Sergio Endrigo/ Le canzoni più belle dell’artista scomparso nel 2005 (Una serata Bella… senza fine)

- Morgan K. Barraco

Questa sera, domenica 8 luglio, su Rete 4 va in onda “Una serata Bella… senza fine”: dedicata alla grande musica di Sergio Endrigo, Gino Paoli e Luigi Tenco.

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Sergio Endrigo (Wikipedia)

Il repertorio di Sergio Endrigo inizia a formarsi già alla fine degli anni Cinquanta, quando “Ghiaccio Bollente” e “Non occupatemi il telefono” formano il suo 45 giri al fianco di Riccardo Rauchi e della sua orchestra. Il successo non tarderà ad arrivare e permetterà all’autore di comporre alcune delle canzoni d’amore di più grande impatto di tutti i tempi. A dimostrarlo il clamore suscitato non solo agli occhi del pubblico, ma anche a quelli degli stessi colleghi. Mina, Marisa Sannia, Enzo Jannacci, Fiorella Mannoia. Sono solo alcuni dei nomi dei cantanti che nel tempo rivisiteranno le sue canzoni, dando la loro versione. L’importanza di Sergio Endrigo per la musica italiana non poteva che promuovere una serata in suo onore, realizzata da Marcella Bella. “Una serata Bella… senza fine”, è il terzo evento live della stessa ondata che la cantante ha voluto realizzare per ricordare Endrigo e Luigi Tenco. Rete 4 riproporrà la replica questa sera, domenica 8 luglio 2018, grazie all’esibizione di tanti ospiti. Le canzoni di Endrigo ritorneranno così a prendere vita nella loro pienezza e grazie alle voci di tanti amici che lo hanno conosciuto e nuove leve che hanno subito in qualche modo l’influenza della sua vena artistica. Nel corso dell’evento in tv, ascolteremo in apertura la sua “Io che amo solo te” interpretata da Paola Turci e “Te lo leggo negli occhi” grazie a Giovanni Caccamo. Quest’ultimo brano è stato realizzato da Endrigo e Sergio Bardotti e rivisitato in una versione particolare da Franco Battiato. Annalisa interpreterà invece “Canzone per te”, un brano con cui l’artista ha vinto il Festival di Sanremo nel 1968 grazie al duetto con Roberto Carlos, per un testo scritto a sei mani con Bardotti e Luis Bacalov. Caccamo intonerà inoltre nella seconda parte della serata la canzone “Era d’estate” (1963), lasciando poi il posto ad Annalisa per il brano “Lontano dagli occhi” (1969).

Sergio Endrigo, la vittoria al festival di Sanremo

Classe 1933, Sergio Endrigo rimarrà nella storia della musica italiana fin dalla sua vittoria al Festival di Sanremo, grazie al brano “Canzone per te” (1968). Sarà solo l’inizio di una lunga e vincente carriera, ma la canzone sanremese rimarrà nel cuore di Endrigo anche negli anni successivi. La riproporrà infatti diverse volte in tanti contesti televisivi e dal vivo, anche vent’anni dopo il traguardo registrato all’Ariston. La scomparsa del cantautore colpirà duramente il mondo della musica italiana e dello spettacolo, a causa di una malattia che non gli lascerà via d’uscita a 72 anni. E nonostante sia sempre ricordato come parte integrante della storia del nostro Paese, Claudia Endrigo non potrà fare a meno di sottolineare come il padre sia stato in seguito dimenticato da tutti, anche da quei colleghi che lo avevano sostenuto in vita. Parole dure che lasciano spazio anche ai ricordi più accesi e amari, dall’assenza che continua a farsi sentire nella vita di Claudia, per via della scomparsa del genitore. Lo scrive di suo pugno in “Sergio Endrigo, mio padre”, la biografia che ha pubblicato con Feltrinelli e che ha presentano nei giorni scorsi. Per riuscire ad ultimare questa sua opera, la figlia del cantautore ha letto ogni articolo sul padre e contattato i tanti artisti che hanno avuto la fortuna di lavorare al suo fianco. “Volevo lasciare una traccia“, sottolinea a Il Corriere della Sera, “è stata un’esperienza bella, ma anche dolorosissima“. Claudia infatti era convinta che il padre avrebbe vissuto in eterno ed ha dovuto fare i conti con una realtà diversa, in soli sei mesi. “Una parte di me se n’è andata via per sempre con lui“, aggiunge nel suo intervento, affermando con orgoglio che questo lavoro le ha permesso anche di capire che la sua visione di Endrigo era già del tutto corretta. “Un buono, con un lato ingenuo disarmante“, lo descrive.



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