CALCIOMERCATO/ Juventus, tante parole, pochi fatti: la Signora è diventata provinciale

- Luciano Zanardini

Destano perplessità alcune operazioni fatte dalle dirigenza bianconera anche se l’impressione è che la Vecchia Signora abbia meno appeal rispetto a un tempo

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Marotta pensieroso (Foto Ansa)

Troppe parole e pochi fatti concreti. Come lo scorso anno la Juventus ha iniziato la sua campagna acquisti con grande vivacità prima di spegnersi con il passare del tempo. Per il momento non possono bastare gli arrivi a parametro zero (Pirlo, Pazienza e Ziegler) per risollevare le sorti di una compagine che ha bisogno di almeno altri due giocatori di spessore (in difesa e a centrocampo). Non è, però, tutta colpa di Marotta, che si è ritrovato a fronteggiare due situazioni negative: da una parte ha un mercato bloccato per via dei tanti diritti di riscatto da esercitare, dall’altra paga lo scotto di un club che – spiace dirlo – non è più nei sogni dei calciatori europei più importanti. Proviamo a spiegarci meglio. La prima gestione con la risalita dalla B alla A tutto sommato non era stata negativa, anche perché poteva contare sulla voglia di riscatto di un intero gruppo, poi è arrivato il vuoto: non sono stati fatti i ricambi generazionali necessari ovvero non è stata data fiducia ai giovani e sono stati completamente sbagliati alcuni acquisti. Alcuni (vedi Camoranesi) sono stati tenuti senza motivazioni, altri (vedi Trezeguet) avrebbero fatto ancora comodo. Così la scorsa estate Marotta e Paratici si sono ritrovati con tanti giocatori da piazzare (con ingaggi onerosi come nel caso di Amauri) e con un budget limitato da spendere. Agli errori poi si sono sommati altri errori con gli arrivi sproporzionati (per l’elevato onere economico) di Martinez e Bonucci su tutti. L’ex direttore generale della Samp è stato costretto ad estrarre dal cilindro la formula del prestito con diritto di riscatto (come fanno le provinciali quando fanno affari) e quest’anno deve fare i conti con queste risoluzioni contrattuali.

 

Morale della favola la Juve ha speso 15,5 milioni per riscattare Matri, 10,5 per Quagliarella, 7,5 per Pepe e 3,75 per Motta. La speranza è quella di poter sistemare Motta e Pepe altrove per recuperare parte del denaro utile a comprare un terzino (Lichsteiner) ma anche un centrocampista esterno (Marchisio lì è fuori posizione). Per fare queste due mosse e, soprattutto, per cercare il colpo d’autore nel reparto offensivo (Aguero) sarà necessario un altro sacrificio, sempre se Melo o Sissoko rientrano in uno scambio alla pari con un altro centrocampista. Se si punta su Buffon, non ha neppure senso trattenere un portiere bravo come Storari che ha mercato (In Italia e all’estero). Dopo le parole, ora i fatti. La rosa per il campionato non ha bisogno di tanti correttivi, ma deve essere prima sfoltita per non ripetere gli errori del passato.

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