ENNIO MORRICONE / L’incontro con Papa Francesco: “Io e mia moglie Maria scoppiammo a piangere”

- Annalisa Dorigo

Ennio Morricone racconta al Corriere della sera il suo incontro con Papa Francesco, durante il quale non riuscì a trattenere le lacrime per l’emozione.

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Ennio Morricone

Ennio Morricone, alla soglia dei novant’anni, racconta le sue più grandi soddisfazioni in una recente intervista rilasciata al Corriere della Sera. Tanti i successi della sua carriera, ma anche qualche curiosità che ancora non ha trovato una risposta. Prima fra tutte, scoprire perché Papa Francesco non ama la musica. Il compositore spiega infatti di avere incontrato il pontefice, in occasione di alcune musiche da lui scritte per i duecento anni dalla ricostituzione della Compagnia dopo la soppressione del 1773: “Poco prima dell’esecuzione, il Papa venne in visita alla chiesa e me lo fecero incontrare. Soli con lui, io e Maria scoppiammo a piangere; Francesco ci guardava in silenzio. Dopo qualche minuto riuscii a parlare, gli raccontai di “Mission”, della Messa e gli chiesi di venirla ad ascoltare. Lui ci regalò due rosari. Ma non venne”. Morricone ne spiega il motivo: ” Dal Vaticano dissero che doveva ricevere Putin. E che problema c’era? Aspettavamo. Magari portava anche Putin. La verità è che Francesco non ha mai assistito a un concerto. Vada a verificare, vedrà se non è vero”.

Ennio Morricone e la sua vita privata

In tutta la sua grande carriera, Ennio Morricone ha sempre avuto una persona al suo fianco, la moglie Maria, conosciuta quando entrambi erano solo due ragazzi. Spiega infatti il compositore: “Era amica di mia sorella. Un giorno ebbe un gravissimo incidente. La ingessarono dalla testa al torace. Andavo a trovarla tutti i giorni e mi innamorai di lei dentro a quello scafandro. Decisi che l’avrei sposata anche se avesse riportato gravi danni, come i medici temevano. Per fortuna è tornata come prima”. Gli esordi nel mondo della musica avvennero al conservatorio, dove Morricone studiò la tromba per seguire le orme del padre, e successivamente nella Roma controllata prima dai tedeschi e poi dagli alleati. E proprio la sua passione per la musica gli permise di non rendersi conto di ciò che accadeva intorno a lui: “Suonavo nelle orchestrine, prima al Florida per i tedeschi, poi al Massimo d’Azeglio e al Mediterraneo per gli alleati. Gli americani non pagavano, ci davano cibo e sigarette. Vivevo per la musica e quasi non mi accorgevo di ciò che accadeva intorno. Poi ho sempre avuto paura di non riuscire a mantenermi e accettavo qualsiasi lavoretto”.

L’insicurezza e i primi fallimenti

Il carattere di Ennio Morricone, lo portò a faticare prima di ottenere il successo mondiale. Lui stesso prosegue l’intervista al Corriere della Sera spiegando di non avere ottenuto un posto di lavoro come insegnante al Conservatorio a causa della sua insicurezza: “Il mio maestro, Goffredo Petrassi, riteneva fossi molto dotato. All’esame finale litigò con il direttore del Conservatorio perché si concentrò su un dettaglio e tolse mezzo punto al dieci con lode che riteneva mi spettasse”. Ma il lavoro che sperava non arrivò mai e il compositore si impegnò diversamente, collaborando con diverse radio per riarrangiare le canzoni che gli venivano proposte. Fu questo l’inizio della collaborazione con la Rca che gli permise di collaborare con molti importanti cantanti italiani: “Miranda Martino, Gino Paoli, Edoardo Vianello. Paoli canta meglio adesso che ha ottant’anni, l’orecchio se l’è fatto con il tempo. Vianello invece era bravissimo. “Se telefonando” mi venne chiesta da Diego De Chiara e Maurizio Costanzo come sigla di una trasmissione. Fu un successone. Mina me ne commissionò un’altra. Poi scomparve: aveva un fidanzato musicista e divenne impossibile avvicinarla”.

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