SFOOTING/ Insensibili di tutto il mondo unitevi, c’è lavoro per voi: lo “steward da stadio”

- Comic Astri

Se vi sentite addosso il sacro fuoco dell’apatia, è la professione giusta. Come spiegano i COMICASTRI, esige grande “fermezza”, cioè capacità di stare fermi e impassibili per ore

San Siro formazioni
Lo stadio San Siro (LaPresse)

Domenica si era allo stadio (siamo ComicAstri, ma abbiamo pur sempre le nostre accese passioni, le nostre licenze da tifosotti insciarpati coi colori della squadra del cuore, le nostre scaramanzie e i nostri riti, che ci portano a declamare, come diceva il poeta, “il naufragar m’è dolce in questo Var”…) e tra centrocampisti assai duttili, efficaci ripartenze e traversoni a tagliare il campo, ci si guardava un po’ in giro, fuori e dentro il campo, certi che, come l’occasione fa l’uomo ladro, dall’evento sportivo saremmo riusciti a cogliere uno spunto per le nostre “burlonesche considerazioni” del martedì.

Cominciate a rispondere a questo semplice filotto di domande:

1. Vi interessate di politica?

2. Investite in Borsa?

3. Siete appassionati di viaggi?

4. Amanti dell’arte?

5. Cuochi provetti?

6. Filantropi?

7. Collezionisti di francobolli?

8. Fanatici del bricolage?

9. Giocate d’azzardo?

10. Tradite vostra moglie?

11. Seguite lo sport in generale?

Ebbene, se avete collezionato 11 risposte negative (e l’undicesima è fondamentale…) a questo apparentemente improbabile e abbondante (10+1) decalogo di interrogativi a prima vista slegati tra loro, sappiate che abbiamo trovato il lavoro giusto per voi. Perché essere disinteressati a qualsiasi aspetto dello scibile terreno, non avere alcuna passione ed essere insensibili a ogni evento più o meno importante dell’umano consorzio sono tutte qualità di assoluto rispetto per chi vuole intraprendere l’attività di “steward da stadio”. La nostra assoluta deferenza a una deontologia professionale che si rispetti non può non condurci da colui, “primus inter pares” (che non vuol dire che l’Inter è la squadra che pareggia di più nel campionato italiano), può darci la certezza di una risposta definitiva a qualsiasi questione gli venga posta innanzi. Perciò: chi è lo “steward da stadio”?

“Lo steward è una professione nata negli Stati Uniti, e prende il nome dai fratelli James e Rod Steward, quasi omonimi di due Stewart, di cui era assai nota la proverbiale indolenza prima che il mondo dello star system li facesse assurgere a imperitura fama: James (attore protagonista de “La vita è meravigliosa” e di alcuni tra i più bei film di Alfred Hitchcock) e Rod (cantante britannico, uno dei re del pop internazionale, autore di capolavori come Maggie May, Tonight’s the Night e Downtown train). E’ bene sapere che il lavoro di steward può essere esercitato a diversi livelli, fino al più alto, lo ‘steward di bordo sugli aerei’, una figura erroneamente considerata dai più come il marito della hostess”.

A rispondere così è il mai abbastanza citato Zingarelli, un vocabolario che sa molte cose perché le ha rubacchiate qua e là in giro per il mondo (stadi compresi), che subito aggiunge: “In Italia lo steward da stadio è una figura regolamentata dal decreto ministeriale dell’8 agosto 2007. E’ delegato a svolgere le mansioni connesse al mantenimento delle condizioni di sicurezza dell’impianto sportivo e degli spettatori prima, durante e dopo una manifestazione calcistica. Svolge attività di sicurezza complementari a quelle proprie delle forze di polizia: effettua le ispezioni prima della manifestazione; controlla e indirizza il pubblico in entrata e in uscita; presiede le entrate, le uscite e le altre postazioni strategiche; previene situazioni di sovraffollamento; intraprende le operazioni concordate di fronte alle emergenze”.

Ciò che per pudore lo Zinga elide ed elude sono le qualità, i requisiti necessari per adempiere a un compito così impegnativo (noi, per esempio, saremmo in grado di svolgere questa mansione soltanto ai Campionati mondiali di uncinetto a squadre): allo steward da stadio sono richieste un’atarassia pressochè assoluta, un’implacabile insensibilità nei confronti di qualsiasi accadimento umano, una naturale predisposizione alla mancanza di curiosità. Infatti il decreto dice e non dice. E’ vero che lo steward da stadio mantiene “le condizioni di sicurezza dell’impianto sportivo e degli spettatori”, ma lo fa sempre da seduto; effettua le ispezioni prima della manifestazione (“Tanto, trovassi anche una bomba in uno zaino, prima o poi tutti dobbiamo morire…”); presiede (togliete pure il suffisso “pre”) le entrate, le uscite e le altre postazioni strategiche.

Quali sono le doti precipue dello steward da stadio? Una strenua fermezza (provate voi a stare per più di due ore fermi, seduti e immobili come sfingi, su una sedia scomoda); un odio viscerale nei confronti dello sport, dei suoi praticanti (“Gente che gli puzza l’ascella e la salute”) e dei suoi tifosi (“Imbecilli urlanti, sfrontati scialacquatori di danaro”); una vista aquilina (per buttare un occhio agli imbecilli urlanti a cui si accennava poco fa).

Ecco, se vi sentite addosso il sacro fuoco dell’apatia, se il menefreghismo è la vostra regola di vita e se l’indolenza è scolpita nella vostra indole, beh, cosa aspettate a fare il primo passo verso un’attività che potrebbe fare… l’indifferenza? Iscrivetevi subito all’unica scuola al mondo per steward da stadio: la Buster Keaton University. Conseguirete la laurea magistrale in Impassibilità teorica e pratica (il corso si chiama Mission Impassible). Ovviamente, non dovrete esultare affatto per il risultato conseguito…

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