Rodolfo Ruperti, operazione Dinasty/ Il super poliziotto di Catanzaro contro il clan dei Casalesi (Commissari)

- Morgan K. Barraco

Rodolfo Ruperti, il capo della Mobile che ha portato all’arresto di numerosi esponenti del clan mafioso che controllava il casertano: il suo racconto a Commissari – Sulle tracce del male. 

rodolfo_ruperti_catanzaro_mobile_screenshot_2011
Rodolfo Ruperti, Commissari - Sulle tracce del male, in seconda serata su Rai 3

Una battaglia contro i clan mafiosi presenti su tutto il territorio italiano: sarà questa la missione di Rodolfo Ruperti, nel 2011 a capo della Squadra Mobile di Catanzaro e già conosciuto per il successo maturato a Vibo Valentia, dove porta avanti la maxi inchiesta contro il clan sotto il controllo di Mancuso di Limbadi. Un’indagine di portata epocale e che verrà conosciuta con il nome di Dinasty: in pochi anni Ruperti ribalterà il risultato di quella che è un’attività mafiosa senza precedenti e che da diverso tempo ha messo in ginocchio il territorio. Forte delle abilità dimostrate sul campo, viene quindi trasferito a Caserta, dove tre anni più tardi le strade inizieranno a grondare sangue. Anche in questo caso si tratta di un testa a testa fra la Camorra, presente con il clan dei Casalesi, e lo Stato. Oggi, sabato 10 marzo 2018, Rodolfo Ruperti racconterà a Commissari – Sulle tracce del male, quanto avvenuto in quegli anni. Il programma di Rai 3 in onda in seconda serata e guidato da Pino Rinaldi si avvarrà anche in questo caso del materiale originale e dei documenti storici, oltre che della testimonianza di alcuni collaboratori dell’investigatore, che hanno potuto assistere da vicino alla tragica vicenda. Centrale la figura di quello che più tardi verrà riconosciuto come super poliziotto, anche agli occhi delle autorità italiane. Non è un caso se Roberto Maroni, all’epoca dei fatti Ministro dell’Interno, decide di indicare il capo della Mobile come un esempio di lotta alla mafia. 

MAXI ARRESTI, UN EFFETTO “DOMINO” CONTRO LA ‘NDRINA DI MICHELE ZAGARIA

Il 2011 sarà un anno importante per Lamezia Terme e Caserta, finalmente libere dal giogo di quello che viene considerato un importante cartello della mafia. Il clan dei Casalesi infatti viene paragonato come portata e crudeltà alla ‘ndrangheta ed a Cosa Nostra. Sono anni difficili per la Polizia, impegnata a riaffermare il proprio controllo sul territorio. Il clan dei Casalesi sarà infatti autore di diverse stragi, fra cui quella di Castelvolturno del 2009, in cui la ‘ndrina metterà la parola fine alla vita di sei senegalesi. Sotto il dominio di quello che ad oggi è considerato uno dei boss mafiosi più atroci di tutti i tempi, Michele Zagaria, la mafia continua a farsi beffe dello Stato e dei cittadini, impegnando al tempo stesso le forze di Polizia in diverse maxi operazioni. Nel novembre del 2011 verrà condotto infatti un raid ad Aversa che porterà all’arresto di 35 esponenti di rilievo all’interno del clan dei Casalesi. Diversi anche i precedenti, come i 17 messi in atto un anno prima e con il sequestro di un miliardo di euro in beni immobili. Eventi importanti che stringeranno sempre di più il cerchio attorno a Zagaria, che verrà arrestato il 7 dicembre del 2011 dopo una super latitanza durata oltre 16 anni. L’ultimo arresto importante, che impegnerà in modo congiunto la Squadra Mobile di Napoli, quella di Caserta e il Servizio Centrale Operativo, grazie all’uso di mezzi sofisticati dal punto di vista tecnologico, come un aero della Guardia di Finanza. 



© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori