Colonnello guardia di finanza arrestato/ Truffa aggravata, falso e abuso d’ufficio

- Davide Giancristofaro Alberti

Fabrizio Nicoletti, colonnello della guardia di finanza, è stato arrestato: accusato dei reati di truffa aggravata, falso, peculato militare e abusi

francesco polidori
(Foto LaPresse)

E’ stato arrestato il colonnello della Guardia di Finanza, Fabrizio Nicoletti. Nei suoi confronti, come riferito da numerosi organi di informazione online in queste ore, a cominciare dall’agenzia Ansa, le accuse sono quelle, decisamente gravi, di truffa aggravata ai danni dello Stato, falso, peculato militare e abuso d’uffici. Fabrizio Nicoletti è il comandante provinciale della guardia di finanza di Vercelli (in Piemonte), e da stamane si trova agli arresti domiciliari dopo essere stato raggiunto da una misura cautelare eseguita da parte del nucleo di Polizia economico finanziaria delle Fiamme Gialle di Torino, coordinate dalla Procura di Vercelli.

La stessa misura ha riguardato anche il brigadiere Maurizio La Sala, autiere (autista in gergo militare), dello stesso colonnello delle fiamme gialle. In base a quanto sostenuto dall’accusa, la coppia avrebbe indicato nelle scritture di servizio alcune attività che in realtà non sarebbero mai state effettuate, ottenendo così dal ministero della difesa dei pagamenti in merito a somme in realtà non spettanti.

COLONNELLO GUARDIA DI FINANZA ARRESTATO: PERQUISIZIONI E ALTRI TRE INDAGATI

Nel dettaglio, secondo quanto raccolto dai magistrati, il colonnello della guardia di finanza e il suo stretto collaboratore avrebbero redatto delle scritture di servizio indicando false località dove i due si sarebbero recati con falsi orari, e di aver prestato servizi mai resi nella realtà. Attraverso la falsa attestazione della loro presenza in servizio, i due avrebbero indotto il Mef ad erogare dei contributi che ovviamente a loro non spettavano, non avendo svolto il lavoro in realtà descritto sugli incartamenti. Inoltre, stando a quanto accertato dalla procura di Vercelli, il colonnello e il brigadiere avrebbero utilizzato l’autovettura istituzionale concessa in uso al comandante provinciale per il lavoro, ma per scopi privati; ed inoltre, allo stesso autiere sarebbero stati affidati dei compiti non rientranti nelle sue classiche mansioni di servizio. Sul registro degli indagati iscritti altri tre militari, mentre negli uffici del comando sono state eseguite diverse perquisizioni.



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