CLIMA/ Costruire un futuro resiliente su dati certi per non scivolare nel “si salvi chi può”

- Fabrizio Piccarolo

Fondazione Lombardia per l’Ambiente ha a cuore una delle sfide più urgenti per il nostro tempo, quella di affrontare gli impatti dei cambiamenti climatici per un domani più resiliente

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Studenti delle superiori in piazza per il clima (LaPresse)

Una delle sfide più urgenti per il nostro tempo, che sta particolarmente a cuore alla Fondazione Lombardia per l’Ambiente, è quella per affrontare gli impatti dei cambiamenti climatici in atto e costruire così un futuro più resiliente.

Si tratta di un fronte “caldo” in tutti i sensi, come testimonia la nuova strategia adottata dalla Commissione Europea a fine febbraio (seguendo l’indirizzo tracciato nell’European Green Deal del 2019), per affrontare un’urgenza che negli ultimi cinque anni ha mostrato dati di evidente gravità. Studi internazionali – su tutti United in Science 2020 Report. A multi-organization high-level compilation of the latest climate science information – evidenziano che si è appena concluso il decennio più caldo mai registrato per il nostro pianeta, nel corso del quale il record dell’anno più caldo è stato battuto non una ma otto volte. E che anche per l’Europa si è tradotto negli anni più caldi di sempre, con ondate di calore, periodi di siccità e incendi in tutto il continente. Una serie di ondate di calore da record ha fatto di luglio 2019 il mese più caldo mai registrato, seguito immediatamente dopo da luglio 2020. A questo si sommano la frequenza e la gravità di altri eventi meteorologici “estremi” in aumento.

Come ormai sappiamo bene, i cambiamenti climatici non incidono solo sull’economia (con ingenti perdite dovute alla maggiore frequenza di eventi meteorologici), ma anche sulla salute e sul benessere dei cittadini europei, che soffrono sempre più a causa di queste ondate di calore: di fronte ai numeri della pandemia in corso sono dati che assumono altre proporzioni, ma ricordiamo che la catastrofe naturale più letale del 2019 a livello planetario è stata appunto l’ondata di calore che ha colpito anche l’Europa provocando 2.500 vittime.

Ecco allora la nuova Strategia Europea di Adattamento ai Cambiamenti Climatici, ad indicare strumenti e risorse, individuando approcci e metodologie per consentirci di proseguire il percorso di conoscenza, consapevolezza, e coinvolgimento per realizzare le più efficaci e robuste politiche in merito. Obbiettivo che necessita di un impegno ad ogni livello, su tutti i livelli di governance e per tutti i settori socio-economici e naturali. Per questo il metodo proposto dall’Europa punta ad attivare il livello nazionale e sub-nazionale (ovvero regioni e comuni), per muovere verso un’Europa climate resilient oltre che climate neutral entro il 2050, facendo leva su una serie di drivers alla base di alcune sfide (o “problemi”): da qui si vanno ad individuare obiettivi di adattamento con le relative azioni e misure.

Un meccanismo ben congeniato, che s’inceppa purtroppo – in Italia ma non solo – davanti alla debolezza nell’implementare, monitorare e verificare l’efficacia delle azioni di adattamento. E se gli impegni di regioni e città sono in aumento, non è sempre chiaro in che misura siano indirizzati verso azioni concrete: da qui il bisogno (sentito dall’Europa) d’indicare strumenti più idonei per monitorare i progressi a livello locale ed apprezzarne così le conseguenze positive in termini di danni evitati o quantomeno limitati.

È il percorso avviato, tra gli altri, dall’iniziativa europea del “Patto dei Sindaci”, che vede le municipalità aderire su base volontaria e registra proprio in Italia il più alto tasso di sottoscrizioni. Un processo che rende quanto mai urgente, per non dire indispensabile, trasferire in modo adeguato il sistema europeo di indicatori di monitoraggio e di valutazione a questi livelli locali.

Ancora una volta facciamo tesoro delle parole di Papa Francesco – questa volta nell’Enciclica Fratelli Tutti del 2020 – «il “si salvi chi può” si tradurrà rapidamente nel “tutti contro tutti”, e questo sarà peggio di una pandemia». A noi, come Fondazione Lombardia per l’Ambiente, al “si salvi chi può” piace contrapporre una più ampia, condivisibile e sistemica progettazione di azioni di adattamento, basate su dati affidabili e strumenti di valutazione del rischio a disposizione di tutti. Per conoscenze, strumenti e relazioni siamo pronti a raccogliere la sfida e il compito di attuare a livello locale i nuovi obiettivi europei di adattamento. Certi che per costruire un domani realmente resiliente ai cambiamenti climatici occorre agire nei territori locali migliorando la conoscenza dei loro effetti e delle soluzioni di adattamento, collaborando per intensificare la pianificazione dell’adattamento e la valutazione del rischio climatico, accelerando l’azione di adattamento in stretta sinergia con le istituzioni locali.



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