COMO, CONTAGI +25%/ “E terapie piene: non c’entrano le varianti ma il liberi tutti”

- int. Luigi Pusterla

Como dopo Brescia è la provincia più colpita d’Italia. Più che le varianti è colpa degli assembramenti generati dopo l’apertura della zona gialla

gianfranco spiteri
Reparto terapia intensiva (LaPresse)

Como e provincia stanno raggiungendo, in termini di contagi, il livello di Brescia, la più colpita d’Italia. “Siamo attualmente a 180 persone infette su 100mila abitanti” ci ha detto in questa intervista il professor Luigi Pusterla, primario del reparto Malattie infettive dell’ospedale Sant’Anna di Como. Un rialzo settimanale del 25,3% che ha portato la curva dei contagi ben al di sopra dei limiti. “Non abbiamo più posti liberi nei reparti ordinari e nelle terapie intensive” ci ha detto ancora. “La colpa non è delle varianti, che sono solamente più veloci a propagare il virus, ma del liberi tutti che si è scatenato non appena è stata dichiarata la zona gialla. Lo abbiamo visto qui a Como, sul lungolago e in Piazza Volta, con assembramenti imbarazzanti”.

Professore, ci conferma che la situazione a Como e provincia e così grave come denunciano i media?

Assolutamente sì, a Como siamo arrivati a 180 contagiati su 100mila abitanti.

È un contagio che si è alzato lentamente nel tempo o improvvisamente?

No, non era visibile, non c’è stato un progressivo innalzamento nel tempo. Si è scatenato tutto semplicemente perché gli italiani, una volta che si è passati in zona gialla, si sono detti: liberi tutti.

Colpa degli assembramenti, dunque?

Lo abbiamo visto sul lungolago qui a Como, lo abbiamo visto in Piazza Volta. Questo innalzamento dei contagi è la conseguenza del liberi tutti: assembramenti senza nessuna coscienza e attenzione per i rischi.

Quindi l’invito a rispettare comunque le norme di sicurezza, che voi medici avete sempre lanciato, non viene recepito dalla gente?

Purtroppo no. L’ho sempre ribadito in numerose interviste che ho già concesso: c’è una brace ancora accesa a cui basta un niente perché si sviluppi di nuovo l’incendio. Ed è quello che sta succedendo.

Le varianti del virus quanto contribuiscono a determinare questa situazione?

Nulla. L’unica differenza della variante inglese, che a breve prenderà il sopravvento su tutto, compreso il virus originale che ormai conoscevamo, è – come ci diciamo – che è più “appiccicosa”, ma dal punto di vista clinico e della gravità è sovrapponibile. È chiaro che se c’è una letalità intorno al 4 o al 5%, i morti aumenteranno perché cresceranno i casi.

È vero che a Como si sta riducendo il numero dei posti liberi nei reparti ordinari e in terapia intensiva?

A oggi (ieri, ndr) non c’è più nessun posto libero.

Siete costretti a trasferire i pazienti altrove?

Questo non posso dirlo, la terapia intensiva è a sé stante con una rete tutta sua. Di sicuro siamo in sofferenza, su questo non c’è alcun dubbio.

La campagna vaccinale come procede? Ci sono carenze di dosi?

La campagna vaccinale secondo me è l’unica cosa che ci porterà fuori della pandemia. I dati mostrati dalla Regione indicano chiaramente che dove c’è stata una buona campagna vaccinale per il personale sanitario e per gli ospiti delle Rsa il contagio si è ridotto di oltre il 70%. È un’ottima strada.

Da voi procede o ci sono ritardi?

Da noi procede, al momento non registriamo carenza di vaccini.

Quindi, in buona sostanza, siamo sempre al solito messaggio: prestare massima attenzione alle norme di sicurezza ed evitare assolutamente assembramenti?

Sì: fare attenzione, attenzione e attenzione.

(Paolo Vites)

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