Niccolò Fabi racconta la rinascita/ “Il dolore per la morte di mia figlia Lulù l’ho trasformato in amore”

- Stella Dibenedetto

Niccolò Fabi racconta come è riuscito a trasformare in amore il dolore per la morte della figlia Lulù, scomparsa nel 2010 a soli 22 mesi per una meningite fulminante.

niccolofabi2018
Niccolò Fabi - Foto Instagram

La morte di un figlio è un dolore che accompagna per sempre la vita di un genitore. Ci sono, tuttavia, modi per riuscire a trasformare quel dolore in qualcosa di bello donandosi agli altri. E’ ciò che ha fatto Niccolò Fabi che, dopo la morte della figlia Lulù, avvenuta nel 2010 per una meningite fulminante, ha trasformato quel dolore enorme in amore. Riuscire a metabolizzare la scomparsa della figlia non è stato facile per il cantautore che, però, insieme alla compagna Shirin Amini, ha dato vita alla Fondazione “Parole di Lulù” che supporta e finanzia attività benefiche legate al mondo dell’infanzia. La Fondazione esiste ormai da otto anni e in questo periodo ha raccolto circa 250mila euro in donazione finanziando attività importanti come la ristrutturazione del reparto pediatrico dell’ospedale di Chiulo in Angola e l’attrezzatura della nuova pediatria dell’ospedale di Yirol in Sud Sudan e tanti altri. Un modo con cui Niccolò Fabi ha trasformato la rabbia e la sofferenza in un sentimento più nobile come l’amore per gli altri. Riuscire a farlo, però, non è stato facile come racconta lui stesso al Corriere della Sera.

IL RACCONTO DI NICCOLO’ FABI

“La verità è che siamo un Paese di esseri umani con grandi entusiasmi, generosità, slanci. Un Paese sentimentale, che dà grandi prove di collettività nelle emergenze. Ma di fatto siamo solisti, non orchestre, imbrigliati fra i tanti cavilli burocratici”, racconta al Corriere della Sera Niccolò Fabi che nel fare beneficienza ha scoperto che fare del bene in Italia è davvero difficile – “Se c’è una persona di riferimento che si spende per te, allora va tutto a buon fine. Altrimenti il rischio di rimanere impiantati è altissimo”. Dalla morte di Lulù sono passati otto anni e sull’esistenza della Fondazione, Niccolò Fabi osserva: “Non so neanche se oggi la chiamerei ancora così, la Fondazione: il motivo per cui continua Parole di Lulù non è continuare ad avere un rapporto con qualcuno che non c’è più. Eventualmente è rimanere attaccati a quello che noi abbiamo imparato grazie all’esistenza di qualcuno, ci permette di concretizzare qualcosa”. Nel corso della sua vita, Niccolò Fabi ha portato a casa risultati importanti raggiunti tutti con la separazione. Nel salutare una persona, così, il cantautore non vede sempre qualcosa di negativo: “Tutte le cose più importanti che ho imparato le ho imparate separandomi. Quindi non riesco a vedere una fine di qualcosa come qualcosa di negativo, che toglie dignità: non considero neanche il fatto che io e Shirin ci siamo lasciati come un fallimento, anzi a maggior ragione Parole di Lulù ha un ulteriore significato, in virtù di questo. Parole di Lulù è un sentimento, e quel sentimento per fortuna non è che si esaurisce”, conclude.



© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori