Vittorio Taviani è morto/ No alla camera ardente: funerali privati e cremazione del corpo

- Niccolò Magnani

Vittorio Taviani è morto a 88 anni: nessun funerale pubblico per il regista di grandi capolavori. Il corpo sarà cremato in forma privata per decisione della famiglia.

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Vittorio e Paolo Taviani (LaPresse)

Con Vittorio Taviani scompare una delle più belle pagine del cinema italiano. Autore di grandi capolavori insieme al fratello, il regista, in queste ore, è nei pensieri di tutti, fans e addetti ai lavori, che lo ricordano per il grande contribuito offerto all’industria cinematografica. Con il suo modo innovativo di raccontare, Vittorio Taviani è stato il maestro di tanti giovani artisti che sperano di riuscire a seguire la sua strada. Nel corso della sua lunghissima carriera, Vittorio Taviani, insieme al fratello, ha raccontato l’Italia sotto tutti gli aspetti, mettendo in evidenza le sofferenze e i problemi del Paese. I suoi film resteranno dei capolavori e nella memoria di tutti che dovranno ricordarlo con il sorriso delle sue ultime apparizioni pubbliche. Nonostante la grandezza del regista, come scrive il portale Cunsumatrici.it, la famiglia ha deciso che non ci sarà una camera ardente. Nessun funerale pubblico per il regista a cui dirà addio, in forma strettamente privata, solo la famiglia. Successivamente il corpo sarà cremato. Una scelta legittima quella della famiglia che ha deciso di vivere privatamente un momento di dolore (aggiornamento di Stella Dibenedetto).

CLEMENTE MIMUM LO RICORDA PER TRE FILM

Il cinema italiano perde molto con la morte di Vittorio Taviani, questi infatti col fratello Paolo aveva creato un mondo fatto di storie meravigliose che avevano a modo loro raccontato l’Italia. Ha voluto ricordarlo tramite tre dei più grandi film della coppia il giornalista Clemente Mimun che sul suo profilo Twitter scrive: “E’ morto a Roma, malato da tempo, Vittorio Taviani, 88 anni, che con il fratello Paolo aveva firmato capolavori della storia del cinema italiano da Padre Padrone che fu Palma d’oro a Cannes nel 1977 a La notte di San Lorenzo a Caos fino a Cesare deve morire che invece vinse l’Orso d’oro a Berlino”. I fratelli Taviani hanno per molti anni costruito film d’autore molto amati da una nicchia importante e osannati dalla critica. Una lunga carriera che li ha portati a lavorare con attori di grandissimo livello e ha permesso di vincere anche quei due splendidi premi, tra Cannes e Berlino, che ha voluto ricordare Clemente Mimun. Un ricordo doveroso quindi quello speso per un personaggio di assoluta importanza per la cultura deel nostro paese. (agg. di Matteo Fantozzi)

NICOLA ZINGARETTI LO RICORDA

La morte di Vittorio Taviani è stata molto sentita in quanto il suo nome si colloca di diritto tra i grandi maestri del cinema del nostro tempo. Anche per questa ragione, per la prima serata odierna Rai Movie cambia programmazione e piazza alle ore 21:10 la pellicola dei fratelli Taviani dal titolo “La notte di San Lorenzo” con Omero Antonutti, Margarita Lozano, Claudio Bigagli, Massimo Bonetti nel cast. Un modo per rendere omaggio al regista scomparso e che ha trovato l’approvazione degli utenti del social Twitter sul quale è stato comunicato il cambio di palinsesto. Sono numerose le personalità del mondo dello spettacolo e della politica che oggi lo ricordano, a partire dal Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, che sempre su Twitter ha voluto affidare il suo pensiero: “Addio a Vittorio Taviani, grande intellettuale e maestro del nostro cinema che insieme a Paolo ci ha regalato capolavori indimenticabili. Una bellissima unione di sguardi ed emozioni che in tanti anni di cinema ha fatto la storia. Alla famiglia affetto e vicinanza da tutti noi”. (Aggiornamento di Emanuela Longo)

ALESSANDRO GASSMAN E AURELIO DE LAURENTIIS LO RICORDANO

Si è spento a 88 anni a Roma il grande regista Vittorio Taviani, che con il fratello Paolo firmò grandi capolavori del cinema italiano. Con le sue pellicole ha contribuito a scrivere la storia della cinematografia nostrana grazie al potere di raccontare la realtà, la storia e le contraddizioni del nostro Paese. L’ultimo suo film insieme al fratello è stato “Una questione privata”, girato solo lo scorso anno e che vede protagonista Luca Marinelli. Oggi, sono in tanti a piangere la sua scomparsa, come l’attore Alessandro Gassman che si è limitato a scrivere su Twitter un semplice “Rip”. A commentare la scomparsa del grande regista anche Francesca Fialdini, conduttrice de La vita in diretta, che sul medesimo social ha scritto: “Ieri Milos Forman, oggi Vittorio Taviani. Il #cinema come necessità, perde due grandi narratori dell’animo umano”. Mentre Aurelio De Laurentiis ha commentato: “Sono vicino a Paolo Taviani per la perdita di suo fratello Vittorio. Con mio figlio Luigi e tutte le componenti della Filmauro e del Calcio Napoli ci stringiamo con affetto a Paolo e ai familiari di Vittorio grande autore del cinema”. De Laurentiis ha aggiunto: “Vittorio ha regalato a tutti in Italia e nel mondo opere di grande spessore che resteranno nel tempo a testimonianza del suo impegno politico e della sua profonda vena poetica, inventore con il fratello Paolo del cosiddetto “realismo magico””. (Aggiornamento di Emanuela Longo)

MATTARELLA, “GRAVE LUTTO PER CINEMA E CULTURA”

L’Italia piange la morte di Vittorio Taviani, tra i maestri del cinema italiano. «Ho perso un amico, una persona generosa, appassionata, affettuosa, colta», ha dichiarato lo scrittore Gavino Ledda a Repubblica alla notizia della morte. E ha ricordato un aneddoto, quello relativo ad un suo malore: «Mi venne spontaneo chiamarlo. Lui, insieme a Paolo, si precipitò in albergo, portandosi dietro il suo medico e mi rimase vicino fino a quando non ripresi le forze. Ecco, in questo dettaglio apparentemente insignificante, ritrovo tutta l’umanità e l’altruismo di Vittorio». Quella di Taviani è una figura importante del cinema italiano, ma il contributo è stato importante anche a livello culturale. E proprio questo aspetto è stato evidenziato dal capo dello Stato Sergio Mattarella nella sua nota: «La scomparsa di Vittorio Taviani costituisce un grave lutto per il cinema e la cultura italiani, che perdono un indiscusso e amato protagonista». Anche il ministro dimissionario dei Beni e delle Attività Culturali Dario Franceschini ha ricordato Taviani: «Un giorno triste per la cultura, se ne va uno dei grandi maestri della nostra cinematografia. L’eleganza stilistica e l’impegno civile sono i tratti che hanno contraddistinto Vittorio Taviani nel corso di tutta la sua lunga e prestigiosa produzione cinematografica. Mi stringo al fratello Paolo in questo triste momento di lutto». (agg. di Silvana Palazzo)

CINEMA CIVILE COL FRATELLO PAOLO, “TRA RESISTENZA E PICCOLE STORIE”

Quando vennero intervistati insieme i Fratelli Taviani per l’ultima volta dal Corriere della Sera era appunto lo scorso ottobre con il loro film (firmato da Paolo ma seguito anche da un acciaccato Vittorio) “Una questione privata”, tutto dedicato al tema della Resistenza con però non il consueto “timbro” storicistico-trionfalistico sui partigiani. «Abbiamo raccontato le baruffe che facevamo al tempo con i giovani fascisti, ci siamo picchiati in Toscana», raccontano i fratelli Taviani, spiegando come poi si sono intrecciati i temi della vita giovanile e la sceneggiatura del film. «Amiamo la Resistenza ma qui è diverso, c’è una lacerazione tra pubblico e privato»: in questo ultimo piccolo capolavoro la realtà della grande storia va dietro a quella di una piccola vita, di piccole cronache semplici e quasi “irrealistiche”. «Fulvia (la protagonista, Valentina Bellè, ndr) ci ricorda Aglaja dell’Idiota di Dostoevskij. Una storia irrealistica, dura, che vibra di lirismo», spiegavano in tandem Vittorio e Paolo. Oggi non potranno più firmare film insieme e il cinema perde una grande mente e un grande visionario: per ora il fratello Paolo non ha comprensibilmente volto commentare la scomparsa, mentre il mondo del cinema sta iniziando a tributare le “consuete” condoglianze pubbliche. 

È MORTO VITTORIO TAVIANI

È morto all’età di 88 anni il più grande di fratelli Taviani, maestri registi del neorealismo e del cinema italiano: la triste notizia arriva da Roma dove viveva negli ultimi anni e dove, pare, da tempo fosse peggiorato nelle condizioni fisiche tra malattie e acciacchi dell’avanzata età. Con il fratello Paolo ha firmato alcuni dei “capostipiti” del grande cinema italiano, citandone solo alcuni abbiamo  Padre Padrone (Palma d’oro a Cannes nel ’77) a La Notte di San Lorenzo a Caos fino a Cesare deve morire (Orso d’oro a Berlino). Una delle figlie, Giovanna, ha dato notizia all’Ansa stamane che l’amato padre Vittorio è salito al cielo; era nato nella bella Toscana del 1929 e dopo una giovinezza difficile segnata dalla guerra e dal regime, è nei primi anni Sessanta che col fratello mettono in piedi una serie di sceneggiature e film che dal neorealismo trasmettono un cinema italiano d’avanguardia durato fino ai giorni nostri, con l’ultimo film firmato da Paolo Taviani lo scorso 2017, ma sempre con i consigli e agli aiuti del fratello Vittorio già all’ora debilitato fortemente.

QUELL’ULTIMO FILM SENZA IL FRATELLO

Dal primo, “Un uomo da bruciare” fino all’ultimo, “Una questione privata”: in 56 anni i capolavori dei loro film sono notevoli e in queste ore verranno di nuovo ricordati dopo la triste scomparsa del maggiore dei Fratelli Taviani. Un marchio ormai, un simbolo di un cinema che nei fasti del passato ha saputo poi rinnovarsi ed essere attuale fino ai giorni nostri. «Due anni fa, in pieno centro a Roma, sono stato investito da un’automobile. Tutto è iniziato con un grande colpo nella schiena. L’incidente mi ha impedito di salire sulle montagne in Piemonte. Ma il film mi appartiene, l’abbiamo sceneggiato insieme, scritto i dialoghi, scelto i luoghi e i protagonisti, Luca Marinelli, Lorenzo Richelmy e Valentina Bellè. Paolo mi mandava il girato a Roma», raccontava Vittorio lo scorso ottobre quando commentava il film firmato dal fratello Paolo “Una questione privata”. Il minore dei due poi, in piena sintonia e affetto per quel fratellone con cui ha condiviso una vita, lo ricordava così: «alla fine dei ciak mi voltavo cercando una risposta da mio fratello, ma non c’era nessuno». Una complicità incredibile, un rapporto strettissimo e una continua, profonda e irrequieta ricerca della verità, come loro stessi spesso hanno raccontato e narrato nei loro film; come giustamente diceva Maurizio Porro sul Corriere della Sera nel 2012 dopo il capolavoro “Cesare deve morire”, «Un cinema potentemente espressivo che mantiene la funzione morale: senza fare intellettualismi gioca la doppia partita teatro-cinema con un’intensità straordinaria. È vero, l’inferno sono gli altri».

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