FESTIVAL DI VENEZIA 2018/ Cuaron e Netflix conquistano il Leone d’oro: sorprese e delusioni di questa edizione

Festival di Venezia 2018: il Leone d’Oro va a Roma di Alfonso Cuaron (targato Netflix), ecco sorprese e delusioni di questa edizione. CARMINE MASSIMO BALSAMO

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Alfonso Cuaron con il Leone d'Oro (Twitter)

il Festival di Venezia 2018 è forse stato il migliore di sempre. Le aspettative erano altissime già dal giorno dell’annuncio del programma ufficiale, dopo aver visto le pellicole presentate al Lido non ci sono dubbi: sorpasso effettuato sul Festival di Cannes. Dopo il successo dello scorso anno, Barbera ha potuto proporre una selezione di titoli di altissima qualità. E c’è un dato importante che divide i due Festival: Netflix a Cannes è bandito, a Venezia è nel concorso principale e vince il riconoscimento più importante. E’ stato infatti Roma di Alfonso Cuaron ad aggiudicarsi il Leone d’Oro per il Miglior Film: un successo meritato nonostante la grande concorrenza, con il regista messicano che ha sfornato l’ennesimo capolavoro dopo lungometraggi del calibro di Y tu mama tambien e Gravity. Una storia personale, intima, girata in bianco e nero, con Cuaron che si conferma un maestro nel raccontare spaccati di vita.

Un altro titolo attesissimo che si è guadagnato due premi importanti è The Favourite, regia di Yorgos Lanthimos: il cineasta greco si è assicurato il Leone d’Argento Gran Premio della Giuria, mentre Olivia Colman ha ricevuto la Coppa Volpi per la Migliore Interpretazione Femminile. Dopo Il Sacrificio del Cervo Sacro, Lanthimos ha alzato l’asticella ed entra ufficialmente nell’Olimpo dei più importanti registi contemporanei: sarà protagonista anche agli Oscar. Il Leone d’Argento per la Miglior Regia, a sorpresa, è andato a Jacques Audiard per The Sisters Brothers, western con protagonisti O’Reilly e Phoenix. Un grande riconoscimento per l’artista francese, sbarcato al Lido nonostante fosse un habituè della Croisette. Non c’erano grossi dubbi sul vincitore della Coppa Volpi per la Migliore Interpretazione Maschile: Willem Dafoe è stato per distacco il miglior attore del concorso, vestendo alla perfezione i panni del Vincent van Gogh rivisitato dal ruspante Julian Schnabel.

Qualche dubbio sul premio alla miglior sceneggiatura, conferito a Joel e Ethan Coen per The Ballad of Buster Scruggs: nonostante l’interessante lavoro, la giuria avrebbe potuto premiare il coraggio di Roberto Minervini o il grande ritorno di Florian Von Donnersmarck. Infine, due premi per l’ottimo The Nightingale: il Premio Speciale della Giuria e il Premio Marcello Mastroianni a un giovane attore o a una giovane attrice a Baykali Ganambarr. Un successo enorme per Jennifer Kent, alla sua opera seconda dopo il boom di Babadook. Il concorso principale ha vantato una qualità impressionante: anche i titoli meno riusciti, pensiamo a Zan di Tsukamoto o a Peterloo di Mike Leigh, non possono essere di certo definiti disastri. Una assenza che spicca nell’elenco dei vincitori è ovviamente Suspiria di Luca Guadagnino: la rivisitazione dell’opera di Dario Argento non avrà convinto in toto la Giuria o, probabilmente, si tratta solo del primo round in vista degli Oscar che lo vede accostato a Roma e The Favourite.

Sempre della selezione Venezia 75, citiamo altri due lavori che meritano grande considerazione: What you gonna do when the world’s on fire? di Roberto Minervini e Sunset di Laszlo Nemes. Il regista italiano ha sfornato un altro ottimo documentario, una scottante riflessione sul concetto di razza in America, mentre l’autore ungherese fa sì un passo indietro rispetto a Il Figlio di Saul, ma conferma le grandi qualità dietro la macchina da presa. Chi non ha particolarmente convinto, quantomeno rispetto alle grandi aspettative della vigilia, è Damien Chazelle con il suo First Man: dopo l’exploit di La La Land, il regista americano ha portato sul grande schermo un biopic che non ammalia particolarmente.

Infine, passiamo alle pellicole presentate nelle sezioni collaterali. Fuori concorso sono assolutamente da non perdere due titoli: Shadow di Zhang Yimou, che si conferma uno dei punti di riferimento del cinema asiatico, e A Star is Born, esordio alla regia di Bradley Cooper con protagonista la popstar Lady Gaga. Particolarmente duro e commovente Sulla Mia Pelle di Cremonini, con un Alessandro Borghi straordinario. Non ha convinto particolarmente La Profezia dell’Armadillo di Emanuele Scaringi, tratto da un romanzo di Zerocalcare, mentre nella sezione Sconfini troviamo una chicca che presto uscirà in sala: si tratta de Il Banchiere Anarchico, con Giulio Base che porta sul grande schermo Fernando Pessoa. Cinema colto, per palati fini: il regista di Torino, qui anche sceneggiatore e attore, confeziona un piccolo capolavoro.

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