Gregorio Ciancaglioni/ Ex pugile pastore “Vivo fuori dal mondo ma sono libero”

- Emanuele Ambrosio

Gregorio Ciancaglioni dal ring alla natura. La storia del pugile pastore al centro della prima puntata di “Che ci faccio qui” di Domenico Iannacone

gregorio ciancaglioni
Gregorio Ciancaglioni

Pugile e pastore, Gregorio Ciancaglioni, si è raccontato a “Che ci faccio qui”, spiegando la sua nuova vita. Da dieci anni vive infatti in campagna, senza mai lasciarla. «Ho tanto tempo per pensare, ma non mi va di farlo. Cosa mi manca? Nulla, assolutamente niente. Io sono molto felice», ha raccontato al programma di Raitre. Gregorio Ciancaglioni ignora chi sia al governo e tutto ciò che accade intorno a lui. «Sto bene dove sto, in mezzo ad un prato. Se la città è vicina, neppure mi tocca. Sono sganciato da qualsiasi cosa: non ho la macchina, non ho rinnovato la patente». Ha quindi spiegato come vive: «Senza che la quotidianità mi possa danneggiare. Non vado via da qui da circa dieci anni. Non arrivo neppure a Ponte Milvio». Gregorio Ciancaglioni è consapevole della sua condizione insolita: «Sono fuori dal mondo – spiega a “Che ci faccio qui” – ma sono libero e vivo in campagna». (agg. di Silvana Palazzo)

Gregorio Ciancaglioni a “Che ci faccio qui”

Gregorio Ciancaglioni dal ring alla natura. La storia del pugile pastore al centro della prima puntata di “Che ci faccio qui“, il programma condotto da Domenico Iannacone trasmessa martedì 7 maggio su Rai3. Il conduttore è pronto a racontare la storia di un uomo che un giorno ha deciso di stare fuori dalla città pur rimanendoci dentro. A pochi passi dal centro di Roma c’è il mondo di Gregorio, ex pugile professionista che ha deciso di lasciare il caos cittadino per vivere in una realtà completamente diversa, a contatto con la natura e in compagnia del suo cane e delle sue pecore. “Io parlo con le mie bestiole, non strillo mai. Le accarezzo e loro mi seguono senza paura” ha raccontato il pugile pastore, che dopo tantissimi incontri sul ring ha dovuto arrendersi dinanzi alla vita.

Gregorio Ciancaglioni: il pugile pastore

Il colpo finale è arrivato durante un incontro che ha messo la parola fine alla sua carriera. Il 26 agosto del 1980 un colpo che non è riuscito a schivare, gli ha causato il distacco del cristallino dell’occhio sinistro con conseguente fine della carriera. Guardando una vecchia foto, di quelle utilizzate per il tesserino della Federazione pugilistica italiana, riguardandosi Gregorio Ciancaglioni dice: “quello con i capelli neri sono io”. Oggi di tempo ne è passato: Gregorio ha i capelli bianchi, ma guardando al passato non ha alcun rimpianto della sua carriera da pugile. Il suo sogno, infatti, era quello di avere delle capre, strano a dirsi ma è così. “Volevo fare tutte e due” ha raccontato l’ex pugile pastore che con i primi guadagni ha proprio comprato delle caprette, che in quegli anni costavano davvero poco. “Il pugile e il pastore non combattono la solitudine” dice Gregorio che in passato è stato felicemente sposato, ma poi le cose sono andate male. Parlando della moglie, infatti, ha raccontato: “Avevo una moglie, ci siamo lasciati e vuole che le intesti la casa dove abita. Ma scherziamo, mica sono Berlusconi”.

Gregorio Ciancaglioni: “faccio il pastore da quando avevo 7 anni”

“Faccio il pastore da quando avevo sette anni, sempre a Tor di Quinto” ha confessato Gregorio Ciancaglioni, che parlando della sua infanzia e della famiglia ha rivelato: “mio padre non voleva che facessi il pugile. Ma io avevo un temperamento violento, alla strada ho preferito la palestra”. Poi arrivano i primi incontri e i primi successi: “Al primo incontro a Napoli ho preso duecentomila lire, avevo 17 anni. Ero scattante, veloce, avevo fiato. La più bella vittoria con Annunziato Danna, ai punti”. Gregorio ha dovuto poi fare i conti con un brutto incidente, che ha messo la parola fine alla sua avventura sportiva: “dopo l’infortunio ho dovuto lasciare. Avevo il gregge di capre allora, poi ho preferito le pecore, sono più docili. Ne ho 150, ma per avere un bel gregge ce ne vorrebbero trecento”. Oggi però non nasconde di avere non poche difficoltà economiche: “Sopravvivo a fatica, alcuni mesi guadagno 150 euro altri 800. Il latte lo pagano poco, 65 centesimi al litro. La gente non lo beve perché pensa che è grasso”.

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