DAVID DI DONATELLO 2019/ Il trionfo di Dogman con due “assenze” rumorose

- Carmine Massimo Balsamo

David di Donatello 2019, Dogman di Matteo Garrone fa piazza pulita ma fanno rumore il flop (ingiusto) di Alice Rohrwacher e l’assenza di Paolo Sorrentino

David di Donatello
La cerimonia di premiazione dei David di Donatello è andata in onda su Rai1

David di Donatello 2019, cala il sipario sulla 64^ edizione degli Oscar italiani. E sono molti gli spunti sviluppabili, ma bisogna partire dal trionfo assoluto di Dogman di Matteo Garrone: forte di quindici candidature, il film ispirato al delitto del Canaro ha portato a casa ben nove riconoscimenti e, soprattutto, registra la doppietta miglior film-miglior regia. Un grande e meritato successo per il regista romano, forte di un cast ben assortito, di una sceneggiatura di altissima fattura e dell’irresistibile tandem formato da Marcello Fonte (premiato a Cannes 2018) e da Edoardo Pesce (David per il miglior attore non protagonista). Garrone batte dunque Luca Guadagnino, ma Call me by your name può comunque consolarsi con il premio per la miglior sceneggiatura non originale e con il grande successo internazionale culminato con le numerose candidature agli Oscar 2019.

Capri-Revolution escluso dai premi principali, ma trionfatore in categorie cardini per il cinema di Mario Martone: basti pensare al premio per il miglior musicista (Apparat e Philipp Thimm) o a quello per i miglior costumi (Ursula Patzak). Poco da dire sui riconoscimenti ad Alessandro Borghi e ad Elena Sofia Ricci, rispettivamente miglior attore e miglior attrice: i due interpreti hanno vestito alla perfezione i panni di Stefano Cucchi e di Veronica Lario, meritando nettamente il successo. Particolarmente toccante la dedica dell’attore romano: «Questo premio è di Stefano Cucchi ed è un premio che voglio dedicare agli esseri umani e all’importanza di essere considerati tali, a prescindere da tutto». Giusto, a nostro avviso, anche il premio al miglior regista esordiente conferito ad Alessio Cremonini per Sulla mia pelle: un’opera potente e che non può lasciare indifferenti ma attenzione ai fratelli D’Innocenzo, Fabio e Damiano hanno un grande futuro…

Veniamo alle note stonate e partiamo da Lazzaro Felicedi Alice Rohrwacher. Prix du scenario al Festival di Cannes 2018, la fiaba coraggiosa della regista di Fiesole non ha portato a casa nessun riconoscimento nonostante le ben nove candidature: un’opera di grande qualità e di potente immaginazione che avrebbe meritato ben altra sorte. Così come del resto fa rumore l’assenza di Loro di Paolo Sorrentino nelle due categorie principali, miglior film e miglior regia: se è vero che il regista napoletano, assente alla cerimonia, non ha firmato il suo lavoro migliore, è difficile sostenere che non debba comunque rientrare tra i cinque film migliori della stagione. Insomma, Rohrwacher e Sorrentino “bocciati”: una proposizione che stride se si pensa al premio del pubblico vinto dal mediocre A casa tutti bene di Gabriele Muccino

Chiudiamo con la bella riflessione di Matteo Garrone, che ha parlato del momento vissuto dal cinema in Italia e della crescita esponenziale delle piattaforme streaming, Netflix su tutte: «Si è parlato molto dell’importanza di tornare al cinema, di quanto sia importante e bello poter vedere i film sul grande schermo: purtroppo è un periodo in cui le cose stanno cambiando velocemente. C’è la tendenza a vedere film a casa sulle piattaforme digitale, credo sia importante cercare di tornare al cinema. Ed è importante che i cinema diventino più grandi, invece la sensazione che ho è che le sale diventino sempre più piccole e i televisori più grandi: facciamo attenzione, se crescono i televisori facciamo crescere gli schermi dei cinema».

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