ESTER ARZUFFI/ Il ruolo della madre di Massimo Bossetti nel caso di Yara Gambirasio (Quarto Grado)

- Morgan K. Barraco

A “Quarto Grado” torna in primo piano il caso di Yara Gambirasio dopo la morte di Ester Arzuffi, madre di Massimo Bossetti, accusato del delitto della tredicenne di Brembate.

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Ester Arzuffi, madre di Massimo Bossetti, durante un'ospitata a Quarto Grado

Ester Arzuffi ha sempre avuto un ruolo chiave nel caso di Yara Gambirasio e nel processo a carico di Massimo Bossetti. La madre del muratore di Mapello ha sempre portato avanti la sua battaglia a favore dell’imputato, sicura dell’innocenza del figlio ed è così che verrà ricordata, a pochi giorni di distanza dalla sua scomparsa. 71 anni d’età e una malattia che l’aveva portata al ricovero nell’ultima settimana, Ester Arzuffi ha già ricevuto le esequie e il figlio ha potuto partecipare alla cerimonia in via eccezionale. Nella puntata di Quarto Grado di questa sera, venerdì 4 maggio 2018, verrà ripercorsa l’intera vicenda a carico di Massimo Bossetti, con un particolare focus sul ruolo della madre. La donna è stata infatti al centro dell’inchiesta degli inquirenti, un’indagine imponente a livello europeo per via delle forze che sono state messe in campo per chiarire i molteplici misteri che ruotano attorno alla morte di Yara. Un giallo iniziato con il DNA di Ignoto 1, poi collegato a Bossetti anche per via del materiale genetico della madre e della sua presunta relazione con Giuseppe Guerinoni, l’autista con cui avrebbe concepito il muratore di Mapello. 

Negata la relazione con Giuseppe Guerinoni

Il DNA di Ignoto 1 e la morte di Yara Gambirasio hanno forse aiutato a far emergere una verità rimasta segreta a lungo e collegata con il passato di Ester Arzuffi. Madre di Massimo Bossetti, condannato in secondo grado per la morte della piccola, la donna ha avuto il figlio da un uomo diverso dal marito e non è mai vacillata di fronte alla sua visione della verità. Per la Arzuffi, ricorda Il Messaggero, è sempre stato chiaro che Bossetti fosse stato concepito grazie ad una fecondazione assistita fatta a sua insaputa, da parte di un medico che all’epoca la stava aiutando a rimanere incinta. La difficoltà, aveva rivelato a Bianco e Nero, era dovuta agli aborti spontanei: ‘sono rimasta incinta ma i bambini mi morivano addosso’. Per questo lo specialista, morto diversi anni fa, le avrebbe suggerito in quegli anni di ‘dare uno spunto in più’ al patrimonio genetico del marito. Ed è in quel momento che la donna ricordava quel liquido freddo, quasi glaciale, con cui secondo lei sarebbe stata praticata una fecondazione assistita senza che ne fosse consapevole. Affermazione smentita nei mesi da diversi specialisti e dai familiari del medico ginecologo, soprattutto perché negli anni Settanta non esisteva ancora l’inseminazione artificiale. Negata quindi dalla donna la relazione con Giuseppe Guerinoni, a tutti gli effetti il padre biologico di Massimo Bossetti e elemento cruciale per identificare Ignoto 1. In difesa delle parole della donna il consulente richiesto dalla famiglia Bossetti, Carlo Infanti, per analizzare le cartelle mediche della donna. A Pomeriggio 5, l’esperto aveva sottolineato di essere stato il primo a ipotizzare che vi fosse stata una fecondazione assistita, data la descrizione fatta dalla Arzuffi in merito alle cure ricevute dal secondo ginecologo interpellato a fine anni Sessanta. 

Ester Arzuffi certa dell’innocenza del figlio Massimo Bossetti

Secondo Ester Arzuffi, la verità sul figlio Massimo Bossetti sarebbe potuta emergere solo rifacendo l’esame del DNA. Per questo i legali del muratore di Mapello si sarebbero battuti con tutte le forze per ottenere l’autorizzazione del tribunale, negata per via del termine della tempistica utile per poter avanzare la richiesta. Per la 71enne scomparsa qualche giorno fa a causa di una lunga malattia, non ci sono mai stati dubbi: Massimo Bossetti non ha ucciso Yara Gambirasio. E questo nonostante le tracce genetiche rilevate sul corpo e gli indumenti della giovane vittima e tanti altri dettagli che hanno contribuito ad incastrare il muratore come unico responsabile del delitto. Solo la Cassazione continua a dare uno spiraglio di speranza a Bossetti ed i suoi familiari, un’udienza prevista per il prossimo 12 ottobre. Nel corso della sua esperienza carceraria, l’imputato ha subito alla fine due importanti lutti. Il primo risale al 2015, al giorno di Natale, quando ha appreso della morte del padre Giovanni. Anche in questo caso l’uomo era gravemente malato, come è accaduto alla moglie negli ultimi mesi prima della sua scomparsa. Anche in quel caso, come accaduto in questi giorni, scrive La Stampa, il muratore era salito sul pulpito per dare l’ultimo saluto al genitore, riuscendo a trovare conforto solo fra le braccia della madre.

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