IL CONFINE, MINISERIE RAI 1/ Più che una storia d’amore (seconda puntata)

- Rossella Pastore

Il Confine rompe la barriera, superando il limite di mero film romantico. Imprevisto l’epilogo con la scomparsa dei protagonisti.                     

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Il Confine, prima tv

Nella seconda puntata de Il Confine, Emma si occupa dell’assistenza ai reduci di guerra. La vediamo in infermeria, con velo e camice da crocerossina: “Dobbiamo passare il confine. E aiutare la nostra gente”. Emma ne parla con sua madre: “Non mi sento austriaca, ma italiana. Voglio stare vicina a mio marito”. Ed ecco la confessione: “Ci sono cose che tu non sai; Giulio non è suo figlio”. Poco dopo, Emma raggiunge Bruno. Il loro primo bacio è interrotto dal bambino, che reclama la mamma nel momento meno opportuno. Lui è ancora innamorato: “Ma noi non siamo una famiglia”. In trincea, Bruno tende il suo primo agguato. Lo fa per vendetta, mosso da un odio profondo nei confronti del nemico. Colpo di scena: il Nemico è Franz. Ma non è un buon motivo per smettere di combattere: “Dov’eri quand’è nato il bambino?”. Dopo qualche incomprensione, i due si riappacificano. “Ti aiuterò a tornare a casa. Togliti la divisa: ti fingerai disperso”. Per il Capitano, Bruno è un “vigliacco” e un “codardo”. Che è più o meno la stessa cosa. Fatto sta che dev’essere giustiziato, e non c’è santo che tenga. Tranne uno: Franz. “Diremo che il Capitano è morto in battaglia”.

IL FINALE

Dall’altra parte, Emma è alle prese con Badoglio-Mussolini. Ed è subito paradosso: Popolizio non è per niente versatile. “Quando finirà questa guerra?”. Il Generale tergiversa, e risponde con una domanda: “Suo marito è al fronte?”. No: i suoi due mariti. Intanto… “Secondo te come la prende, adesso che ci vede arrivare insieme?”. Di fatto, sia a Bruno che a Franz spetta un periodo di riposo. Solo lacrime per Emma, sempre equilibrata e composta. Forse fin troppo: “Non è stata colpa tua”. Ai due basta uno sguardo per intendersi. Ma non sarà facile riconquistarla, con lo spettro in carne e ossa di Bruno Furian. Franz è il padre di Giulio; Emma, la moglie di Bruno. È un buon compromesso, ma non possono vivere tutti e tre sotto lo stesso tetto. Per questo Emma li caccia fuori entrambi. È un ottimo compromesso. “Che n’è stato di Ruggero?”. Franz non ne ha più saputo nulla. “È morto; tuo padre l’ha fatto ammazzare”. Ma non è questo a incrinare il rapporto. Com’è che cantava, Renato Zero? “Non so bene cosa siamo noi tre, ma siete nel mio cuore. Tutti e due”. Esatto: era proprio il Triangolo. E “triangolo” vuol dire pericolo. Franz è un traditore, tanto per gli austriaci quanto per gli italiani. L’ultima preghiera è rivolta a Bruno: “Prenditi cura di mio figlio. E di Emma, ché non ho mai smesso di volerle bene”. Finale coraggioso, con la morte dei due protagonisti. “L’hanno fatto per la libertà”. Per la serie: “Non amo la spada per la sua lama tagliente, né il guerriero per la sua gloria. Amo solo ciò che difendo“.

LA PRODUZIONE

La seconda stagione de Il Confine non ci sarà. È quanto si intuisce leggendo la sceneggiatura, una trama circolare che si esaurisce in due puntate. Parla Laura Ippoliti: “Nello scrivere il soggetto de Il Confine mi sono posta il problema di trovare una storia che riuscisse a restituire almeno in parte l’enorme complessità politica, sociale e umana che caratterizzò la Grande guerra, pur restando entro i limiti consentiti dal budget e dalle peculiarità di un film per la tv“. Da qui, il racconto di Emma, Bruno e Franz, “una giovinezza interrotta, sogni traditi e il tentativo di amare e resistere mentre il mondo va in fumo”. Una sola la morale possibile: “La guerra è comunque e sempre un insensato massacro, una sospensione temporanea di civiltà”. Così il regista Carlo Carlei: “Il Confine è una delle opere di cui vado più fiero e a cui sono più affezionato. La chimica che si è creata con il gruppo di attori ha dato vita a delle bellissime e indimenticabili interpretazioni”. Poi la profezia: “Caterina Shulha, Filippo Scicchitano e Alan Cappelli Goetz sono nomi di cui si parlerà molto in futuro”.

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