FOTO HOT DILETTA LEOTTA/ Chi è stato? “Ora quando scatto ci penso due volte…”

- Fabiola Iuliano

Foto hot: Diletta Leotta parla a Verissimo del furto di immagini intime dal suo archivio privato. Fondamentale, in quel periodo, il sostegno di suo padre.

diletta leotta
Diletta Leotta

Nel corso dell’intervista a Verissimo, Diletta Leotta tocca l’argomento hackeraggio che l’ha vista vittima qualche tempo fa. Dal suo cellulare sono stati rubati dati sensibili e anche foto hot molto private. “Chi subisce una violazione della privacy è una vittima, non è un colpevole. Ora quando scatto una foto ci penso, anche se ne faccio così tante…” ammette la giornalista sportiva. La Leotta ancora spiega cosa nello specifico è capitato in quei momenti: “Mi hanno rubato foto e numero di telefono che hanno poi pubblicato su Facebook credo. – e aggiunge – Me ne sono accorta perché mi ha avvisato un mio amico e ho cominciato a ricevere messaggi su whatsapp fino a quando non si è spento.” Non manca il cenno diretto alle foto hot poi finite in rete: “Erano foto vecchissime di cui io non sapevo neanche che esistessero ancora.” (Aggiornamento di Anna Montesano)

Tre anni fa il furto delle foto hot di Diletta Leotta

Sono passati più di tre anni da quando alcune foto hot di Diletta Leotta, assieme a file video e audio, sono stati sottratti dal suo dispositivo mobile e diffusi in maniera illecita. Di questo, la giornalista di Dazn parlerà oggi pomeriggio a Verissimo, dove spiegherà che chi subisce il furto di foto intime dal proprio cellulare non è il carnefice, bensì la vittima. La Leotta aveva parlato della vicenda all’indomani della violazione del suo dispositivo mobile in un’intervista concessa al Corriere della Sera, svelando di aver intuito che la situazione era più grave del previsto poiché il suo telefonino “non la smetteva di squillare”. Oltre agli scatti, di cui solo cinque o sei riconducibili a lei, era stato reso pubblico anche il suo numero di telefono; ed è stato solo allora che la giornalista sportiva ha capito la necessità di rimboccarsi le maniche: “Ho tirato fuori una forza che non credevo di avere. Ma dopo tre giorni sì, ho ceduto”.

Il presunto hacker si difende

Lo scorso febbraio Diletta Leotta è stata ascoltata in procura dal pm Carlo Villani come parte offesa in merito al furto di foto hot dal suo archivio privato. Oggi, per quella vicenda, c’è un indagato, un ragazzo della provincia di Modena che all’epoca dei fatti era ancora minorenne. Il presunto haker, però, si è difeso sui social, dove qualche settimana fa ha condiviso un accorato appello per opporsi alle accuse mosse nei suoi confronti. “Non sono io il pirata informatico – ha dichiarato il presunto haker – Spero che questo messaggio diventi virale così da poterle chiedere, signora Leotta, cosa cerca da me? Giustizia? Non sono stato io ad hackerare un bel niente”. Il ragazzo si è difeso spiegando di aver ricevuto le immagini su WhatsApp e di averle fatte girare in una casella drop box, ma dopo una prima richiesta di archiviazione da parte della Procura dei minori, è stato convocato dal tribunale di Milano perché la giornalista si è opposta alla richiesta di archiviazione.

Diletta Leotta: “Mio padre è stato il mio riferimento”

Dopo il furto di foto hot dai suoi archivi privati, Diletta Leotta è più volte tornata sulla vicenda per sensibilizzare l’opinione pubblica e i più giovani a un corretto utilizzo dei dispositivi mobili. “Credo sia fondamentale, visto che ormai mia nipote, che ha 6 anni, utilizza lo smartphone molto meglio di me – ha spiegato al giornalista di Dazn a IlQuotidiano.net – È quindi necessario che ci sia un’istruzione adeguata sul tema. Penso che sia necessaria non solo una legge per regolare questo campo, ma anche una comunicazione sui rischi che corrono i ragazzi sulla Rete”. Nell’intervista concessa a Verissimo, la Leotta ha rivelato di essere riuscita a superare tutto grazie al supporto costante di suo padre: “è stato il mio riferimento, mi ha dato calma, serenità e la lucidità per affrontare la situazione”, ma la cosa più importante, ha aggiunto in seguito “è stata tornare subito alla normalità a fare con sicurezza il mio lavoro”.



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