Fabrizio De André, Buon Compleanno Faber/ L’omaggio di Rai 2: l’ultimo live del 1998

- Dario D'Angelo

Buon compleanno Faber, l’omaggio a Fabrizio De Andrè verrà trasmesso in seconda serata su Rai Due: carriera,  amori e amicizie del grande cantautore.

Fabrizio De André
Fabrizio De André, foto da Twitter (2019)

Nel corso dello speciale “Buon Compleanno Faber” in onda questa sera su Rai 2 verranno mandate in onda pure le immagini del concerto che il cantautore genovese tenne il 12 e 13 febbraio 1998, ovvero pochi giorni prima del suo ultimo compleanno e a soli pochi mesi di distanza dalla sua morte avvenuta in quel di Milano l’11 gennaio del 1999 per via dell’aggravarsi del carcinoma polmonare che l’aveva colpito. Ma non ci sono solo le emozioni di quell’esibizione, registrata presso il Teatro Brancaccio, dato che a parlare di De André questa sera ci saranno anche alcuni degli artisti protagonisti di recente sul palco del Teatro Ariston di Sanremo: tra questi Ligabue, apparso in versione di ospite, ma anche Enrico Ruggeri, i Negrita e le nuove leve guidate da Ermal Meta, Enrico Nigiotti e anche Ultimo. Infine, come detto, a completare questo “ritratto” in parole e musica di uno dei cantautori più amati di sempre “Buon Compleanno Faber” proporrà una intervista inedita rilasciata da Dori Ghezzi che racconterà le tappe del loro amore, dal primo incontro (avvenuto nel lontano 1974) alla famiglia fino agli ultimi tempi trascorsi insieme prima della prematura scomparsa avvenuta venti anni fa. (agg. di R. G. Flore)

IL COMPLEANNO DI DE ANDRE’

Fabrizio De André avrebbe compiuto oggi, lunedì 18 febbraio, 79 anni. La sua assenza fisica, però, non mina in alcun modo il lascito e l’eredità di un artista capace di ispirare almeno tre generazioni: nati, cresciuti, vissuti con in sottofondo la colonna sonora del cantautore nato nel 1940 in via De Nicolay 12 nel quartiere di Pegli, a Genova. Ed è a lui che è dedicato questa sera l’omaggio di Rai Due, che in seconda serata trasmetterà “Buon compleanno Faber”, un documentario realizzato da Luca Lepone che mescola le immagini dell’ultimo concerto registrato al teatro Brancaccio di Roma, nel 1999, al racconto di un amore grande come quello con Dori Ghezzi, intervistata non soltanto rispetto al proprio rapporto amoroso col cantautore ma sulla vita, le amicizie, gli affetti e le canzoni di un immortale della musica italiana.

CHI ERA FABRIZIO DE ANDRE’

Troppo difficile riassumere la vita di Fabrizio De André per date. Forse non lo avrebbe amato particolarmente neanche lui, così spiccatamente insofferente alle regole e anticonformista fin da bambino, quando costrinse i suoi genitori a ritirarlo dal collegio di suore dov’era stato iscritto e all’interno del quale proprio non riusciva ad ambientarsi. Gli stessi genitori che fin da subito notarono la sua predisposizione per la musica, avallandola con l’acquisto di un violino. “Bicio” è un cavallo di razza, impossibile non notarlo: è schivo rispetto ai riflettori, ma il suo talento è tale da conquistare nel giro di qualche anno il pubblico italiano. Si specializza nella canzone trobadorica francese, De André è un poeta delicato, raffinato, ha il coraggio di affrontare tematiche scomode. Ed è forse per questo che ancora oggi viene definito “il cantautore degli emarginati” o “il poeta degli sconfitti”. Canzoni come “Bocca di Rosa”, “La Guerra di Piero” e “Via del Campo” sono pezzi “evergreen”: meritatamente, verrebbe da aggiungere…

DE ANDRE’ E L’AMICIZIA CON PAOLO VILLAGGIO

Abbiamo detto dell’omaggio che Rai Due riserverà quest’oggi, lunedì 18 febbraio a Fabrizio De André intitolato “Buon compleanno Faber”, ma forse non tutti sanno da dove ha origine il soprannome “Faber”. Ad affibbiarglielo, con quel genio che lo ha caratterizzato in molte delle sue imprese, fu Paolo Villaggio in persona, suo amico personale, in ragione della passione di De André per i pastelli colorati Faber Castle. E fu proprio Paolo Villaggio, all’indomani della morte di De Andrè, ammalatosi di cancro ai polmoni e morto a Milano l’11 gennaio del 1999, a commentare:”Io ho avuto per la prima volta il sospetto che quel funerale, di quel tipo, con quell’emozione, con quella partecipazione di tutti non l’avrei mai avuto e a lui l’avrei detto. Gli avrei detto: “Guarda che ho avuto invidia, per la prima volta, di un funerale””.

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