GIULIO RAPETTI MOGOL/ “Lucio Battisti era avanti” (Che tempo che fa)

- Carmine Massimo Balsamo

Giulio Rapetti Mogol, paroliere e discografico di fama mondiale, ospite della nuova puntata di Che tempo che fa oggi 10 marzo 2019.

Giulio Rapetti Mogol
Giulio Rapetti Mogol

Giulio Rapetti Mogol si è raccontato tra passato e presente nel salotto di “Che tempo che fa” di Fabio Fazio rivelando alcuni retroscena sulla sua vita privata. L’autore ha raccontato di quando è stato bocciato all’esame di stato in quinta elementare: “arrivava una persona diversa dalla mia maestra e faceva lei i punteggi e ricordo che il tema che ci diede fu “come saranno le città del 2000” e scrissi che saranno tutte piene di grattacieli, con l’asfalto per cui sarà possibile andare sui pattini a rotelle…”. Poi Rapetti ricorda il padre: “Mio papà era un editore ha scritto una sola canzone dal titolo La Rosa tatuata” e rivela che lo Stato ha riconosciuto Mogol come suo cognome. Una carriera straordinaria quella di Mogol: 1500 canzoni che solitamente nascono dopo la musica come ha raccontato. “Io scrivo dopo, prima nasce la musica, devo capire il senso che ha la musica e devo immaginare nel momento più importante cosa sta dicendo e poi ricostruisco degli episodi che appartengono alla vita” raccontata l’autore che parlando della vita dice: “La vita ha una fragranza diversa dalla fiction, poi siamo tutti professionisti della vita e la gente riconosce per istinto se una cosa è vera oppure no”. La partecipazione di Mogol arriva in occasione di un anniversario importante: 50 anni da quel 5 marzo del 1969 in cui è uscito l’album omonimo di Lucio Battisti in cui c’erano grandi successi come “Per una lira”, “Un’avventura”, “Balla Linda”, “Io vivrò senza te” e “Non è Francesca”. “Lucio Battisti era avanti” sottolinea l’autore che ricorda: “ascoltava Led Zeppelin e tutta la musica più avanti che c’era”. (aggiornamento di Emanuele Ambrosio)

GIULIO RAPETTI MOGOL OSPITE DI CHE TEMPO CHE FA

Giulio Rapetti Mogol ospite della nuova puntata di Che tempo che fa, il programma condotto da Fabio Fazio in onda in prima serata su Rai 1. Paroliere di fama mondiale, il produttore discografico recentemente è stato nominato nuovo presidente del Consiglio di Gestione della Siae e il rilancio della musica italiana è stato affidato alle sue sagge e preziose mani. Noto anzitutto per il lungo e fortunato sodalizio artistico con Lucio Battisti, Mogol vanta una serie di grandi collaborazioni alle spalle: da Riccardo Cocciante a Bobby Solo, passando per Mango e Caterina Caselli, fino ai Dik Dik e Little Tony. Un contributo enorme alla musica nostrana e numerose le onoreficenze, basti pensare che nel 2008 la regione Valle d’Aosta ha istituito un premio intitolato a lui per l’autore del miglior testo musicale in lingua italiana dell’anno; a Giuria è presieduta dallo stesso Giulio Rapetti.

GIULIO RAPETTI MOGOL E LE “QUOTE” ITALIANE IN RADIO

Recentemente Mogol è stato tra i protagonisti della discussione sulla presenza delle canzoni italiane in radio, appoggiando su tutta la linea la proposta della Lega di riservare un terzo della programmazione giornaliera alla produzione nazionale. Ecco il commento del paroliere nato a Milano nel 1936: «Tale iniziativa avrebbe dunque un impatto positivo sul mercato radiofonico italiano, generando maggiori introiti in diritti d’autore e in diritti connessi e contribuendo ad aumentare la quantità di musica prodotta in Italia. Come sapete, promuovere la musica italiana significa infatti sostenere l’industria culturale del nostro Paese e quindi le tante persone che ci lavorano». Mogol ci ha messo dunque la faccia, inviando una lettera a chi di dovere perché si faccia di tutto perché questa legge venga approvata: il rilancio della musica nostrana passa anche dal suo principale mezzo di comunicazione, sostiene la SIAE.

MOGOL E IL RAPPORTO CON LA FEDE

Giulio Rapetti Mogol recentemente ha fondato il Centro europeo di Toscolano per formare i giovani che hanno voglia di mettersi in gioco, come autori, compositori, interpreti. Intervistato da Famiglia Cristiana, ha spiegato: «Questa scuola è la mia missione. Formiamo l’uomo per formare l’artista. Quale idea di uomo ho in mente? Sono cattolico e cerco Dio. La mia idea parte da ciò in cui credo: formare una persona responsabile, che capisca qual è il senso della vita e comunichi cose utili a tutti». E l’energia per portare avanti i suoi progetti arriva dalla fede: «Da lui, il Signore che mi protegge, non ho un’altra risposta che sia onesta. Bisogna stabilire questo canale. La prima motivazione deve essere aiutare gli altri, non pensare a fare soldi. E se uno lavora lavora lavora ce la fa. È assistito. Senza Dio siamo al centro del nulla».

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