CNH/ 2.700 lavoratori a rischio in Italia dopo 6,3 miliardi garantiti a FCA

- Paolo Annoni

Sono a rischio due stabilimenti CNH Industrial in Italia. Una notizia che arriva dopo il prestito garantito dallo Stato per FCA

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Dopo un incontro con il ministro dello Sviluppo economico e quello del Lavoro, i sindacati hanno lanciato l’allarme per le intenzioni del gruppo CNH di voler rivedere il piano industriale; sarebbero a rischio gli stabilimenti CNH di Brescia, 2.000 dipendenti, e Lecce, 700 dipendenti. La notizia arriva proprio nella settimana in cui il ministero dell’Economia ha dato il via libera alla garanzia statale su un prestito da 6,3 miliardi di euro a FCA. Sappiamo che CNH e FCA sono separate da anni e che operano in settori diversi, però ci sono diversi elementi che è difficile non considerare. L’azionista principale delle due società è lo stesso, Exor. Exor incasserà un dividendo straordinario miliardario derivante dalla operazione di fusione tra FCA e PSA; data la particolare congiuntura economica i termini dell’operazione tra FCA e PSA sono meno certi di quello che sarebbero stati normalmente. L’intervento del Governo italiano sicuramente è un aiuto importante per FCA.

La notizia della possibile chiusura dei due stabilimenti CNH in Italia avviene praticamente lo stesso giorno in cui il Governo italiano concede la garanzia su un prestito da 6,3 miliardi di euro ai “cugini” di FCA. Non è esattamente la notizia che i contribuenti italiani volevano sentire. Ci domandiamo se in altri Paesi europei avremmo assistito allo stesso fenomeno. C’è una seconda questione che però è ancora più decisiva.

Se in Italia succedono queste cose, e le fabbriche chiudono in questo modo, significa che c’è una fortissima convinzione che in questo Paese non convenga avere le fabbriche. Le ragioni sono tantissime e vanno da costi energetici alti che pagano politiche energetiche costosissime in nome di una “rivoluzione green” dai benefici ambientali molto incerti, alla burocrazia e a un sistema giudiziario inefficiente fino a una vera e propria attitudine anti-impresa che si è manifestata anche negli ultimi mesi con il lockdown più duro d’Europa che ha colpito “asimmetricamente” la produzione italiana rispetto a quella europea. Una “asimmetria” supportata sia da una ricca aneddotica, sia dall’evoluzione dei consumi elettrici e da ultimo dal calo della produzione industriale.

I piani sul 5G e la new economy si stendono in pochi giorni e fanno molta scena; immaginare per l’Italia un rilancio economico fondato su “green” e “bellezza” è sicuramente affascinante. La realtà è che senza le fabbriche tantissime famiglie sono a rischio e che per queste famiglie il 5G o la “bellezza”, il turismo, non potranno mai essere una risposta per arrivare alla fine del mese.

Se CNH considera di chiudere due stabilimenti lasciando a casa 3.000 persone anche dopo che la cugina riceve una garanzia su più di 6 miliardi di euro la situazione, oltre alla magra figura per il Governo, è davvero grave e decisamente strutturale. Pensare di eluderla parlando di aria fritta non è un programma; ci rendiamo conto che entrare nel merito vuol dire sporcarsi le mani e farsi dei nemici, però non si può vivere di Stati generali per sempre.



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