SANTIAGO, ITALIA/ Nanni Moretti e il film sul colpo di Stato cileno che guarda al nostro Paese

- Carmine Massimo Balsamo

Santiago, Italia di Nanni Moretti, film di chiusura del Torino Film Festival 36: il colpo di Stato in Cile del 1973 ripercorso dal regista di Brunico.

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Santiago, Italia: una scena del film

A tre anni di distanza da Mia Madre, Nanni Moretti torna dietro la macchina da presa: è stato presentato al Torino Film Festival 36, come film di chiusura, il suo Santiago, Italia. Il regista di Brunico ha deciso di girare un documentario politico su un evento che ha segnato la storia del Cile e dell’intero Sud America: parliamo del colpo di Stato del 1973, con la caduta del governo di Salvador Allende e la presa del potere da parte della giunta di Augusto Pinochet. La pellicola, che dura 85’, è suddivisa in tre parti: il triennio di Unitad Popolar, il golpe dell’11 settembre del ’73 e il viaggio in Italia dei rifugiati accolti dall’ambasciata nostrana di Santiago. Attraverso le interviste ai protagonisti, i richiedenti asilo in fuga dalle violenze militari, viene narrata la storia di quel periodo drammatico, con i diplomatici italiani che resero possibile la salvezza di tante vite umane.

Evento fondamentale della storia del Cile e della guerra fredda, con il coinvolgimento degli Stati Uniti d’America venuto alla luce solo molti anni dopo (prima finanziando la stampa avversa all’esecutivo di Allende e poi supportando il golpe militare), il colpo di Stato dell’11 settembre del 1973 è passato alla storia per la violenza repressione e per le barbarie: lo Stadio Nazionale venne trasformato in un enorme campo di concentramento, uomini torturati e donne stuprate, con migliaia di arresti e desaparecidos nel giro di appena pochi mesi. Santiago, Italia ripercorre rapidamente questa fase, per poi concentrarsi sul viaggio della speranza nel nostro Paese di centinaia di richiedenti asilo, che trovarono rifugio presso l’ambasciata italiana: artigiani e politici, musicisti e giornalisti, passando per professori e registi (uno su tutti Patricio Guzman).

Prodotto da Sacher Film, Le Pacte, Rai Cinema e Storyboard Media, il documentario di Nanni Moretti è senza dubbio originale: nessuna intervista a esperti o storici, riflettori puntati su chi ha vissuto in prima persona il dramma di quei giorni di sangue e dolore. Il ritmo è serrato, un ritratto intimo su una delle pagine nere della storia mondiale: il regista di Ecce Bombo non “abusa” del materiale di repertorio e tecnicamente compie un ottimo lavoro. Da menzionare l’ammaliante fotografia di Maura Morales Bergmann. Ciò che non convince è il piano retorico, con l’accostamento all’Italia dei giorni nostri, guidata da Matteo Salvini e la sua Lega insieme al Movimento 5 Stelle, che stride parecchio: da questo punto di vista, Santiago, Italia è eccessivamente autoreferenziale e militante, con lo spirito dichiarato di sinistra dell’autore che prende il sopravvento ed evidenza una specie di “nostalgia”. Ma è lo stesso Moretti a sottolinearlo nel corso della pellicola: “Io non sono imparziale”, un messaggio chiaro e che non vuole lasciare spazio a dubbi…



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