NO I MONDIALI NO!/ Quell’invito a cena che mette in ridicolo i grandi detective

- Gianni Foresti

“Invito a cena con delitto” (1976) è una parodia dei film e dei libri, gialli e noir, ma al tempo stesso una pellicola grottesca, surreale con una comicità irripetibile. GIANNI FORESTI

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Una scena del film

Se siete appassionati di film thriller e romanzi gialli non potete non averlo nella vostra videoteca. Invito a cena con delitto (1976) è una pietra miliare, una parodia delle pellicole cinematografiche e dei libri, gialli e noir, ma al tempo stesso un film grottesco, surreale, con una comicità irripetibile.

Il soggetto e la sceneggiatura sono del commediografo Neil Simon, e si sente… Sì, perché è un film tutto da ascoltare, con battute comiche e irriverenti, con proverbi e aforismi surreali. È quasi tutto girato in interni, con pochissima azione, tutto si basa sui testi scritti da Simon, sull’interpretazione dello stellare cast di attori e sul ritmo, che non lascia tempi morti, se non per ridere a seguito delle battute.

Gli attori impersonano la parodia di famosi detective della letteratura e del cinema noir. Abbiamo Peter Sellers nelle vesti cinesi di Sidney Wang (Charlie Chan), David Niven con moglie nei panni di Dick e Dora Charleston (Nick e Nora Charles dal romanzo di Dashiell Hammett), il belga Milo Perrier (Hercule Poirot), Peter Falk impersona l’americano Sam Diamante (Sam Spade nel carattere e nell’abbigliamento il tenente Colombo), Elsa Lanchester è Jessica Marbles (Miss Marple).

Come vedete, un grande cast, dove ogni detective è accompagnato da una spalla per facilitarne le battute. Aggiungiamo poi Truman Capote nelle vesti di un eccentrico riccone che ha convocato i famosi detective nel suo vampiresco castello dove allo scoccare della mezzanotte una delle persone presenti verrà uccisa con dodici coltellate. Chi scoprirà l’assassino sarà premiato con un milione di dollari. Non può mancare il maggiordomo, Alec Guinness, che però è cieco, ma si comporta come se non lo fosse, e una cuoca sordomuta che non sa nemmeno scrivere.

Il morto alla mezzanotte c’è ed è lo stesso padrone del castello, il tutto condito con gags esilaranti, giochi degli specchi, rebus insoluti, l’omicidio del cameriere ritrovato morto vestito, poi nudo e poi solo i suoi indumenti, nonché scoprire che la cuoca non era altro che un manichino-robot.

I nostri famosi detective se ne andranno ridicolizzati senza dollari e con le pive nel sacco per non aver scoperto l’assassino. Ma nel finale il film ironizza anche su se stesso. Tutto però da scoprire.

Se nel doppiaggio italiano si perdono alcuni giochi di parole dall’originale inglese, un gran plauso va comunque alle voci interpretate dai doppiatori nostrani. Nulla è come appare, c’è l’illusione e la farsa, un po’ come nella politica italiana degli ultimi governi…

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