Vigor Bovolenta/ Video, Federica Lisi: “Aveva un cuore grande. Era una persona molto buona e altruista”

Vigor Bovolenta, pallavolista morto in campo nel marzo 2012. La moglie Federica Lisi a Domenica In: “Non aveva un cuore debole, aveva un cuore grande”

30.12.2018, agg. alle 17:06 - Matteo Fantozzi
Vigor Bovolenta
Vigor Bovolenta (Wikipedia)

Il ricordo di Vigor Bovolenta rivive a Domenica In, dove sua moglie Federica Lisi ripercorre gli anni sereni della loro vita. “Lui era una brava persona, una bella persona – ricorda l’ospite nel salotto di Mara Venier – Se aveva un cuore debole? No, aveva un cuore grande. Era una persona molto buona, altruista, professionale nel lavoro e simpatica. In chiesa, al funerale ho detto che era un ca**one e c’è stata un’energia”. Nei suoi ricordi, anche il dolore legato alla sua morte, quando un medico le disse “suo marito non c’è più”: “Io mi sono alzata, ho sentito una forza nello stomaco e ho pensato ‘a me non mi ammazza più nessuno, io campo cent’anni”. Proprio quando tutto il suo mondo iniziava a crollare, ha scoperto però di aspettare il suo quinto figlio, che oggi ha cinque anni: “Andrea è arrivato nella famiglia giusta e nel momento giusto. Quando l’ho scoperto ho alzato gli occhi al cielo e ho detto ‘dimmi cosa devo fare’. Ed è stato per Bovo un passaggio, la morte mette paura ma è un passaggio”. (Agg. di Fabiola Iuliano)

LA PROCURA DI MACERATA “NON AVREBBE DOVUTO GIOCARE”

A distanza di diversi anni dalla morte di Vigor Bovolenta, detto il Bovo o il Gigante delle Polesine, si torna a parlare del campione di pallavolo. Il 24 marzo del 2012 uno dei pilasti della nazionale italiana di pallavolo moriva in campo per un attacco cardiaco. “Non avrebbe dovuto giocare” con queste parole poco tempo dopo la morte di Bovo, la Procura di Macerata si è pronunciata in merito alla morte del campione. Quel giorno Vigor, campione nazionale e internazionale di pallavolo, non avrebbe dovuto entrare in campo. Il campione soffriva di una patologia, la coronaropatia aterosclerotica severa, che lo rendeva non idoneo alla pratica sportiva. Per questo motivo la Procura di Macerata ha inviato un anno dopo la morte del campione un’avviso a due medici sportivi che nel 2011 rilasciarono al campione i certificati di idoneità sportiva. Il ricordo della moglie Federica Lisi: “Lui va a giocare una partita e il suo cuore smette di battere, si sente male in campo e fa il passaggio nella ‘vita felice’ ma il suono del battito del cuore relativamente ha smesso e da lì è inevitabile che noi che siamo rimasti qua stiamo percorrendo un’altra strada”. (aggiornamento di Emanuele Ambrosio)

LA MORTE DI VIGOR BOVOLENTA

Il 24 marzo 2012 smetteva di battere per sempre il cuore di Vigor Bovolenta, il centrale ed ex azzurro di pallavolo, stroncato a 37 anni da un malore nel bel mezzo della partita di B2 che stava disputando con la maglia della sua Volley Forlì e contro la Lube, a Macerata. Quella fu una data drammatica per il mondo dello sport in generale ed ancor di più per la sua squadra ed ovviamente la sua famiglia, formata dalla moglie Federica Lisi e dai suoi quattro figli. Un quinto era già in arrivo, ma Vigor non ebbe mai il tempo di apprendere la lieta notizia né di vederlo mai nascere e crescere. Quel quinto figlio fu l’unico dei quattro fratelli arrivato naturalmente, senza l’aiuto della medicina alla quale la famiglia Bovolenta aveva dovuto ricorrere. Ma la stessa Federica ebbe la conferma di quella gravidanza solo una settimana dopo la morte del suo Vigor. Oggi, a distanza di oltre sei anni e mezzo dalla sua prematura scomparsa, Vigor viene ricordato ancora come uno dei maggiori atleti di pallavolo azzurra nel periodo che va dalla seconda metà degli anni Novanta ai primi del nuovo millennio grazie alla sua carriera durata oltre venti anni ed ai massimi livelli raggiunti sul campo, lo stesso che lo ha visto morire a causa di un malore, proprio mentre faceva ciò che amava fare da sempre: giocare.

VIGOR BOVOLENTA: LA CARRIERA

Vigor Bovolenta nacque a Contarina (Rovigo) il 30 maggio 1974. A 16 anni il suo esordio nel mondo della pallavolo: era il 1990 quando entrò a far parte dei dilettanti della squadra di Polesella per poi essere ingaggiato da “Il Messaggero” di Ravenna dove vincerà poi tre Coppe dei Campioni, una Coppa CEV e due SuperCoppe Europee. Il 3 maggio di cinque anni dopo esordì a Cuba con la maglia della nazionale italiana. Nel corso della sua carriera furono molteplici le maglie indossate: quella del Ferrara, Roma, Palermo, Modena e Piacenza. In oltre un ventennio Bovolenta collezionò vari successi per un totale di oltre 550 partite in Serie A1, fino alla sua ultima partita, quella in Serie B2 del 24 marzo 2012. Poco dopo le 22.00 nel terzo set Vigor va in battuta ma dopo aver gettato la palla oltre la rete chiese di essere prontamente soccorso per via di un malore improvviso. Trasportato d’urgenza all’ospedale di Macerata, morì un paio di ore più tardi. Quella stessa sera, la moglie Federica si trovava in discoteca al Pineta, il tempio della notte di Milano Marittima. “Accettai l’invito di un’amica, per una volta. Amo ballare”, ha raccontato di recente la donna in una intervista a Corriere.it.

I FIGLI E IL “DONO” DOPO LA SUA MORTE

In seguito al suo ultimo battito, Vigor Bovolenta lasciò la moglie Federica Lisi ed i suoi quattro figli, tutti nati con l’aiuto della scienza, tramite fecondazione assistita. “Bovo seppe di non poter avere figli, e questa cosa l’ha sempre fatto sentire in colpa”, ha raccontato di recente la moglie. Era il 2012 quando la donna scoprì di aspettare un bambino arrivato naturalmente, ma nonostante la grande gioia della coppia, poco dopo la gravidanza tanto attesa si interruppe. Pochi giorni dopo la morte di Bovo, Federica fu colta da una strana “sensazione”: “Feci la visita e scoprii che mio marito mi aveva lasciato questo dono: Andrea. Ero convinta che fosse maschio”. Il 30 ottobre 2012 venne alla luce il quinto figlio di Vigor, un motivo in più per non mollare e per continuare a vivere nel ricordo del grande pallavolista che Bovalenta era, oltre che marito e padre sempre presente. A distanza di oltre sei anni, nessuno dimentica Bovo e ciò che ha rappresentato per lo sport italiano e non solo, al punto da essere stato omaggiato anche in occasione del cosiddetto “Bovo Day”, organizzato dalla società pallavolistica di Ravenna un mese dopo la sua morte ma anche l’anno seguente dalla moglie.


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