Terence Hill/ Al cinema con ‘Il mio nome è Thomas’: “Non volevo fare l’attore, ma a 79 anni ancora sul set”

- Anna Montesano

Terence Hill, in una lunga intervista al Corriere, svela: “Non volevo fare l’attore ma lo sportivo”. A 79 anni è di nuovo sul set col film “Il mio nome è Thomas”

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Terence Hill parla di Don Matteo 11 (Web)

Terence Hill, attraverso il corriere.it, ha rilasciato una lunga intervista, spiegando la prima esperienza da regista nel film Vacanze col gangster diretto da Dino Risi. Queste alcune dichiarazioni: “Non mi piaceva fare questo mestiere, ero appassionato di sport, e infatti Risi mi aveva notato in una gara di nuoto. L’attore ha compiuto da poco 79 anni e interpreta, dirige e produce un nuovo film, Il mio nome è Thomas, dedicato a Bud Spencer: “Ne facciamo un’anteprima il 14 aprile a Terni il cui incasso è per costruire una pista di pattinaggio. Il film è una storia on the road, tra Spagna e Italia, dove il mio personaggio in sella alla sua Harley Davidson vuole affrontare un viaggio solitario verso il deserto dell’Almeria. Solitario si fa per dire: Lucia, interpretata da Veronica Bitto, ragazza vulcanica e problematica, ha trascorsi dolorosi e un tentato suicidio, entra prepotentemente nella mia vita. Dopo averla difesa dall’aggressione di due delinquenti, me la ritrovo alle calcagna, e nel desertico paesaggio in stile Far West, stringiamo una tenera amicizia. È una sorta di Calamity Jane, riveduta e corretta”.

L’AMICIZIA CON BUD SPENCER

Curioso l’aneddoto riguardo il compagno di viaggio di una vita, Carlo Pedersoli-Bud Spencer: “Lo conobbi in piscina: io avevo dieci anni di meno, lui era già un campione, il mio idolo, nonostante fosse uno sfaticato. Era dotato di una forza fisica pazzesca, però quando entrava in acqua si limitava a fare una vasca, e usciva. Era pigro, non si allenava e fumava come un turco! Un talento naturale”. Il loro incontro fu casuale sul set “Dio perdona…Io no”: “Mi chiamarono per sostituire un attore che si era ferito a un piede e fu allora che Carlo ed io assumemmo i rispettivi nomi d’arte, quelli veri non funzionavano per il western. Diventammo subito amici, ma non gli ho mai detto che da ragazzino ero suo ammiratore, altrimenti avrei dovuto anche dirgli che lo ritenevo uno sfaticato. Non so perché la nostra coppia abbia resistito tanto tempo: tra noi una corrente alternata, che produceva empatia e simpatia nel pubblico”.



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