Barolo, Piemonte/ La patria dell’omonimo vino rosso (Il borgo dei borghi 2018)

- La Redazione

Barolo, in Piemonte, partecipa alla competizione “Il Borgo dei Borghi” che eleggerà il borgo più bello del 2018. Appuntamento su Rai 3 domenica 1° aprile.

barolo_facebook_2018
Barolo (Facebook)

Barolo in Piemonte

Per l’ormai celebre concorso annuale “Il Borgo dei borghi”, a rappresentare la regione Piemonte c’è il piccolo ma straordinario centro di Barolo. Una comunità che contando soltanto 702 abitanti che si sviluppa ad un’altitudine di circa 301 metri sul livello del mare nella provincia di Cuneo. La storia di Barolo o quanto meno le sue origini, non sono mai state precisate in quanto non sono stati rinvenuti documenti che permettono di risalire con precisione all’epoca di fondazione. Questa zona era già abitata nel corso della preistoria da tribù di origini celtiche e liguri. La storia di Barolo ha per cui inizio nell’alto Medioevo e sembra che le sue origini siano legate all’ascesa di una piccola comunità barbara. Nel corso del secoli, Barolo ha conosciuto diverse dominazioni tra cui quella longobarda sotto Gastaldo di Diano e quindi è stato incluso nella cosiddetta Conte di Alba. Nel corso del XIII secolo venne eretto un castello per volere di Berengario I, Marchese del Friuli, Re d’Italia e Imperatore dei Romani, allo scopo di proteggere la comunità dalle continue scorribande dei saraceni. A metà del XIII secolo Barolo passò sotto il controllo della nobile famiglia dei Falletti e, secoli più tardi, entrò prima a far parte dei possedimenti del Monferrato e quindi dei Savoia. 

Patrimonio dell’Umanità

Naturalmente la location di maggior del borgo piemontese è il castello di Barolo. All’interno del castello è presente una biblioteca voluta dal celebre scrittore Silvio Pellico, dove vengono allestite delle mostre d’arte. Tra l’atro si possono ammirare delle affascinanti cantine dove ha sede la prestigiosa Enoteca Regionale del Barolo, una organizzazione nata nel 1982 per tutelare il vino Barolo che rappresenta la bellezza di quasi 300 produttori selezionati da un’opportuna commissione tecnica che lavora soltanto su campioni anonimi per garantire qualità e trasparenza. Di fronte all’ingresso del castello si trova la chiesa di San Donato risalente alla prima metà del Settecento al fianco di una chiesa sconsacrata sede di una mostra molto particolare che rivisita i fatti mondiali secondo gli occhi degli artisti. Tra le curiosità legate a questo eccezionale luogo patria dell’omonimo e rinomato vino, c’è senza dubbio il fatto che dal 2014 è stato dichiarato dall’Unesco patrimonio dell’Umanità, mentre il piatto culinario della tradizione di questa particolare zona della Langhe sono gli agnolotti del plin.



© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori