Enzo Tortora/ Dopo 30 anni le scuse del pm che fece arrestare il giornalista (Sono Innocente)

- Morgan K. Barraco

Il caso di Enzo Tortora, giornalista accusato di essere colluso con la camorra, sarà trattato nella prima puntata di “Sono innocente”, in onda questa sera su Rai 3.

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Sono innocente, in onda su Rai 3

A distanza di trent’anni dalla sua morte, Enzo Tortora rimane il simbolo dell’ingiustizia giudiziaria. Il giornalista è stato infatti al centro di un’oscura vicenda che lo ha portato dietro le sbarre da innocente, anche se riconosciuto come tale solo diversi anni dopo il suo arresto. Il caso di Enzo Tortora verrà discusso nella puntata di Sono Innocente di questa sera, domenica 8 aprile 2018, grazie alla prima puntata del programma di Rai 3. Rimangono nella storia le lettere che il conduttore di Portobello scrisse all’epoca a Francesca Scopelliti, la sua compagna, in seguito a quella retata che lo confinò in carcere con l’accusa di collusione con la Camorra. Sono recenti invece le scuse del Magistrato Diego Marmo, che durante il maxi processo di Raffaele Cutolo fu fra i più grandi accusatori di Tortora. “Dopo trent’anni è arrivato il momento. Mi sono portato dietro questo tormento troppo a lungo. Chiedo scusa alla famiglia di Enzo Tortora per quello che ho fatto“, ha detto Marmo a Rai News nel 2014. Parole che l’ex magistrato, oggi in pensione, ha pronunciato tra l’altro per la prima volta in seguito alle critiche ricevute riguardo alla sua entrata in politica. 

Le lettere a Francesca

Il caso di Enzo Tortora verrà sempre associato all’ingiustizia giudiziaria. Il giornalista, negli anni Ottanta fra i più in vista della tv italiana, viene accusato nel giugno dell’83 in base ad alcune parole di un pentito della Camorra. L’arresto è immediato: è qui che inizia il calvario di Tortora, che lo spingerà a impegnarsi in modo attivo nella difesa dei diritti umani. La sua assoluzione arriva solo quattro anni più tardi grazie a una sentenza della Cassazione, ma ormai il suo caso è diventato simbolo del malfunzionamento delle ruote della giustizia italiana. Di quegli anni trascorsi dietro le sbarre rimangono come documento storico le lettere che a pochi giorni dal suo arresto invia alla compagna Francesca Scopelliti. Dalla sua cella 16 bis di Regina Coeli, Tortora spedisce una lettera in cui denuncia il proprio dolore per via di quelle accuse che lo vedono come trafficante di droga al soldo della camorra. Sarà il primo di 45 testi che in seguito formeranno il libro edito da Pacini e dal titolo “Lettere a Francesca”, come sottolinea La Repubblica. Nei suoi scritti Enzo Tortora sottolinea come sia rimasto colpito dall’arresto, avvenuto grazie ad una maxi retata che porterà in manette 856 persone. Nelle sue parole il dramma di quel momento, soprattutto per le condizioni in cui è costretto a vivere e per l’impossibilità di avere un confronto diretto con chi lo ha accusato. 

Enzo Tortora e l’arresto nel 1983

L’arresto di Enzo Tortora viene effettuato nel giugno del 1983, grazie all’intervento dei Carabinieri di Roma che bussano alla sua porta alle quattro del mattino. Le accuse di traffico di droga e associazione a organizzazione di stampo mafioso sono dovute alle rivelazioni di Giovanni Melluso, Giovanni Pandico e Pasquale Barra, pentiti mafiosi che al fianco di altri otto imputati, indicheranno nel giornalista uno dei conniventi della camorra. Il tutto viene avvalorato grazie a un’agendina ritrovata nell’abitazione del camorrista Giuseppe Puca, in cui è presente il nome del giornalista. Un elemento che in seguito venne attribuito a un errore calligrafico, in cui la lettera “r” del cognome di Tortora era stata scambiata per la “n” del nome scritto in realtà fra quelle pagine. Emergono nei giorni seguenti altri particolari, fra cui alcuni centrini che Giovanni Pandico invia al conduttore perché li vendesse all’asta grazie al programma di cui è a guida, Portobello. In seguito allo smarrimento degli oggetti, Tortora scrive infatti una lettera di scuse al camorrista, allegando un assegno di rimborso. 

Il sostegno di Indro Montanelli e Enzo Biagi

Da non sottovalutare l’impatto mediatico ed emotivo che ha avuto sulla popolazione l’arresto di Enzo Tortora. All’epoca infatti il caso crea un grande scandalo nazionale, tanto che tv e stampa continuano a pubblicare e trasmettere le immagini che inquadrano il giornalista in manette, in occasione del suo arresto. Tortora viene tra l’altro attaccato anche in ambiente giornalistico, soprattutto per via di quella fuga di notizie avvenuta pochi giorni prima il suo arresto, e tale da permettere a diversi colleghi di affondare il colpo. Dalla parte di Tortora si schierano invece grandi firme, come quella di Indro Montanelli e Enzo Biagi. Soprattutto quest’ultimo decide di andare contro corrente e scrivere una lettera al presidente Sandro Pertini, pubblicandola su La Repubblica nell’agosto del 1983 e con cui chiede che possa intervenire nel caso di Enzo Tortora. Biagi in particolare non riesce a spiegarsi come mai 200 arrestati in quella stessa maxi retata erano riusciti a ritornare in libertà, mentre il collega continuava a rimanere in carcere, senza alcuna possibilità di difendersi.

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