ASBURY PARK: LOTTA, REDENZIONE, ROCK’N’ROLL/ La musica che salva, nei cinema italiani

- Paolo Vites

Nei cinema italiani il 22, 23 e 24 maggio il film che racconta la scena musicale e razziale di Asbury Park, la città da cui giunse Bruce Springsteen

springsteen asbury
Immagine dal film

La prima cosa che ci dice questo splendido film documentario è che sugli Stati Uniti ne sappiamo davvero poco. La seconda è che loro stessi, gli americani, sono bravissimi a venderci la loro storia come meglio preferiscono. Asbury Park, sorta di Rimini del New Jersey, si trova a pochi chilometri da New York. Eppure da sempre ci hanno venduto la storia che il razzismo sta nei bigotti e retrogradi stati del sud, quelli dove prima della Guerra civile c’era lo schiavismo e che solo il movimento per i diritti civili negli anni 60 portò alla fine della segregazione razziale. Ad Asbury Park, pochi chilometri da New York, fino alla fine degli anni 50 vigeva l’apartheid: per gli afro americani era proibito anche andare in spiaggia. Quando finalmente permisero loro una spiaggia solo per neri, gli diedero la più schifosa, quella dove sfociava la fogna della città. Esistevano, e ancora esistono, in realtà due Asbury Park, divise dalla linea ferroviaria: il West Side dove vivevano e vivono i neri americani e anche gli immigrati italiani, e l’East Side, la zona in riva al mare dove vivono i bianchi e dove dall’inizio del Novecento si recavano in vacanza i ricchi bianchi di New York.

La terza cosa che ci dice quel bel film documentario è che negli Stati Uniti il principio della sussidiarietà è una gran risorsa in uso da sempre e che in parte sta risolvendo la miserabile situazione della cittadina. In Italia è stato riconosciuto e inserito nella Costituzione solo dal 2001 e non è mai decollato veramente, per via dell’ostracismo centralista e statalista che da sempre regola il nostro paese (vedi il caso di Riace, dove si è arrivati ad arrestare il sindaco per aver costruito una realtà di pacifica convivenza che dava fastidio allo stato). Sussidiarietà significa che là dove lo stato non riesce o non vuole arrivare ci pensano i cittadini, dal basso, a creare lavoro, impresa, occupazione, sostegno sanitario. E’ quello che da anni si fa con ottimi risultati ad Asbury Park.

Infine un’altra cosa, non meno importante: questo film ci dice quello che molti di noi già sapevano, cioè che la musica unisce, salva, crea comunità, sconfigge il razzismo, diffonde bellezza e solidarietà.

E’ l’Asbury Park degli anni 60 della prima parte del film, divisa tra bianchi e neri dove i locali per la musica, arrivati a un certo punto a 73, erano gli unici luoghi dove bianchi e neri potevano stare insieme. Lo raccontano i protagonisti di quei giorni, Bruce Springsteen, Little Steven, Southside Johnny, David Sancious e una miriade di musicisti ed ex musicisti di quei giorni là. Ad Asbury Park venivano a suonare stelle di prima grandezza come i Rolling Stones, gli Who, B.B. King, ma erano i piccoli club che mettevano insieme giovani e giovanissimi, che per via del divieto di frequentare se non maggiorenni i locali, qua avevano il loro spazio. Il risultato fu il crescere di una generazione straordinaria che creò un proprio suono, il Jersey Sound, essenzialmente musica nera, soprattutto soul, e rock’n’roll. Interessante quando Springsteen dice che mettendo insieme la prima line up della E Street Band, spiega ai musicisti che quello che vuole ottenere è il suono di Van Morrison: altro che “nuovo Dylan”…

C’è chi divenne una stella di prima grandezza come lo stesso Springsteen, chi rimase lì, ma poco importa. Tra l’altro questo film ci dice un’altra verità, che una cittadina come Asbury Park aveva una scena musicale degna delle capitali della musica citate di solito nelle enciclopedie musicali. Il locale numero uno era l’Upstage, dove chi aveva suonato negli altri locali fino alle tre del mattino si recava visto che stava aperto sino alle 5 e così il pubblico. Qua cominciava un’altra scena, di baldoria, di jam improvvisate aperte a chiunque: potevi andare anche senza la chitarra, l’avresti avuta lì. Una scena libera e eccitante.

Tutto questo ebbe fine un giorno preciso, il 4 luglio del 1970, quando i neri del West Side si stufarono della loro condizione di emarginati, disoccupati, sfruttati e scesero in strada. Erano tempi, quelli, dopo l’uccisione di Martin Luther King in cui in tante città americane la rabbia dei neri sfociò nelle violenze. Il risultato fu un West Side letteralmente distrutto dagli incidenti che non si riprese mai più. Ma anche l’East Side perse i suoi tanti turisti che ormai avevano paura di andare in una città che era considerata pericolosa. Solo negli ultimi anni il tentativo dal basso ha permesso alla città di risorgere, ma resta ancora tantissimo da fare. La realtà della scuola di musica, aperta da un ex drogato, è uno degli esempi che viene illustrato, dove a ragazzini di ogni razza e religione viene data una chance. I locali hanno ricominciato ad aprire, nonostante abusi edilizi che per tutti gli anni 70 e 80 hanno messo in ginocchio la città. Il ricavato del film andrà in parte per promuovere programmi di educazione musicale per ragazzi: “Abbiamo sempre creduto che coinvolgere i giovani nelle attività artistiche o sportive costruisca educazione, fiducia e capacità di recupero” dicono gli autori.

Il film si conclude con Springsteen che scende le scale dell’Upstage, chiuso da 45 anni, ma ancora quasi intatto. Dopo di che agli spettatori viene offerta la possibilità di assistere ad alcune performance del grande concerto di beneficenza del 2017 in cui i protagonisti dell’Upstage si sono ritrovati sul palco insieme agli studenti della scuola di musica dopo tanti decenni: invecchiati, ingrassati, con pochi capelli, ma sempre con lo stesso fuoco nell’anima. Alla fine, è stata la musica a tenere in piedi l’anima di questa città tormentata, e ancora lo è.

Il film sarà nei cinema italiani il 22, 23 e 24 maggio distribuito da Nexo Digital. Nell’occasione il 24 maggio alle 21 e 30 dopo la proiezione delle ore 19 al cinema Anteo, davanti a Eataly Smeraldo si esibiranno Miami and the Grovers, band springsteeniana per eccellenza. Sempre il 24 invece l’autore di questo articolo presenterà il film alla proiezione delle ore 21 presso la multisala Le Giraffe di Paderno Dugnano.

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