l’ha fatto e quindi c’è una sorta di continuità perché se in un’azienda ha lavorato tuo padre e poi ci lavori anche tu non vuol dire essere raccomandati, ma significa avere il segno di appartenenza ad un’azienda”.

IL RAPPORTO CON I GENITORI

Il figlio Daniele è la persona più importante della vita di Tiberio Timperi che, da figlio unico, dopo aver perso i genitori, può contare solo sulle proprie forze. Tra i vari cassetti della sua vita, non poteva mancare quello dedicato al padre che, inizialmente, ha cercato di far studiare il figlio per il quale sognava un futuro stabile e sereno. “Una volta gli dissi: papà tu vuoi un figlio laureato e infelice o un figlio felice e non laureato? Allora si arrese alla mia scelta ma non ha mai creduto davvero nel mio lavoro. Si è rassegnato quando sono tornato in Rai”, ricorda Tiberio Timperi. Uno dei più grandi dispiaceri di Timperi è quello di non essere riuscito a condividere il successo con la madre, scomparsa prima del suo boom televisivo: “Lei non mi ha visto, se non alle prime armi. L’ho persa nel 1990 ed è una di quelle esperienze che ti segnano perché quando perdi un genitore ti affidi all’altro. Quando li perdi entrambi e sei figlio unico, non hai più punti di riferimento e ti rendi conto che dopo tocca a te e va anche bene così perché è una cosa contronatura che un genitore debba piangere un figlio”, spiega il conduttore non nascondendo l’emozione e il grande affetto che l’ha sempre legato ai genitori.



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