Fulvio Passananti/ Scambiato per il ladro, nove mesi in carcere (Sono Innocente)

- La Redazione

Il caso di Fulvio Passananti, scambiato per il responsabile di una rapina all’Oro Trade di Chirignago, sarà affrontato questa sera, domenica 29 aprile, a Sono Innocente su Rai 3.

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Sono innocente, in onda su Rai 3

Il caso di Fulvio Passananti rientra fra gli errori giudiziari del nostro Paese ed inizia nel 2011, quando l’uomo viene accusato di rapina ai danni dell’Oro Trade di Chirignago, in provincia di Venezia, e di sequestro di persona. In quei momenti infatti avrebbe rinchiuso una commessa del contro/vendo oro per due minuti all’interno di un bagno. La ricostruzione dei fatti risale al 19 gennaio di quell’anno ed il volto di Passananti verrà associato a quello del ladro grazie alla testimonianza dell’addetta alle vendite. Quanto accaduto a Fulvio Passananti verrà ripercorso nella puntata di Sono Innocente di oggi, domenica 29 aprile 2018, a partire dall’alibi che l’uomo esibirà nell’immediato alla pm Carlotta Franceschini. Come riporta La Nuova Venezia, il presunto ladro infatti riferirà subito che al momento della rapina si trovava a 15 km di distanza dal negozio, per sostenere un colloquio in un paese vicino. Una distanza che tuttavia agli occhi degli inquirenti avrebbe potuto comunque compiere per poter mettere in atto il crimine. Ma nella storia di Passananti c’è molto di più: la stessa testimone, poche ore dopo il riconoscimento dell’uomo grazie alla foto segnaletica, avrebbe riferito agli investigatori di essersi sbagliata. Un’affermazione che verrà però ascoltata diversi mesi più tardi, nove per l’esattezza, quando l’imputato verrà considerato innocente e rilasciato per ingiusta detenzione. 

La testimonianza della commessa

Il nome di Fulvio Passananti non è di certo sconosciuto alle autorità quando la commessa di un compro/vendo oro della provincia di Venezia riconoscerà nella sua foto l’uomo che ha rapinato il punto vendita. È la donna l’unica testimone di quanto avvenuto in quei momenti, in quel gennaio del 2011, quando un uomo irrompe nel negozio e la spinge contro il muro, intimandole di consegnargli l’incasso prima di rinchiuderla dentro al bagno del locale. Durante la denuncia, la donna riconoscerà Passananti grazie alle foto segnaletiche: l’uomo infatti ha alle spalle diversi precedenti alle spalle. Alcuni specifici, come sottolinea Il Corriere del Veneto. Eppure alcune ore dopo la donna rivede il vero rapinatore all’esterno del negozio e riferirà agli inquirenti di non essere più sicura del riconoscimento precedente, ma non verrà ascoltata. Anche per questo la Procura di Venezia deciderà alla fine di aprire un fascicolo per indagare meglio su quanto avvenuto, mentre il tribunale dichiarerà Passananti come innocente. Una decisione contraria a quanto proposto dal pm Carlotta Franceschetti, che avrebbe invece richiesto l’assoluzione per insufficienza di prove. La testimonianza della commessa si rivelerà alla fine sufficiente per i giudici per dimostrare l’estraneità dell’uomo ai fatti, così come la ricostruzione dell’avvocato difensore. Il legale infatti ha dimostrato durante l’udienza che pochi minuti prima della rapina il suo cliente si trovava a diversi km di distanza dalla scena del crimine, in una località che aveva raggiunto in bicicletta. Per questo non avrebbe potuto percorrere in un così breve lasso di tempo la distanza necessaria per raggiungere il negozio rapinato. 

La famiglia di Fulvio Passananti

La storia di Fulvio Passananti inizia a Napoli, nel quartiere Vomero, dove viveva con i genitori e i fratelli più grandi. Sono diversi i punti cruciali che lo porteranno a seguire poi le cattive amicizie e a percorrere una strada buia che lo spingeranno poi verso l’arresto, anche se come innocente. Appena 18enne perde infatti la madre in un incidente stradale e l’evento spacca la famiglia, provocando dolore nel padre e nei fratelli. “Erano conosciuti come i fidanzatini”, dice Passananti a Siamo Noi, il programma di Tv2000, per indicare quanto la coppia fosse legata e innamorata. Alla morte del padre, l’uomo decide di trasferirsi in Veneto, in una provincia in cui cercherà di rifarsi una vita e allontanarsi dal passato, dai reati penali che gli erano già stati imputati. Il giorno della rapina di Chirignago, vicino Mestre, Passananti ricorda di essersi sentito isolato e di aver iniziato a capire che cosa era successo grazie agli articoli dei giornali. Verrà infatti accusato di aver rapinato un negozio del paese e di aver sequestrato una commessa. Trascorrerà nove mesi in carcere, lasciando a casa tre figli, di cui solo uno maggiorenne. L’evento non travolgerà quindi solo il diretto accusato, ma anche i ragazzi che pagheranno sia in termini economici che morali. I figli infatti saranno costretti ad affrontare numerosi viaggi da Napoli, luogo di residenza, fino a Venezia, dove il padre viene incarcerato. Passananti però riuscirà a vedere per la prima volta la famiglia solo dopo alcuni mesi di detenzione, a causa di un rallentamento burocratico.



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