CLIMA & AMBIENTE/ Così la digitalizzazione taglia oltre il 50% della CO2 italiana

- Edmond Dantès

La digitalizzazione contribuirà a oltre il 50% della decarbonizzazione nei prossimi trent’anni, è la stima di una ricerca di Atos Italia con The European House – Ambrosetti

inquinamento causa infertilità
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Come noto, la trasformazione digitale e rivoluzione verde sono i pilastri al centro dei piani di ripartenza post pandemica italiani ed europei: rappresentano due direttrici strategiche e congiunte, abilitatori fondamentali per una economia e una società più sostenibili e resilienti. Ma quali sono le sinergie tra transizione verde e transizione digitale? Quale il contributo che il digitale può introdurre rispetto alla realizzazione degli obiettivi climatici dell’Europa e dell’Italia?

A queste domande ha risposto il lavoro di ricerca “Verso una net zero society. Tecnologie e strategie digitali per un mondo a emissioni zero”, il progetto di Atos Italia con The European House – Ambrosetti per quantificare scientificamente quale sarà l’impatto della digitalizzazione nell’impegno verso una ripartenza del Paese sostenibile e decarbonizzata, presentato in un convegno dedicato al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia “Leonardo Da Vinci” di Milano.

Secondo quanto emerso e illustrato dallo studio “Verso una net zero society. Tecnologie e strategie digitali per un mondo a emissioni zero” di Atos Italia con The European House – Ambrosetti, il digitale e l’evoluzione tecnologica informatica potranno contribuire ad oltre il 50% del percorso di decarbonizzazione e neutralità climatica italiana da oggi al 2050, realizzando un impatto cruciale e di assoluto rilievo. Nella strada italiana per la transizione, sarà necessario implementare 20 leve digitali strategiche, acceleranti o abilitanti – tra Automazione, Intelligenza Artificiale, Internet of Things, High Performance Computer, Digital Twin e Piattaforme digitali – in favore degli 8 settori oggi maggiormente coinvolti nei consumi di emissioni inquinanti del Paese: i trasporti, il settore elettrico, il settore manifatturiero, i servizi, i rifiuti, le famiglie e i consumi domestici, l’agricoltura, i processi industriali e altre fonti fossili.

Per valutare l’impatto del digitale su questo complesso processo, è stato realizzato un modello interpretativo articolato: un “prisma” attraverso cui filtrare l’apporto delle tecnologie digitali al processo di decarbonizzazione, considerando le 7 dimensioni cruciali di efficienza, circolarità, elettrificazione, sostituzione delle fonti fossili, conservazione dell’energia, rimozione della CO2 e infrastrutture. Il modello d’impatto è stato costruito a partire dalla più appropriata letteratura scientifica specializzata, a cui è stata affiancata un’operazione di dialogo e rendicontazione diretta a fianco delle principali aziende italiane, capofila nei programmi di decarbonizzazione.

Secondo i risultati della ricerca, entro il 2050 la dimensione quantitativa del peso del digitale al processo di decarbonizzazione italiano è addirittura maggioritaria rispetto alla componente “non digital”: il contributo diretto e indiretto del digitale sarà infatti responsabile del 53,2% dell’abbattimento delle emissioni inquinanti. Di queste, il 17,8% sarà abbattuto direttamente dal digitale, e il 35,4% in maniera indiretta. A livello di settore, il contributo diretto e indiretto del digitale risulta importante in quelli in cui si concentra, a oggi, la produzione di CO2 italiana: in particolare il settore del trasporto stradale, quello elettrico e quello dei processi industriali e fonti fossili. Insieme, questi settori pesano per il 58,7% delle emissioni italiane del 2019, ma, grazie agli impatti diretti e indiretti del digitale, vedranno una riduzione rispettivamente del 100%, 85,5% e 42,5%. All’estremo opposto, invece, risultano più marginalmente impattati dal digitale il comparto dei rifiuti e quello agricolo, con rispettivamente un contributo del digitale – diretto ed indiretto – del 12,8% e 5,2% delle emissioni che questi settori dovranno abbattere.

In conclusione, lo studio ha presentato alcune proposte strategiche per il sistema Paese, concrete e azionabili, con il fine di trasformare l’Italia in avanguardia tecnologica e industriale nella transizione verde globale: lanciare un New Deal delle competenze digitali, con la creazione diffusa di corsi di cittadinanza digitale, coding e data science a partire dalla scuola d’infanzia, con un investimento nell’alfabetizzazione informatica degli stessi docenti; valorizzare la sinergia tra digitalizzazione e sostenibilità nei criteri allocativi e per la selezione dei progetti e l’allocazione dei fondi del Pnrr, a livello nazionale come a livello locale; creare dei poli di eccellenza per lo sviluppo di tecnologie digitali per la decarbonizzazione nei settori del trasporto, sistema elettrico e per i servizi (settori in cui si concentra l’impatto del digitale), che abbiano l’obiettivo di sviluppare ecosistemi di impresa con leadership tecnologica e industriale a livello globale; costruire un indicatore che misuri l’impatto della digitalizzazione sulla transizione verde, che ne permetta la misurazione nel tempo e un confronto continuativo tra Paesi.

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