ERICA PATTI/ Video Le Iene, i figli uccisi dal padre Pasquale Iacovone

- Morgan K. Barraco

Erica Patti in un’intervista di Nadia Toffa de Le Iene, parla dei maltrattamenti subiti dall’ex marito Pasquale Iacovone, condannato all’ergastolo per l’omicidio dei due figli. 

nadia toffa morta
Nadia Toffa

Nadia Toffa, nel corso dell’ultima puntata de Le Iene, ha raccolto la testimonianza molto toccante di Erika, mamma di Andrea e Davide, di 9 e 12 anni, uccisi e bruciati dal padre Pasquale Iacovone, condannato all’ergastolo e attualmente detenuto in carcere. Una tragedia che si sarebbe potuta evitare se qualcuno avesse ascoltato le decine di richieste di aiuto della donna. Un uomo violento che, più volte, prima e durante la convivenza, ha ferito quasi mortalmente la propria compagna, minacciata, anche con coltello ed una pistola. Pasquale ha accumulato rabbia a causa del vizio del gioco. Ha dilapitato le finanze familiare e cercato di uccidere la coniuge con un cuscino provando a soffocarla. L’ha ripetutamente insultata (anche davanti ai figli) e minaccia di toglierle la vita: “In ogni momento di discussione, mi ritrovavo sempre con le mani al collo, ti prendeva, ti metteva contro al muro e le stringeva e, poi, ti veniva a chiedere scusa”. Erica ha subito le angherie per tre quattro anni nel più assordante silenzio. Soffriva di attacchi di panico, crisi d’ansia, era arrivata a pesare 40 chili. I genitori l’aiutano a tirar la forza di reagire e a cacciarlo di casa. L’uomo ha perseguitato la donna nella propria quotidianità non accettando la situazione. Si era trasformato in uno stalker. Ha tentato di investire l’ex moglie. Poi, dopo una serie di segnalazioni alle forze dell’ordine e agli assistenti sociali, il tragico misfatto (QUI, il video del servizio). (Aggiornamento Sebastiano Cascone)

IL RACCONTO DI ERICA PATTI A LE IENE

Il merito di Erica Patti è di essere riuscita a sfruttare il dolore per la perdita dei figli, morti prima dell’incendio che il padre Pasquale Iacovone ha appiccato nella sua abitazione di Ono San Pietro per occultare i corpicini. Erica è riuscita infatti creare grazie alla famiglia un oratorio parrocchiale che ha dedicato alla memoria dei due bambini, Davide e Andrea, da destinare ai piccoli della cittadina in provincia di Brescia. Alcuni mesi più tardi l’orrenda tragedia, la donna ha inoltre creato Dieci, un’associazione per le famiglie per sostenere quanti si trovano in difficoltà, donne e bambini che si ritrovano vittime di qualsiasi tipo di violenza, come sottolinea Il Giornale di Brescia. Erica Patti verrà inoltre intervistata da Nadia Toffa de Le Iene nella puntata di oggi, domenica 25 febbraio 2018, in cui racconterà quali tormenti abbia vissuto per mano dell’ex marito Pasquale Iacovone. Anni di maltrattamenti e vessazioni, un dramma che alla fine è sfociato nella vendetta. In una sua intervista a Brescia Oggi, la donna ha inoltre sottolineato che la volontà dell’ex marito non era di uccidersi, come ipotizzato nella fase iniziale delle indagini. Il suo intento era solo di farle del male, ancora una volta. Una vendetta che lo avrebbe spinto a provare piacere nel vedere il suo volto consumato dal dolore, nell’apprendere che i figli erano morti. La confera di questo pensiero l’avrebbe avuta proprio durante il processo, concluso con una condanna all’ergastolo. 

LE PRIME MINACCE TRE ANNI PRIMA DEL DUPLICE DELITTO

“Mi aveva inviato un sms minacciando i figli”. E’ iniziato tutto così il dramma di Erica Patti, la mamma della provincia di Brescia che nel 2013 ha dovuto dire addio ai figli Davide e Andrea. I bambini, di 12 e 8 anni, sono stati soffocati nel sogno dal padre Pasquale Iacovone, un imbianchino di Ono San Pietro. Era luglio, una giornata calda che per Erica è diventata l’inizio di un incubo. Il marito era mosso da un forte odio nei confronti della donna, a cui incolpava la decisione di voler mettere fine al loro matrimonio. Lo aveva denunciato spesso per stalking infatti, un calvario senza fine durato anni. Dieci per l’esattezza, tanti da far intuire che quel comportamento così ossessivo e aggressivo nei confronti della moglie lo avrebbero spinto presto a commettere l’irreparabile. I figli della coppia erano finiti al centro di recriminazioni e minacce molto prima della tragedia di cinque anni fa. Iacovone aveva minacciato diverse volte Erica Patti di non farle vedere Davide e Luca, tutto documentato dagli sms inviati alla moglie e raccolti dal legale della donna. In una delle querele, riportate da Il Giorno, l’uomo aveva sottolineato di essere consapevole che l’unico modo per farle davvero del male era portarsi via i bambini. “15 giorni e te li ammazzo”: parole che non lasciano spazio a dubbi ed a cui Iacovone ha te, a distanza di tre anni da quando erano state raccolte dal legale di Erica, l’avvocato Pierluigi Milani. 

IL MOVENTE ERA LA VENDETTA

Rimane inspiegabile la decisione del giudice di affidare i due figli a Pasquale Iacovone. L’ex marito di Erica Patti aveva infatti subito diverse denunce per stalking ed il suo comportamento violento era già stato documentato in un ampio fascicolo, destinato alle autorità competenti. Eppure quel giorno del luglio del 2013, Davide e Luca si trovavano a casa con il padre, a Ono San Pietro. 12 anni il primo e 9 il secondo, molto legati al padre ed all’oscuro delle intenzioni dell’imbianchino. Di lì a poco, sottolinea Il Giorno, Erica Petti e Pasquale Iacovone avrebbero dovuto ridiscutere i termini dell’affidamento di fronte ai giudici. La donna infatti temeva che potesse accadere il peggio, viste le numerose minacce che le aveva diretto l’ex marito. Non era solo la sua vita ad essere in pericolo, ma quella di tutti i suoi cari. “Ammazzo te e tua madre”, aveva scritto in un sms, facendo intendere di poter porre fine alla vita di chiunque facesse parte dell’esistenza di Erica. Ma evidentemente per Iacovone era più importante fare soffrire la donna che diceva di amare. Per questo non avrebbe mai potuto ucciderla o uccidere se stesso, particolari emersi durante il processo che lo ha visto condannato all’ergastolo per omicidio premeditato. Un’accusa dovuta, se si pensa al fatto che l’imputato aveva già annunciato le proprie intenzioni tre anni prima. 

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