Gianpietro Ghidini/ “Noi genitori abbiamo sbagliato tutto” (S’è fatta notte)

- Fabio Belli

Gianpietro Ghidini. Ospite a S’è fatta notte: il fondatore dell’associazione “Pesciolino Rosso” racconta il suo lavoro dopo la morte del figlio Emanuele.

gianpietro ghidini 2019 rai
Gianpietro Ghidini a La vita in diretta

Gianpietro Ghidini sarà ospite della nuova puntata di “S’è Fatta Notte”, talk show in terza serata in cui racconterà come la sua straziante esperienza di genitore si sia trasformata in un modo per ricominciare a vivere e dedicarsi agli altri, facendo del bene. Gianpietro è il papà di Emanuele, un ragazzo di 16 anni che ha perso la vita all’improvviso, gettandosi in un fiume in seguito all’assunzione di una pastiglia di ecstasy che l’ha portato all’insano gesto. Un lutto devastante, improvviso dal quale Gianpietro Ghidini, per sua stessa ammissione, credeva di non poter mai riprendersi. E invece ha raccolto le sue forze per dedicarsi all’informazione e alla lotta contro le droghe, organizzando incontri con quelli che nel corso degli anni sono diventati migliaia di giovani parlando con loro, e ricordandogli come la rincorsa dei propri sogni e delle proprie aspirazioni non deve trovare un ostacolo in un incubo come la droga. Un’attività che col tempo gli ha consentito di ridare un senso a una vita che era sprofondata nella depressione.

GIANPIETRO GHIDINI, L’ASSOCIAZIONE “IL PESCIOLINO ROSSO”

La tragedia di Emanuele Ghidini si è consumata il 16 novembre del 2013: il ragazzo era uscio a cena con degli amici più grandi ed era stato convinto a provare un acido che aveva scatenato dei mostri nella sua testa, tanto da portarlo, in piena notte, a gettarsi nel fiume Chiese, nel bresciano. Proprio quello stesso fiume in cui 10 anni prima, da bambino, aveva liberato un pesciolino rosso con il papà Gianpietro, che ha chiamato “Pesciolino Rosso” l’associazione che aiuta i giovani a stare lontani dai tentacoli della droga e che tiene viva la memoria di Emanuele. Gianpietro ha spiegato in un’intervista: “ Molti ragazzi si avvicinano alla droga ed iniziano quasi per gioco. Secondo me nessuno inizia con il dire “voglio essere un drogato” iniziano per provare, perché gli amici dicono che in fondo non fa male, quindi la curiosità è innata in un ragazzo. Inizialmente è per scoprire e quindi è molto più facile circuire, molto più facile convincerli di determinate cose. Un giovane non ha la consapevolezza e la conoscenza del mondo di un adulto, che ti portano a fare delle scelte ponderate.

“I GENITORI NON CHIEDANO AI FIGLI DI ESSERE PERFETTI”

Prima della tragedia di Emanuele, Gianpietro Ghidini viveva una vita da imprenditore di successo ma segnata da tanti sacrifici, 15 ore al giorno di lavoro che lo hanno portato a volte anche a sottrarre tempo prezioso da vivere con i figli bambini (oltre ad Emanuele, ha altre due figlie, Alessandra e Giulia): “Tornavo a casa tardi, quando i ragazzi dormivano già. Oppure ero talmente stanco e distratto che li ignoravo se mi chiedevano di fare la lotta sul tappeto. Lavoravo per garantire alla mia famiglia sicurezza e un buon tenore di vita. Credevo a chi mi faceva sentire un uomo di successo. Avevo comprato case di cui ora non so che farmene e sto cercando di disfarmi di tutto quanto. A che mi serve?.” E secondo Ghidini è l’ascolto la chiave che i genitori possono utilizzare per aprire il cuore dei loro figli: “Noi genitori abbiamo sbagliato tutto, abbiamo insegnato ai nostri figli che devono essere perfetti e avere successo. Arriviamo da una cultura di materialismo e accumulo, chiediamo sincerità ma abbiamo una vita piena di bugie. E tante volte i nostri figli ci vedono come carabinieri e non come protettori, per questo non si confidano con noi”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA