Stefania Sandrelli/ “L’amore? Una libertà nemica dell’egoismo”

Stefania Sandrelli riceverà un riconoscimento speciale alla carriera, il 21 marzo, durante la cerimonia della 62ª edizione dei Premi David di Donatello in onda su Rai1 con Carlo Conti

09.03.2018 - Sebastiano Cascone
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Stefania Sandrelli

Stefania Sandrelli riceverà un riconoscimento speciale alla carriera, il 21 marzo, durante la cerimonia della 62ª edizione dei Premi David di Donatello, condotta in prima serata su Rai1 da Carlo Conti. L’attrice toscana, protagonista dell’ultimo film di Gabriele Muccino, a “Vanity Fair”, ha confessato di avere una passione segreta per uno degli attori più rappresentativi el nostro cinema, Nino Manfredi: “Era sposato con una mia amica e quindi non ci fu neanche un velato corteggiamento, ma tra i colonnelli del cinema italiano, Nino era quello che mi faceva ridere più di tutti. Manfredi era spiritoso, ma il suo umorismo conteneva anche una fatica. Una fatica che difendeva anche dalle critiche altrui”. Un animo misterioso che ha affascinato molte donne ma lui è rimasto sempre fedelissimo alla sua Erminia: “Lo criticavano perché spesso si isolava, ma Nino dell’isolamento aveva profondo bisogno. Era estremamente diretto e possedeva una comicità che, generosissimo, spandeva a piene mani e si poteva toccare. Lui ti faceva ridere a bocca aperta”.

IL TURBOLENTO PASSATO SENTIMENTALE

Stefania Sandrelli, in passato, è stata innamorata di Gino Paoli, da cui a 16 anni, ha avuto la figlia Amanda. Dal matrimonio con Nicky Pende, durato solo 4 anni e dal quale è nato il suo secondogenito: Da oltre 30 anni al suo fianco c’è lo sceneggiatore e regista Giovanni Soldati, di 7 anni più giovane. Non ha mai avuto, però, un ideale di uomo: “Di tutti i tipi. Gli uomini sono dei bambinoni, vanno capiti e che abbiano un aspetto di puerilità non mi dispiace. Non potrei mai innamorarmi di qualcuno che non abbia uno spiccato lato infantile o che non sia incline all’avventura. Mi ricordo il meraviglioso Ungaretti. Passammo una notte intera a parlare e io mi sentivo come un calzino bucato. Mi accompagnò al mio taxi e guardandomi andare via disse ridendo: “Devo andare in America”. “Adesso?”. Madonna che meraviglia la vita in poesia, pensai”. Nel corso degli anni, la pluripremiata attrice ha maturato un concetto assai più profondo del concetto di amore: “Una libertà nemica dell’egoismo. Una libertà che si prende il lusso di condividere. A volte l’amore è anche ombroso e, se sei pronto, accogli anche le ombre. Qualcuno mi diceva che quando mi innamoravo ero tradita dal mio volto, che si vedeva perché mi sorridevano le gengive”.

ATEFANIA SANDRELLI E IL TEMPO CHE PASSA

Stefania Sandrelli non teme assolutamente il tempo che passa facendo immediatamente pace con il tempo che passa: “I conti mi tornano, non ho mai fatto il mio lavoro per far vedere quanto fossi bella o brava (ammesso che lo fossi): per me l’importante è stato partecipare a un bel film e mi pare di averne regalati molti. Ho sempre avuto la certezza che il cinema fosse una creatura. È nato, è vissuto e quindi, alla fine della giostra, può pure morire. Qualche sala in effetti sta morendo, ma che peccato, che amarezza, che dolore”. La Cinematheque francaise di Parigi, presieduta dal regista Costa-Gavras, dedica dall’8 all’11/3 un “Hommage à Stefania Sandrelli”, invitata d’onore al Festival “Toute la mémoire du monde 2018 – 6e Festival international du film restauré”. Saranno proiettati Novecento e Il Conformista di Bernardo Bertolucci, Sedotta e abbandonata di Pietro Germi, Io la conoscevo bene di Antonio Pietrangeli, C’eravamo tanto amati di Ettore Scola, La chiave di Tinto Brass e Christine, Cristina, debutto alla regia della Sandrelli. L’attrice parteciperà ad una Masterclass presieduta da Frédéric Bonnard, direttore generale della Cinémathèque.

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