IL RAGAZZO CHE DIVENTERÀ RE/ L’obiettivo centrato dal film di Cornish

- Emanuele Rauco

Joe Cornish realizza un puro film per ragazzi, pensato per loro. Il regista di fatto centra un obiettivo che sembra essersi posto

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Una scena del film

Se Mark Twain nel 1889 trasportava “Un americano alla corte di Re Artù”, Joe Cornish nel 2019 prende Mago Merlino e lo fa interagire da adolescente con un gruppo di ragazzini britannici contemporanei. Questa è la premessa de Il ragazzo che diventerà re, nuova opera di uno dei più interessanti autori di cinema per ragazzi, al secondo film dopo Attack the Block e dopo aver curato le sceneggiature del Tintin di Spielberg di Ant-Man.

Il protagonista è un ragazzino appassionato di storie e racconti cavallereschi che però viene spesso bullizzato dai compagni. Un giorno trova sulla sua strada la spada Excalibur: questo porterà Merlino ad apparire e a portare con sé la profezia della spada, tornata sulla Terra con il ritorno distruttivo di Morgana.

Cornish (apparentemente ispirato dalla serie animata Netflix “Trollhunters”, come anche il prologo disegnato fa pensare) realizza un puro film per ragazzi, pensato per loro, scegliendo toni, tratti di racconto, dinamiche e modalità di messinscena adatti ai ragazzi – un po’ come ha fatto Sandberg per Shazam! -, ma allo stesso tempo togliendosi lo sfizio di costruire un’avventura fantasy che possa scostarsi dall’egemonia cine-fumettistica.

Innanzitutto scegliendo il mix giusto tra spirito formativo-didattico e fantasia, tra ironia parodica e omaggio al ciclo della Tavola Rotonda, parlando dell’importanza del racconto oggi come fosse una versione più leggera e meno ambiziosa de La storia infinita e potendo poi contare sulla capacità di Cornish di utilizzare un certo tipo di immaginario spettacolare per adattarlo al proprio gusto e alle sensibilità del suo pubblico di riferimento.

Il ragazzo che diventerà re risulta in questo modo un prodotto praticamente perfetto, quasi propedeutico alla visione di Excalibur di John Boorman, tradizionale e molto convenzionale nell’impostazione, ma che può bearsi dell’alto professionismo britannico della sua confezione (effetti speciali di Steven Warner e Frazer Churchill, fotografia di Bill Pope, montaggio di Jonathan Amos e Paul Machliss) e di un lato fantasy gustoso con un finale “corale” ottimamente concepito e costruito.

Cornish forse fa un passo indietro, almeno in senso produttivo, rispetto al precedente film che era un Carpenter per adolescenti, ma nondimeno riesce a forgiare un film che senza dimenticare mai il proprio obiettivo e la propria platea sa tenere viva una tradizione cinematografica di avventure e immaginazioni classiche capace di reinventarsi con le generazioni, di far venir voglia al giovane spettatore di immedesimarsi, di continuare a giocare. Ed è un obiettivo più che mai prezioso.

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