CONCERTI ALL’ORTO BOTANICO/ Il profumo di Roma

- Giuseppe Pennisi

L’Istituzione Universitaria dei Concerti (IUC) dell’Università di Roma La Sapienza ha organizzato nell’Orto Botanico una breve stagione concertistica

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Foto Andrea Caramelli

Chi ha visto il film di Rouben Mamuolian La Regina Cristina del lontano 1934 (spesso nelle piattaforme televisive) ricorda ancora l’ultima inquadratura: gli occhi sognanti di Greta Garbo nel vascello che la portava dalla Svezia (dove aveva abdicato) a Roma. Nella città papale – è noto – Cristina fu uno dei patroni delle arti, soprattutto della musica. I giardini di quello che fu il suo Palazzo romano ora sono l’Orto Botanico della Capitale d’Italia.

É stata una grande idea dell’Istituzione Universitaria dei Concerti (IUC) dell’Università di Roma La Sapienza organizzare nell’Orto Botanico una breve stagione concertistica: dal 18 giugno al 27 luglio un appuntamento di jazz e sette di musica da camera (con due concerti per sera, uno alle 20,30 ed uno alle 21,30). In una platea organizzata in uno degli angoli dell’Orto Botanico, si sente il profumo di Roma e si ammira da un lato lo splendore di Palazzo Corsini (sede dell’Accademia dei Lincei) e dall’altro i viottoli che si inerpicano nella collina piena di piante rare dell’Orto Botanico. Un’idea da replicare e da fare conoscere.

Il vostro chroniqueur ha assistito ai due concerti del 23 luglio: per piano solo e con un programma eclettico il primo; per un quintetto e dedicato a Šostakovič il secondo. Ciascuno di circa un’ora con un breve intervallo per passeggiare tra i fiori e le piante del parco. Piena la platea ad ambedue i concerti.

Francesco Prode è il protagonista del primo. Docente al Conservatorio romano di Santa Cecilia, si è dedicato alla musica contemporanea, collaborando strettamente con Karlheinz Stockhausen e Luigi Nono. Di questi ed altri autori ha tenuto a battesimo varie partiture in Italia ed all’estero, tra cui la prima mondiale di City Life di Steve Reich che ascolterò il 27 luglio al Chigiana International Festival & Summer Academy a Siena.

Il programma aveva come suo elemento centrale sofferte onde serene di Luigi Nono (del 1976) incorniciato tra tre Préludes di Claude Debussy (il decimo, il quarto ed il sesto del libro primo) e le sei Bagatelle di Beethoven. Quindi, un brano per piano e nastro magnetico del “Novecento storico” tra brevi brani rispettivamente del secolo scorso e brani dell’inizio dell’Ottocento, ma quasi settecenteschi in quanto non sfiorano il romanticismo allora nascente.

Una scelta astuta perché fa notare l’abilità di Prode, noto (come si è detto) soprattutto per il suo lavoro nel contemporaneo e nello sperimentale, in un repertorio più consueto della cameristica ed anche e soprattutto perché il languido e a volte melanconico Debussy dei préludes prepara all’intensità drammatica di Nono per poi condurre l’ascoltatore alla lievità delle sei Bagatelle in cui l’alternarsi di movimenti moderati e movimenti rapidi è di per sé elemento di leggerezza.

Frutto della collaborazione tra Nono e Pollini è un brano altamente drammatico, in cui si avverte anche il forte impegno politico del compositore. Prode fa avvertire ancora di più drammaticità ed impegno inserendo la breve composizione tra i raffinati Préludes e le scherzose ed ironiche Bagatelle.

Di tutt’altro tenore il secondo concerto. Il quintetto I Talenti di Avos Project è composto da Adriano Leonardo Scapicchi al pianoforte, Sofia Bandini al violino, Maddalena Fogacci Celi al violino, Matteo Introna alla viola e Lara Biancalana al violoncello. Sono docenti di un corso di specializzazione, per l’appunto lo Avos Project.

Il programma comprende due brani di Dmitrij Šostakovič I cinque pezzi per due violini e pianoforte nella trascrizione di Lev Atomyan ed Il Quintetto in sol minore. Sono rispettivamente del 1970 (ossia pochi anni prima della morte del compositore) e del 1940, all’inizio della “grande guerra patriottica” (che sarà elemento centrale della settima sinfonia intitolata Stalingrado). Tanto nel primo quanto ancor più nel secondo brano si è distanti dallo sperimentalismo che aveva contraddistinto la prima fase dell’attività di Šostakovič. Tra i due brani ci sono trent’anni di distanza ma ambedue sono ispirati a grande chiarezza in cui ogni elemento assume una precisa funzione all’interno del contesto in cui è inserito. Grande accento è posto sulla condotta armonica. I Talenti di Avos hanno colto perfettamente questo aspetto e mostrato uno Šostakovič elegante, raffinato e pieno di grazia.

Grande successo.

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