Clizia Forte, istigò marito a compiere rapina/ Soldani manipolato: condanna a 30 anni

- Emanuela Longo

Il processo a Clizia Forte nella nuova puntata di Un giorno in pretura: la donna accusata di aver istigato il marito Manlio Soldani a compiere una rapina

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Clizia Forte, Un giorno in pretura

CHI È CLIZIA FORTE, MOGLIE DI MANLIO SOLDANI?

Il programma Un Giorno in Pretura, nel corso della nuova puntata in onda questa sera su Rai3 torna ad occuparsi del processo a carico di Clizia Forte, moglie di Manlio Soldani, l’uomo che il 15 ottobre del 2012 mise a segno una rapina ad un portavalori nel quale rimase tragicamente ucciso un suo collega. Secondo l’accusa, proprio la donna si rese la manipolatrice diabolica dell’intero colpo mentre per la difesa la moglie di Manlio rappresentava solo una vittima, madre di tre figli all’oscuro di tutto ed a sua volta ingannata dal consorte e coinvolta in una storia di cui sarebbe stata all’oscuro. Ma qual è la verità? Il processo vedrà la difesa da parte del vigilantes, già condannato per rapina e omicidio, il quale sostiene di essere stato ingannato da un agente dei Nocs che credeva suo amico, Davide Rissi.

L’accusa invece ha tutt’altra teoria: il personaggio di Davide Rissi che in realtà si chiama Enrico Simoni sarebbe il frutto della fantasia della moglie Clizia Forte che sarebbe così riuscita a convincere il marito a mettere a segno la rapina. Solo il lavoro degli inquirenti porterà nel 2019 alla condanna definitiva in Cassazione a 30 anni di carcere a carico della donna, istigatrice morale di quell’omicidio.

CLIZIA FORTE, ISTIGÒ MARITO A COMPIERE RAPINA A PORTAVALORI

Le indagini che fecero seguito all’assalto al portavalori nel corso del quale rimase gravemente ferita una guardia giurata, collega di Manlio Soldani, poi deceduta, portarono a isolare, grazie all’esame dei tabulati, due numeri telefonici che nell’immediatezza della rapina si erano scambiati ben 69 sms. Proprio le due utenze, come rammenta Leggo.it, furono poste sotto intercettazione e permisero di scoprire che una delle due era quella di Soldani. L’uomo fu inchiodato in seguito alla comparazione genetica tra il passamontagna che aveva dimenticato sul posto e una tazzina da caffè prelevata dai carabinieri in un bar di Ostia. Le indagini si spostarono poi sull’identità del complice che inaspettatamente ricondusse alla moglie Clizia Forte.

La donna, imputata di omicidio premeditato per aver indotto il marito Manlio Soldani, inconsapevole delle manovre della donna, a compiere una rapina in cui ha perso la vita un vigilantes è stata condannata a 30 anni. Per l’accusa fu lei a mandare sms usando nomi fittizi come quello di un finto  agente dei Nocs, ed assoldò attori per manovrare il marito.

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