CODE TO INSPIRE/ Fereshteh e la chance dell’informatica per le donne afghane

- Giulio Centemero, int. Fereshteh Forought

Fereshteh Forought è fondatrice e CEO di Code to Inspire, la prima scuola di programmazione (Coding) per ragazze in Afghanistan

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Uno dei corsi di Code to Inspire

Fereshteh Forought è originaria dell’Afghanistan, fondatrice e CEO di Code to Inspire dal 2015: prima scuola di programmazione (Coding) per ragazze in Afghanistan. È anche una sostenitrice dell’uguaglianza di genere e dell’emancipazione delle donne nei Paesi in via di sviluppo attraverso l’alfabetizzazione digitale, l’istruzione e l’indipendenza finanziaria, come scopriremo insieme in questa intervista.

Ti sei laureata in Informatica a Herat con un master all’Università Tecnica di Berlino. Da dove nasce questa tua passione per il mondo informatico?

In realtà, è davvero una buona domanda, perché se devo dire la verità, quando ho iniziato i miei studi non avevo un particolare interesse per l’informatica. Avevo più una passione per le materie umanistiche, pensavo infatti di diventare un avvocato o una giornalista, ma quando ci siamo trasferiti in Afghanistan, dopo la caduta del regime, nel 2002 e ho fatto le prove di ammissione per l’università, ho avuto i risultati attitudinali più rilevanti in informatica, con mia grande sorpresa. Quindi, nonostante non fossi propriamente convinta del percorso, dato anche il supporto della mia famiglia – che intravedeva la possibilità di un percorso professionale con una molteplicità di occasioni di occupazione professionale – ho deciso di intraprendere questi studi e li ho poi finalizzati con il Master a Berlino.

Hai intrapreso una carriera professionale in un mondo culturalmente per lo più maschile e so che sei stata anche insegnante per diversi anni all’università di Herat. Hai avuto difficoltà o anche opportunità nel lavorare in questo settore? 

Come hai ben detto, mi sono dovuta relazionare con un ambiente per lo più popolato da uomini – durante gli studi, il numero delle studentesse a Herat in informatica, era infatti piuttosto esiguo – e non è stato semplice, se penso anche solo alla difficoltà di partecipare alle attività sociali extracurriculari al di fuori dell’università per una donna (non solo per una disuguaglianza numerica, ma anche per un ostacolo culturale di integrazione nel Paese). Ugualmente ho trovato le medesime difficoltà di integrazione come insegnante all’Università, e non ho potuto far a meno di notare che esistevano meno opportunità professionali per le donne rispetto agli uomini, anche a parità di competenza. Motivo per il quale è nata in me l’esigenza disviluppare percorsi formativi e opportunità professionali rivolti al mondo femminile. 

Dalle tue parole comprendo molto bene il motivo per il quale hai poi dato alla luce Code to Inspire. Ma prima di passare al racconto di questa realtà, una mia curiosità, che nasce anche da quanto ci racconti e dalle difficoltà con cui ti sei dovuta relazionare in questo percorso: quali sono stati gli elementi che ti hanno incoraggiato a continuare nonostante le ostilità?

Credo che ciò che più mi abbia supportato e spinto a continuare siano stati due elementi: il primo sicuramente la libertà creativa e la libertà in senso ampio insita nell’attività di programmazione, la possibilità di creare un sistema che ti appartiene e di cui sei proprietario. Il secondo, certamente, poter riscattare la mia libertà e affermare me stessa attraverso questo strumento in un mondo che oltrepassa il confine di una comunità fisica, ancora oggi, caratterizzata da una componente di discriminazione sociale di genere rilevante.

Libertà come parola chiave, liberà di muoversi da un Paese all’altro continuando a lavorare in una cyber mondo dove non esistono barriere di genere. Nel 2015 quindi fondi Code to Inspire: come nasce, le attività e i risultati a oggi raggiunti?

Certamente l’idea nasce in primo luogo dal mio percorso e poi dalla mia consolidata consapevolezza che il diritto all’educazione e alla formazione è un diritto fondamentale dell’uomo ed è necessario che non ci siano discriminazioni di genere per accedervi. Avendo quindi in prima persona la consapevolezza di questi ostacoli, ho voluto creare uno spazio che in primo luogo fosse confortevole per le donne e dove le ragazze che volessero intraprendere questa carriera insieme alle loro famiglie fossero serene nello sviluppo degli studi; la seconda caratteristica di fondazione è stata la gratuità della formazione per far fronte ai problemi finanziari, che spesso non permettono gli studi alle donne. E in terzo luogo il focus è stato realizzare un percorso formativo con materie che creassero una immediata possibilità occupazionale secondo le necessità espresse dalle imprese e del mercato. Attualmente Code to Inspire è la prima scuola di coding per donne con un’età compresa tra i 15 e i 25 anni. Dal 2015 sono state formate 350 donne in programmazione e graphic design, mentre altre 250 circa hanno seguito il programma di specializzazione di un anno. Sono stati implementati nuovi corsi, quali: Web Development, Game Development, Mobile Application Development and Graphic Design, sviluppo di piattaforme Blockchain-crypto, portati avanti più di 35 progetti con partecipazione da remoto e il 60% dei nostri studenti è attualmente impiegato. Abbiamo oggi una sede fisica a Herat, nostro quartier generale.

Molto interessante e davvero e degno di nota, Fereshteh. Permettimi ancora una domanda sul tema: riuscite a mantenere un contatto con queste studentesse, quando poi entrano nel mondo del lavoro? E se sì, in quali settori trovano maggiormente impiego?

Ci teniamo particolarmente a rimanere in contatto con loro – attraverso gruppi internet, chat – anche per aiutarle qualora avessero bisogno di referenze, presentazione di lettere curriculari, ecc., e proprio per questo abbiamo informazioni rispetto alle loro occupazioni professionali post formazione: molte trovano occupazione nel settore della programmazione, molte altre in arti grafiche – dall’animazione alla grafica editoriale -, altre nella creazione di app per mobile e ora siamo molto entusiasti di vedere le prossime diplomate in blockchain e crypto per vederne i nuovi impieghi.

Si può davvero dire che la vostra sia una visione avveniristica anche per l’interesse rispetto al tema delle criptovalute, e quindi vorrei chiederti: abbiamo visto come in Paesi che attraversano un’importante crisi – ad esempio, mi viene da pensare anche al Libano – le persone comincino a usare le crypto ogni giorno. Ho anche visto che sul sito di Code to Inspire, è possibile fare donazioni in crypto. È una consuetudine diffusa usare le crypto in Afghanistan? Pensi che quest’ultime possano avere un ruolo positivo dell’economia del tuo Paese e in generale per superare le differenze di genere?

Il mio interesse per le crypto è iniziato nel 2014 con il bitcoin soprattutto perché offriva la possibilità di inviare denaro in maniera privata e sicura, e non da meno in modo immediato. L’Afghanistan attraversava un momento di crisi, e non era facile affidarsi alle istituzioni bancarie che erano strettamente dipendenti dalla situazione di instabilità politica. Anche oggi se pensiamo agli ultimi accadimenti del Governo talebano: molte persone non hanno accesso alle loro risorse finanziare a causa della chiusura delle banche, e in questa situazione l’utilizzo delle crypto ha assunto esponenzialmente un ruolo sempre più importante nell’economia del Paese e nella gestione delle risorse finanziare delle persone e delle famiglie; credo, inoltre, che in futuro consentiranno anche a sempre più donne afgane di diventare finanziariamente indipendenti. Motivo per il quale, anche noi, come organizzazione, abbiamo deciso di incrementare l’utilizzo delle crypto e istituire insegnamenti curriculari in questa materia. 

Vorrei farti un’ultima domanda, prima di lasciarci e ricordare come possiamo aiutare o sostenere Code to Inspire e la sua attività: cosa ne pensi dell’insegnamento del coding ai bambini?

Penso che sia un’attività che, se si vuole, si può certamente sviluppare sin dall’età infantile perché stimola la creatività nel realizzare progetti anche in modo semplice. Oggi esistono dei tools fatti appositamente per i bambini che li aiutano anche a comprendere la programmazione e la tecnologia che li circonda fin da subito, quindi sì, penso che se mostrano interesse possa sicuramente essere un’attività che si può cominciare sin da piccoli. Per il sostegno alla nostra organizzazione, attualmente la nostra scuola è chiusa per gli ultimi accadimenti, ma speriamo a breve di poter riaprire, anche perché abbiamo nuove e numerose iscrizioni. Per chi volesse sostenerci, ricordo che può farlo in differenti modi, tutti importanti per noi: una partnership di sostegno per chi ha un’impresa, l’insegnamento per chi fosse abilitato, il sostegno economico, la possibilità di entrare nel nostro board, donazioni in cryptovalute. Trovate tutto sul nostro sito: www.codetoinspire.org. E contiamo sull’aiuto che vorrete darci, per noi prezioso in ogni forma. Grazie Giulio per questa opportunità e a presto.

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