Marco Risi/ Fiction L’Aquila, Grandi speranze: “volevo raccontare…” (Domenica in)

- Morgan K. Barraco

Marco Risi, ospite della puntata di Domenica in di oggi, parlerà della fiction L’Aquila – Grandi speranze, che verrà trasmessa su Rai 1 in sei puntate

marco risi donatella finocchiaro giorgio tirabassi
Marco Risi, Donatella Finocchiaro, Giorgio Tirabassi
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Marco Risi presenta la fiction L’Aquila – Grandi speranze nel salotto di Domenica In.
“L’ho sempre immaginato come un film lungo – ha ammesso il regista – sei puntate vuol dire 10 ore di film, dieci ore per raccontare una cosa che è rimasta nel cuore nei sentimenti delle teste di quelli che hanno vissuto delle cose così terribili”. Risi ha spiegato di aver cercato di raccontare soprattutto “la storia di quelli che ce l’hanno fatta”, domandandosi “come vivranno, che ne è stato della loro vita? Devono ricominciare a vivere. Ma il posto di lavoro è lo stesso?”. L’ospite di Mara Venier ha poi ricordato i personaggi della pellicola: “Come Donatella, che quella sera lì ha perso una figlia, dopo un anno e mezzo le dicono che le indagini sono chiuse e lei vuole andare avanti. E poi c’è Giorgio – ha aggiunto Risi – che vuole che la città sia ricostruita lì, invece c’è qualcuno che vuole ricostruirla da un’altra parte. E poi c’è il binario parallelo, quello dei ragazzi”. (Agg. di Fabiola Iuliano)

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LA NUOVA FICTION PRESTO SU RAI 1

Marco Risi ha scelto di rendere omaggio ai cittadini italiani che dieci anni fa hanno dovuto fare i conti con un tremendo terremoto. Quanto accaduto all’Aquila in realtà non è terminato subito dopo, ma si è protratto per molto tempo e ancora oggi continua ad avere un peso sulle vite di chi ha vissuto la tragedia in prima persona. La nuova fiction L’Aquila – Grandi speranze racconterà in sei serate quanto vissuto da tutta l’Italia in quel momento, concentrandosi sulle vite di diversi personaggi che, anche se in modo diverso, parleranno di ricostruzione. Marco Risi parlerà del suo ultimo lavoro a Domenica In oggi, a pochi giorni dal debutto sul piccolo schermo di Rai  1 di questa fiction. Dolore e disperazione a fare da cornice a una storia che accende le luci sulle nuove generazioni, per un tributo del regista italiano alle 309 vittime che non sono sopravvissute al violento terremoto e che ha prodotto oltre 1.600 feriti.

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MARCO RISI, COM’È NATA LA FICTION “L’AQUILA, GRANDI SPERANZE”

“Un segnale molto forte che ha dato la città e che è stato sentito anche dalle istituzioni”, dice ad Askanews ripercorrendo quanto accaduto un anno dopo la decisione delle autorità di trincerare una particolare zona cittadina per creare una zona rossa. Un’imposizione che poi spingerà i cittadini a dare vita a quella che verrà definita come La giornata delle carriole, abbattendo le barriere e attivandosi per cominciare finalmente a costruire. Risale a circa cinque anni fa l’idea e la volontà del regista Marco Risi di raccontare quanto vissuto da L’Aquila negli anni successivi al violento terremoto. La storia inizierà un anno e mezzo più tardi, un periodo che corrisponde all’arrivo di Risi in città per la prima volta. È in quel momento che il regista intuisce di voler realizzare un film proprio in quella landa desolata, in cui il silenzio è assordante ed è possibile sentire il rumore dei propri passi.

L’ESPERIENZA ALL’AQUILA

“Non conoscevo la città e non sapevo della sua bellezza”, dice in conferenza stampa raccontando come entrando nella zona rossa aveva avuto la sensazione di trovarsi da solo all’interno di una città ormai fantasma. L’idea definitiva per la fiction L’Aquila – Grandi speranze arriverà però solo cinque anni dopo, quando decide di concentrarsi sul gruppo di ragazzini che sceglieranno di ottenere il controllo della città proibita, così come del gruppo di adulti impegnati nella grande opera di ricostruzione successiva. “Per me è stata la prima volta di un film così lungo”, dice a La Repubblica pensando alle tante storie che racconterà nella serie. Un’esperienza che gli è piaciuta in particolare per via del doppio binario che seguirà la narrazione, da un lato le generazioni dei giovanissimi che hanno vissuto la notte del terremoto e quella degli adulti, che con la loro saggezza e un forte spirito di cittadinanza decideranno di non attendere prima di poter riavere di nuovo la loro città.

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