Fabrizio De Andrè/ Vent’anni dalla morte: “una piazza col suo nome”. Omaggio con Parole e musica di un poeta

Fabrizio De André, una vita in direzione “opposta e contraria”

10.01.2019, agg. alle 15:51 - Paolo Vites
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Fabrizio De André (foto LaPresse)

Sono passati esattamente vent’anni da quando è venuto a mancare Fabrizio De Andrè, ma l’arte del cantautore resterà per sempre nella storia della musica italiana. Per tramandare ai posteri l’arte e il talento di De Andrè, Andrea Fusani che ha raccolto 500 firme per la sua iniziativa, vorrebbe che il Comune di Massa Carrara dedicasse una piazza al cantautore. “Dopo 20 anni – spiega Andrea Fusani ai microfoni de La Nazione – sarebbe doveroso intitolare la piazza al grande autore. Come associazione culturale, dopo le indicazioni dell’assessore Federica Forti, lo scorso giugno, presentai domanda in Comune per ottenere il titolo della piazza. Era previsto un incontro pubblico durante il quale avremmo consegnato le firme. Tuttavia da allora non ho più saputo niente. Pare che il sindaco non sia così favorevole, ma preferisca intitolare a De Andrè il ridotto del teatro Animo” (aggiornamento di Stella Dibenedetto).

FABRIZIO DE ANDRÉ: L’OMAGGIO DELLA RAI

Sono passati vent’anni da quanto Fabrizio De Andrè morì devastato dalla malattia, un carcinoma polmonare diagnosticato l’estate prima. Un figura importante per la musica italia e per tale ragione, impossibile da non omaggiare  in vista di questo anniversario. Proprio questa sera Rai Uno trasmetterà alle 20.30 uno speciale su Faber, soprannome inventato da Paolo Villaggio, a cura di Vincenzo Mollica: Fabrizio De André, parole e musica di un poeta. Verranno ripercorse le sue parole, la sua musica, i suoi pensieri accompagnate da immagini del cantautore genovese. Ci saranno anche le sue storiche esibizioni, i racconti, le sue poesie, la sua Bocca di rosa o la guerra di Piero. Tante canzoni autobiografiche che hanno raccontato parti, incontri, ricordi, testimonanze della sua vita (Agg. Camilla Catalano)

VENT’ANNI SENZA

Scomparso a soli 59 anni a causa di un tumore l’11 gennaio 1999, il prossimo 18 febbraio Fabrizio De André avrebbe compiuto 79 anni. Purtroppo per tutta la vita, aveva smesso solo pochi anni prima di morire, era stato un forte bevitore, al limite dell’alcolismo, e non aveva mai riguardato le sue condizioni fisiche. D’altro canto lui era così, un “maledetto” della canzone, cantore di ribelli, prostitute, suicidi e accusatore di quella borghesia moralista, quella in cui era cresciuto appartenendo a una delle famiglie più ricche e in vista della sua città, Genova. Insieme a lui altri personaggi, che avrebbero dato vita alla cosiddetta scuola genovese, amici come Paolo Villaggio, Bruno Lauzi, Gino Paolo, Umberto Bindi e Luigi Tenco. Anarchici e dissacratori, la loro caratteristica era anche un forte cinismo nei confronti della vita, vista come una sconfitta perpetua.

FABRIZIO DE ANDRÈ, IL PRIMO 45 GIRI

La carriera di Fabrizio De André comincia nel 1961 con la pubblicazione di un 45 giri che contiene i brani Nuvole barocche e E fu la notte. Il primo grande successo è la melanconica ballata La canzone di Marinella che viene incisa anche da Mina. Il primo vero album esce solo nel 1967 disco che contiene la amara Preghiera in gennaio dedicata a Luigi Tenco, che si era suicidato a Sanremo. Negli anni 70 arrivano diversi album che ne cementano in tutta Italia la fama, soprattutto La buona novella e Non al denaro non all’amore né al cielo, rielaborazione della celebre Antologia di Spoon River. È solo a metà degli anni 70 che De André decide finalmente di esibirsi dal vivo, dopo aver combattuto per anni contro la timidezza combattendola con l’alcol. E nello stesso periodo, dopo aver divorziato dalla moglie da cui aveva avuto un figlio, Cristiano, si unisce alla cantante Dori Ghezzi che sposerà solo nel 1989 e da cui avrà una figlia, Luvi. La coppia è vittima di un drammatico rapimento nella loro abitazione in Sardegna, durato parecchio tempo, nell’ultimo scorcio degli anni ’70. Il suo più recente capolavoro, prima della morte, sarà il disco del 1984 Crêuza de mä, interamente in dialetto genovese e su musiche popolari, che verrà apprezzato anche all’estero.

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