12 SOLDIERS/ Un western con i mitra che celebra il patriottismo americano

- Gianni Foresti

Nelle sale italiane è da poco uscito il film di Nicolai Fuglsig, prodotto da Jerry Bruckheimer. Una sorta di western, ma ai giorni nostri, tratto da una storia vera. GIANNI FORESTI

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Una scena del film

Nelle sale italiane è da poco uscito 12 Soldiers prodotto da Jerry Bruckheimer, uno che di film d’azione se ne intende, con all’attivo molti successi sia sul grande schermo (un c.v. da paura) che in tv (CSI, Cold Case, Senza traccia, ecc.). Suo il mitico film sul disastroso intervento americano a Mogadiscio in Somalia nel 1993, Black Hawk Down, girato da Ridley Scott. In 12 Soldiers si respirano le stesse sensazioni: fotografia esagerata con panoramiche e totali, questa volta dei monti afghani (ma girato nel New Mexico), combattenti in controluce al tramonto, elicotteri e pallottole che ci massacrano i timpani. Qui in più ci sono gli animali, i cavalli. Sembra anacronistico che nel 2001 si combatta ancora a cavallo, ma questa è la storia, vera, accaduta poco dopo la tragedia dell’11 settembre.

Questa la vicenda. Un’unità speciale americana di 12 uomini; denominata Alpha 595, viene lasciata in Afghanistan il 19 ottobre 2001 (furono le prime truppe Usa a entrare in territorio nemico dopo l’attaccante alle Torri Gemelle) con il compito di unirsi   alle truppe dell’Alleanza del Nord guidata dal generale Abdul Rashid Dostum con lo scopo di affiancare i 1.500 cavalieri e i 1.500 fanti afgani per liberare Mazar-i Sharif dai talebani. Guideranno via terra i bombardamenti pilotati dei bombardieri americani.

I 12 soldati, 12 Strong, forti, nel titolo originale americano, sono motivati dal loro patriottismo, vogliono combattere chi li ha terrorizzati in casa propria. E questa è la motivazione che li muove come volontari, decisi nel compiere la missione e ritornare a casa dai propri cari. L’impatto della squadra speciale con l’Afghanistan non è dei migliori, chilometri e chilometri montuosi percorribili perlopiù a cavallo e, a parte il capitano e un altro soldato, nessuno aveva mai cavalcato. E poi inizialmente vi era un divario con gli afghani, uniti contro i talebani ma divisi in fazioni, che consideravano al tempo stesso gli americani degli alleati, ma comunque degli intrusi che prima o poi se ne sarebbero andati. Il ghiaccio si scioglie quando il bel capitano (cinematograficamente s’intende) Mitch Nelsonin in un duro scontro che vedeva gli afgani soccombere accorre con la pattuglia Alpha e con un’azione spericolata salva baracca e burattini conquistando la fiducia del generale Dostum.

Bombe, sparatorie, conflitti a fuoco nel puro stile di Black Hawk Down con gli americani e afgani vincitori. Il tutto condito dai cavalli: sembrava la carica del 10^ Cavalleria che combatteva con mitra alla mano non gli indiani o i sudisti, ma i talebani. Tex Willer in tutta mimetica da combattimento Usa. Un western vero e proprio.

Il soggetto è stato tratto dal libro “Horse soldiers” e questo inizialmente doveva essere il titolo del film, che poi fu cambiato per rendere più forte l’azione patriottica dei soldati. In onore delle unità speciali americane vi è una statua in bronzo alta 5 metri di fronte a Ground Zero e al 9/11 Memorial con un soldato a cavallo che sembra proteggere il World Trade Center.



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