CARLO LUCARELLI DA CATTELAN/ Raccontare una cosa avvenuta oggi è più difficile, perché ci siamo dentro (EPCC)

- Francesca Pasquale

Carlo Lucarelli, ospite questa sera a E poi c’è Cattelan, ha pubblicato il suo ultimo libro Amok – Le stragi dell’odio frutto della collaborazione con il criminologo Massimo Picozzi.

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Carlo Lucarelli (Foto da Facebook)

Il noto scrittore, autore e conduttore televisivo Carlo Lucarelli, questa sera è atteso ospite nella consueta puntata di E poi c’è Cattelan, programma condotto da Alessandro Cattelan su Sky Uno. Questa è quindi una ghiotta occasione per scoprire qualcosa di più sul romanzo Amok – Le stragi dell’odio, scritto dallo stesso Carlo Lucarelli in collaborazione con il medico, psichiatra e criminologo Massimo Picozzi. Un libro uscito lo scorso martedì 27 febbraio 2018, edito da Mondadori e composto da ben 336 pagine. È il cruento racconto di tantissime vicende similari a quelle di Stephen Paddock, un assassino che dalla finestra di un albergo di Las Vegas, alle prese con un vero e proprio attacco di improvvisa furia, incomincia a sparare all’impazzata sulla folla che stava assistente ad un concerto di musica country.

In questo libro si analizzano varie stragi causate apparentemente da uno squilibrato che in realtà è mosso da un disagio sociale, economico, religioso o etico. Insomma, un’opera molto interessante della quale lo stesso Lucarelli ci spiegherà di più nel corso della puntata di E poi c’è Cattelan.

CARLO LUCARELLI, L’IMPORTANZA DELL’AMBIENTAZIONE

Carlo Lucarelli nel corso di una recente intervista rilasciata al portale MangiaLibri.com, ha parlato dell’importanza dell’ambientazione nei libri gialli ed in particolare di come quelli ambientati in altre epoche storiche riescano maggiormente ad affascinare i lettori ma anche gli stessi scrittori. Questo il pensiero di Lucarelli in merito: “Sì, l’ambientazione aiuta, sicuramente. Aiuta per due motivi: da una parte perché è una specie di cornice estraniante, per cui ti ritrovi proiettato in un altro posto e questa cosa nutre l’immaginario. Se lo sai raccontare bene, non tanto perché sei bravo, ma perché hai studiato e soprattutto hai a che fare con un immaginario che la gente riconosce, beh, sono tantissime di più le cose che brillano intorno a quello che stai raccontando.

La scena ambientata in Italia ma in un’epoca passata sembra qualcosa in più, però se fosse semplicemente così, sarebbe pura narrativa di genere: scegli di ambientare negli anni trenta perché ti piace sentire Il pinguino innamorato piuttosto che l’ultimo successo di Sanremo. In realtà il vero motivo è che ci sono tanti momenti storici che tu puoi utilizzare per raccontare l’oggi. Molte volte raccontare una cosa avvenuta oggi è più difficile, perché ci siamo dentro”.

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