CRISTINA CATTANEO/ “Non esistono autopsie di serie A e serie B” (Che ci faccio qui)

- Emanuele Ambrosio

Il medico legale Cristina Cattaneo è la protagonista della nuova puntata di Che ci faccio qui, il programma condotto da Domenico Iannacone su Rai3

Cristina Cattaneo, Che ci faccio qui Rai3

Il medico legale Cristina Cattaneo è la protagonista della nuova puntata di Che ci faccio qui, il programma condotto da Domenico Iannacone su Rai3. Una storia particolare quella di Cristina, professore ordinario di Medicina Legale presso l’Università degli Studi di Milano e direttore del Labanof, Laboratorio di antropologia e odontologia forense. Conosciuta anche come il medico legale dei delitti e dei naufragi di migranti, la Cattaneo ha recentemente pubblicato il libro “Naufraghi senza volto. Dare un nome alle vittime del Mediterraneo” in cui ha raccontato la sua esperienza di medico legale sui corpi dei migranti morte a Lampedusa nel 2013 e 2015. “Identificare il cadavere ormai è dato per scontato, ma abbiamo più di ventimila morti nel Mediterraneo” ha raccontato a L’Inkiesta la dottoressa che, parlando proprio di questo aspetto ha raccontato: “Dai tempi di Omero sappiamo che identificare i morti è un aspetto centrale della nostra cultura. Non tanto per chi è morto ma per la salute mentale dei vivi. Una madre che cerca il corpo del figlio morto e non lo trova, non può iniziare a elaborare il lutto. L’identità è importante anche per motivi pratici”.

Cristina Cattaneo: “Siamo di fronte al più grande disastro umanitario dalla seconda guerra mondiale”

Cristina Cattaneo parlando dei tantissimi migranti morti sulle coste ha detto: “Contando tutte le tragedie dei profughi, stiamo parlando di almeno 30.000 vittime. Il più grande disastro di massa dal dopoguerra a oggi”. Numeri assurdi e a volte questi morti non hanno un nome per una serie di motivi ed ostacoli amministrativi. Per questo motivo il medico legale si batte affinché si possa risalire all’identità del defunto, non solo per informare la famiglia che potrà così elaborare il lutto, ma anche per un dovere civico: “dare un nome ai morti prima di seppellirli è un dovere di civiltà che si assolve soprattutto per i vivi. E un fatto di salute mentale”. Non solo, il direttore del Labanof, Laboratorio di antropologia e odontologia forense ha sottolineato la differenza nel caso di un disastro in Occidente e le vittime migranti: “quando c’è un disastro aereo in Occidente corriamo tutti per capire se i nostri cari sono coinvolti, ma nessuno sa niente di questi migranti, né si interessa. Siamo di fronte al più grande disastro umanitario dalla seconda guerra mondiale, abbiamo più di ventimila morti nel Mediterraneo e nessuno muove un dito per identificarli. Sono morti senza identità”.

“Non esistono autopsie di serie A e autopsie di serie B”

Non solo medico legale sui corpi dei migranti anche per alcuni dei casi giudiziari di maggior rilievo: da Yara Gambirasio a  Elisa Claps, da Stefano Cucchi a Davide Rossi solo per citarne alcuni. La dottoressa dalla pagine del Corriere però ci tiene a sottolineare a gran voce una cosa: “voi giornalisti mi fate imbestialire con questa mania dei delitti celebri”. Per Cristina Cattaneo, infatti, non esistono morti di serie A e serie B: “se a tutti i morti fossero riservate le stesse attenzioni, il mondo sarebbe un posto migliore. Il giorno in cui è arrivata la signora Fadil ero semplicemente di turno. Non esistono autopsie di serie A e autopsie di serie B”.

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