ALIVE IN FRANCE/ Il lato inedito di Abel Ferrara, l’eterno bad boy tra musica e amore

Alive in France, Abel Ferrara tra musica e vita quotidiana: un doc che regala allo spettatore un lato inedito di uno dei registi più scomodi di sempre.

alive in france
Una scena del film

Alive in France segna il ritorno di Abel Ferrara: uscita evento nelle sale italiane dal 19 al 22 maggio distribuito da Mariposa Cinematografica. Presentato al 70esimo Festival di Cannes, candidato al premio L’Œil d’Or, il documentario svela nell’inedita veste di cantante-musicista uno dei registi più amati e controversi di Hollywood, noto per il suo anticonformismo: affiancato dai suoi storici amici Paul Hipp e Joseph Delia, Ferrara si esibisce nei concerti svoltisi in Francia in occasione della rassegna promossa dalla Cinémathèque de Toulouse (intitolata Addiction at Work, ndr) e si divide tra le colonne sonore dei suoi film più importanti e spaccati di vita privata. Dall’amore per la musica alla forte amicizia con i compagni di viaggio, Alive in France ci svela com’è la vita lontano dal set dell’eterno bad boy di Hollywood.

Pardo d’onore al Locarno Festival nel 2011, Abel Ferrara lo conosciamo tutti: ha scritto la storia del cinema con capolavori del calibro di Paura su Manhattan, L’Angelo della Vendetta o ancora 4:44 L’ultimo giorno sulla Terra, e le colonne sonore di quei film diventano protagoniste di Alive in France. Da New York Doll a Blindfold Blues, passando per After All Is Said and Done fino alle inedite Life is Good e Put It in Writing: il newyorkese ci trasporta nel suo mondo attraverso la musica, quella musica che gli scorre nelle vene e che accompagna la sua e la nostra quotidianità. Il rapporto intimo che esiste tra i film e le colonne sonore è lo stesso che esiste tra un regista e la sua arte: il punto di forza di Alive in France è proprio questo, un documentario ideale sia per gli appassionati della settima arte quanto agli amanti della musica.

Abel Ferrara in Alive in France affronta anche i ricordi del passato trasgressivo, che lo ha reso uno dei personaggi più scomodi di Hollywood, ma anche più amati per le qualità innate: il presente, ovvero i concerti e i momenti di quotidianità tra amici e famiglia, congiunge quel burrascoso passato con un futuro che riserverà molte altre sorprese (basti pensare che presenterà nei prossimi giorni la sua ultima fatica al Festival di Cannes 2019). E, come dicevamo, c’è anche la sua famiglia, con l’amore per l’incantevole figlia e la moglie, la giovane attrice Cristina Chiriac (presentata con un intenso ”She is my wife, the love of my life”): due figure centrali nella vita di Ferrara, che lo rendono un uomo dolce e sensibile, quasi irriconoscibile rispetto all’Abel duro e tormentato. Possiamo dunque parlare di una pellicola in qualche modo tenera, se non sentimentale: il che è tutto dire.

Al Manifesto lo stesso Ferrara, per spiegare il ruolo e l’importanza della musica nella sua arte, ha spiegato: «Il cattivo tenente è nato da una canzone, la musica è il punto di partenza di una storia che è poi diventata una sceneggiatura, e infine film». La musica è tutto e fa parte di noi, da sempre e per sempre. Anche Platone sosteneva che è per l’anima quello che la ginnastica è per il corpo…

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