LA GIOCONDA/ Il locale di Gabriele: una grotta dove si mangia il tartufo (4 ristoranti)

- Elisa Porcelluzzi

La Gioconda di Gabriele Giacomucci è uno dei locali protagonisti della puntata di “Alessandro Borghese 4 Ristoranti” ambientata nelle Marche, alla ricerca del miglior ristorante di tartufo.

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La Gioconda (Facebook)

La nuova puntata di “Alessandro Borghese 4 Ristoranti” è ambientata ad Acqualagna, nelle Marche, alla per trovare il miglior ristorante di tartufo. Tra i quattro ristoranti che si contenderanno l’ambito titolo c’è La Gioconda di Gabriele Giacomucci, classe 1982, che si è appassionato alla cucina grazie alla mamma e ai buoni piatti che faceva. “Si diploma all’istituto Alberghiero è giovanissimo inizia a lavorare ai fornelli di rinomati ristoranti della capitale del tartufo Acqualagna. Nel 2006 apre il suo ristorante La Gioconda a Cagli dove riscuote il suo massimo successo e nel 2008 diventa ristorante d’oro per la guida dei ristoranti di Veronelli, nel 2010 la sua cucina viene premiata come Big Gourmet (grande rapporto qualità-prezzo) per la guida Michelin, a seguito anche la guide Touring e gambero rosso selezionano la cucina dello chef”, si legge sul sito del ristorante. Per lui La Gioconda è “praticamente come un figlio”. Il ristorante, caratterizzato da pietra e legno, si trova in una grotta al disotto del livello stradale: “Tre salette discrete in pietra con arredamenti moderni e luci soffuse accolgono un numero limitato di tavoli. Il silenzio e i dettagli rendono questo luogo ideale per cene romantiche o appuntamenti di lavoro”. In estate è possibile cenare sotto le stelle dell’Appennino Marchigiano.

La cucina e la cantina de La Gioconda

La cucina di Gabriele è creativa e contemporanea: “cambia con le quattro stagioni con prodotti del territorio e no, ma sempre nel rispetto delle materie prime di alta qualità”, si legge sul sito. Nel menù de La Gioconda si trovano: pasta al rasagnolo, carni lavorate da mani esperte, piatti a base di baccalà che non può mai mancare e specialità al tartufo. Molto ricca e curata la cantina: “Più di 500 etichette dedicato gran parte dello spazio ai vini della regione ma non dimentica i grandi vini di tutta Italia, in più anche delle particolarità dei grandi vini di Francia e del mondo. Grande attenzione anche sulle annate e verticali”. Ecco la recensione degli ispettori della guida Michelin: “In pieno centro storico, questa moderna osteria si trova all’interno di spessi muri che custodivano un tempo la cantina. La cucina parla marchigiano – in stagione molti piatti sono dedicati al tartufo, bianco e nero – ma con qualche concessione alla creatività. Il piatto preferito dalla redazione: passatelli asciutti con pollo e asparagi”.



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