Marco Vannini/ Lo strazio della madre: “Mio figlio mi cercava mentre moriva” (Quarto Grado)

- Morgan K. Barraco

Marco Vannini, cosa è cambiato a tre mesi dalla tragica morte del giovane? Stasera approfondimenti in studio su quanto accaduto in casa della fidanzata Martina Ciontoli. (Quarto Grado)

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Viero e Nuzzi, conduttori di Quarto Grado

Aumenta il dolore in Marina, madre di Marco Vannini, il giovane ucciso mentre si trovava nella casa di Antonio Ciontoli, padre della fidanzata Martina. Mentre il processo si avvia verso le sue battute finali, proprio la donna ha appreso alcuni particolare choc. Lo riferisce Terzobinario.it, che riporta proprio il commento della madre di Marco: “Me lo disse mio nipote nell’immediatezza dei fatti che Marco mi stava cercando”. I Ciontoli, però, lo smentirono ma la conferma sarebbe giunta proprio nell’ultima udienza del processo a loro carico. Mentre moriva, infatti, il giovane Vannini continuava a cercare proprio lei. “Mi fa stare male perché in un momento così non sono potuta stare vicino a mio figlio per colpa loro (i Ciontoli, ndr), perché dovevano coprire le loro brutalità”, ha aggiunto Marina, letteralmente straziata. “Io dovevo essere lì ma non mi hanno chiamata”, ha aggiunto. A sua detta, Marco sarebbe stato lasciato morire da solo e questo rappresenta motivo di una sofferenza enorme che difficilmente potrà cancellare. Il prossimo 8 aprile sarà il compleanno di Marco e per l’occasione la madre spera di potergli fare un bel regalo. “Forse il 18 aprile ci sarà la sentenza, confido nella giustizia e mi spetto una bella sentenza”, ha commentato in merito. (Aggiornamento di Emanuela Longo)

IL CASO A QUARTO GRADO

Sono trascorsi tre mesi dall’inizio del processo sulla morte di Marco Vannini, il giovane morto in circostanze misteriose mentre si trovava a casa della fidanzata Martina Ciontoli. Ci si avvia infatti verso la sentenza del processo a carico della famiglia di Antonio Ciontoli, che secondo l’accusa sarebbe responsabile del decesso del ragazzo. Il prossimo 18 aprile verrà infatti pronunciato il verdetto, dopo decine di udienze in cui sono stati ascoltati i testimoni di entrambe le parti e gli imputati: Martina, il padre Antonio, l’altro figlio di quest’ultimo, Federico Ciontoli, la madre dei due ragazzi, e di Viola Giorgini, la fidanzata di Federico. Quarto Grado approfondirà nuovamente il caso all’interno della sua puntata di oggi, venerdì 2 febbraio 2018, ripercorrendo gli ultimi sviluppi sulla tragedia. Nei giorni scorsi gli avvocati della difesa hanno richiesto infatti ai giudici di poter sostenere una nuova udienza, per via di alcuni elementi inediti ottenuti grazie a testimoni e periti. In particolare è stato ascoltato il medico rianimatore Giuseppe Tornese, intervenuto sul posto per soccorrere Marco Vannini. Secondo la ricostruzione agli atti, un Carabiniere avrebbe infatti riferito all’ospedale che il ragazzo aveva una ferita superficiale, forse dovuta ad una ‘gara’ ingaggiata con il suocero, con cui condivideva la passione per le armi. Il medico avrebbe trattato quindi la vittima in base a questi particolari, accorgendosi solo dopo l’arresto cardiaco, avvenuto attorno alle 2.03, dell’ematoma dovuto alla risalita del proiettile.

MARCO VANNINI E IL GRIDO DISPERATO

Gridava il nome della mamma, Marco Vannini, poco prima di andare in arresto cardiaco. A pochi minuti dall’intervento dell’elioambulanza, il giovane romano ha infatti gridato una richiesta d’aiuto al personale del pronto soccorso che stava cercando di stabilizzare le sue condizioni di salute. Sono trascorsi tre minuti prima che il suo cuore andasse in arresto cardiaco ed a nulla sono serviti i successivi interventi dei soccorsi. Secondo quanto riportato in una delle ultime udienze dall’infermiera Cinzia Manzoni, presente sul posto, il personale si è ritrovato infatti con una vittima fortemente agitata: in quel momento tuttavia il motivo non era ancora chiaro, dato che l’unica ferita visibile era quella laterale al braccio. La prossima udienza è fissata per il 21 marzo, alla ricerca di altri particolari che possano dimostrare innanzitutto il perché Marco Vannini è morto. Un dolore che la famiglia cerca di smussare grazie alla verità, ancora non emersa dalle parole della famiglia Ciontoli. Anche per questo la difesa ha richiesto in uno degli ultimi incontri con i giudici di poter riproporre lo sparo che ha portato alla morte il ragazzo, evento tuttavia considerato inutile ai fini processuali.

IL RUOLO DI FEDERICO

Uno dei punti più importanti da appurare nel caso di Marco Vannini riguarda il ruolo di Federico, il figlio di Antonio Ciontoli. E’ infatti il ragazzo ad effettuare per primo la chiamata al 118, come testimoniato dalla dirigente della struttura Annamaria Matarrese. Agli occhi dell’avvocato Celestino Gnazi, che difende la famiglia Vannini, la Matarrese avrebbe colto nella sua deposizione un importante punto cruciale, ovvero il fatto che la spiegazione data da Federico all’operatrice , in seguito alla richiesta di motivare le condizioni di salute di Marco, sia stata del tutto incoerente. Secondo quanto riportato da Civionline, il legale ha infatti sottolineato come la versione iniziale di Federico Contioli riguarda la possibilità che la vittima sia rimasta ferita per via di uno scherzo. Solo su incalzante richiesta dell’operatrice, alla fine il ragazzo avrebbe negato di essere stato presente al momento del ferimento. Questo cozzerebbe con l’iniziale pretesa del figlio di Antonio Ciontoli che la vittima venisse considerata un condice rosso, tesi che avrebbe confermato solo in un secondo momento, quando descrivendo lo stato oggettivo, avrebbe dimostrato di essere consapevole di quanto fosse grave il ragazzo. Secondo il legale, la ricostruzione fatta dal medico del pronto soccorso riguardo all’orario intercorso fra l’arrivo dei soccorsi ed il decesso di Marco, dimostrerebbe inoltre che il ragazzo si sarebbe potuto salvare, se il 118 fosse intervenuto in modo tempestivo.

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