Michele Placido/ Commoso per la morte della mamma: “per tre giorni…” (Verissimo)

- Rossella Pastore

Michele Placido ospite a Verissimo per raccontare la sua vita attuale. Al momento, l’attore si divide tra produzione cinematografica e quella vitivinicola.

Michele Placido (Facebook)
Michele Placido (Facebook)

Acclamato da tutto il pubblico presente nello studio di Verissimo, Michele Placido ripercorre quasi 50 anni di carriera nel corso dei quai ha sempre avuto l‘affetto del pubblico. “Non me l‘aspettavo, forse perché quando ho cominciato non ho mai pensato a diventare una star, ma un semplice lavoratore dello spettacolo. Volevo salire sul palcoscenico del teatro e restarci il più a lungo possibile. Poi ho avuto anche la fortuna di essere chiamato da grandi registi” – racconta l‘attore e regista. “Mia madre è rimasta vedova a soli 40 anni. Io e i miei fratelli più grandi abbiamo contribuito a mantenere i fratelli più piccoli. Mia madre, poi, si è trasferita a Roma e io sono entrato in accademia. La fortuna, poi, mi ha assistito ed è stato come se mi avesse assistito mio padre”, racconta Placido che ha perso la madre da pochi mesi. “Io recitavo a Padova e, alla fine dello spettacolo, insieme a mio fratello partivo da Padova, andavo a San Giovanni Rotondo per stare con lei. M’intrattenevo un’ora e mezzo e ripartivo. L‘ho fatto per tre giorni consecutivi, ma oggi sono felice”, racconta Placido per poi leggere una poesia dedicata alla mamma (aggiornamento di Stella Dibenedetto).

“Al cinema un momento di stallo: sempre le stesse facce”

All’alba dei suoi 73 anni, Michele Placido si riscopre viticoltore. La passione per il vino lo ha riavvicinato alla sua terra, la Puglia, dove ha fondato l’azienda Placido Volpone. Nella sua vita c’è spazio anche per il calcio, e in particolare per la Juve, che tifa praticamente da sempre. Ma al primo posto – non è difficile intuirlo – resta la recitazione, al cinema e soprattutto in teatro. Di tutte queste cose parlerà a Silvia Toffanin, nel corso della sua intervista a Verissimo su Canale 5. Placido è un artista eclettico, multiforme, che non si è mai adagiato sugli allori. Nemmeno quando, nell’84, raggiunse la popolarità con il commissario Cattani. L’attore è anche proprietario di una casa di produzione, la Goldenart Production, che si occupa di cinema e di teatro. Proprio in teatro – dicevamo – ha collezionato le ultime medaglie. Merito di Piccoli crimini coniugali, di cui ha curato anche adattamento e regia.

Michele Placido e il calcio

Altra costante nella vita di Michele Placido è la fede calcistica. Le ultime dichiarazioni rilasciate a Tuttosport non hanno fatto piacere ai tifosi del Napoli, da sempre “nemici” dei bianconeri: “Non ho sofferto per nessuno sfottò dopo il ko con l’Ajax. Piuttosto mi hanno fatto sbellicare dalle risate i fuochi d’artificio di Napoli. Hanno festeggiato l’uscita dalla Champions di una squadra italiana, salvo poi essere eliminati in Europa League senza segnare neppure un gol all’Arsenal”. Insomma: chi la fa l’aspetti. E guai a punzecchiarlo su questo argomento. Per il resto, non si preoccupa se qualcuno lo scredita nel suo campo: “Penso di aver avuto tanto nel mio lavoro“, confessa al Giornale, “sicuramente ci sono state delle cose che non ho gradito, però i miei crucci sono altri, non sono una brutta critica o non aver avuto un David di Donatello in più”.

Michele Placido: “Il cinema è fermo”

Nell’agenda di Michele Placido c’è un evento importante che lo vedrà coinvolto insieme al suo marchio. L’appuntamento è a domani, domenica 5 maggio, data della manifestazione “Bianca di Puglia” organizzata dall’Ais di Bari (Associazione Italiana Sommelier). Sempre al Giornale, Placido ha ammesso di preferire questo ambiente, a quello in cui siamo abituati a vederlo: “Nel mondo del cinema e del teatro c’è un momento di stallo, si vedono sempre le stesse facce. Questo coinvolge anche me, faccio parte del sistema. Magari qualcuno mi dicesse: le diamo una scuola di campagna e vada a insegnare a dei ragazzi che non hanno la possibilità di avere qualcuno con un po’ di esperienza. In una nazione civile, nuova, dovrebbe esserci la possibilità di donare a chi è inesperto la propria capacità professionale”.

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