Clementi “Scuola? Bene riapertura, dubbi su test salivari”/ “Meglio tamponi classici”

- Davide Giancristofaro Alberti

Si dice d’accordo con la riapertura della scuola il professore del San Raffaele, Clemente: “Andava riaperta per i ragazzi, ma i test salivari rapidi…”

massimo clementi
(Otto e mezzo, 2020)

Massimo Clementi, virologo e professore del San Raffaele di Milano, storce un po’ il naso di fronte all’adozione dei test salivari rapidi per il ritorno a scuola. “Mi pare ottimistico quel 95% di sensibilità che viene citato – le sue parole durante un’intervista rilasciata ieri ai microfoni dell’Adnkronos – solo uno di questi test mi pare sia arrivato a quel livello, ma abbiamo visto tanti esiti diversi per gli altri. Non sono convinto sul fare affidamento su questo tipo di controllo”.

Secondo Clementi sarebbe meglio continuare ad utilizzare i molecolari, che sono quelli al momento più affidabili: “A mia informazione – prosegue il direttore del Laboratorio di microbiologia e virologia dell’ospedale San Raffaele di Milano e docente all’università Vita-Salute – il test antigenico salivare non ha ancora dato grandi evidenze di sensibilità. Quindi io, al momento, farei quel che si è sempre fatto in passato: monitorare se ci sono casi usando i test molecolari”.

CLEMENTI: “LA SCUOLA ANDAVA RIAPERTA SENZA DUBBIO”

Secondo Clementi l’utilizzo dei tamponi dovrà comunque essere oculato e mirato “non così a tappeto. E tracciare i contagi, identificare gli infetti, isolare e mettere in quarantena quando serve. Poi c’è il grosso nodo dei trasporti e, sinceramente, non so se su questo si sia fatto qualcosa”. E a proposito dei trasporti, si tocca anche il tema scuola, ormai a meno di una settimana dalla grande riapertura in tutta Italia, escluse le zone rosse: “La scuola andava riaperta, non ci sono dubbi su questo. Ho sentito amici psicologi che sono preoccupati per una ricaduta psicologica negativa sui ragazzi, di diversa entità a seconda dell’età”. Secondo il professor Clementi il ritorno delle lezioni in presenza “serviva per il ritorno alla vita normale dei ragazzi. Il modello ideale, se non c’è un problema grave a livello di pandemia, è ovviamente quello di una scuola aperta sempre. Ma non si poteva fare diversamente”.



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